STORIA DI UN ERRORE

Ho fatto un errore e voglio qui raccontarvi la storia, è un fatto che mi è accaduto da poco. Beh insomma, ecco com’è andata.

senza-dimora

E’ un giorno qualunque, per la precisione è un lunedì pomeriggio, io sono sulla metropolitana e viaggio verso Milano.

Alla fermata di Udine? Lambrate?… Non ricordo, sale un ragazzo e subito si mette accoccolato proprio a pochi centimetri dall’ingresso del vagone. Sto leggendo, mi accorgo che c‘è qualche cosa che mi disturba. Un odore un po’ stantìo mi fa alzare gli occhi e lo vedo, sempre lui, sempre lì accoccolato.

Lo osservo, orecchino al lobo, capelli neri ricciuti, vestito non bene, non male ma esattamente da ragazzo del giorno d’oggi, le mani un po’ sporche e in mano un fazzoletto. Piange? Mi pare di si…un po’ tira su col naso e mi pare proprio che stia piangendo. Non è pulito, si vede e si sente, eppure sembra un ragazzo come tanti, non troppo dissimili per età tra quelli che sono appena entrati alla stazione di Piola dopo aver finito le lezioni al Politecnico.

Il metrò ferma alla stazione seguente e poi ancora e ancora, la gente sale, scende, lo guarda, lo schiva. Lui sempre lì accoccolato, sguardo basso e occhi umidi.

Io comincio a pensare di alzarmi e andare a dirgli qualche cosa. Vado, non vado… diosanto è cosi giovane, non posso capire cosa gli stia succedendo e mi ribolle dentro qualche cosa nel vedere questa generale indifferenza indossata insieme al nostro bel vestitino e allo sguardo di commiserazione; indifferenza cronicizzata nella nostra mente insieme ai pensieri soliti: è un drogato, è un ladruncolo, chissà cosa ha fatto…

Io non ci sto, non sono io quella con quei pensieri. Vado.

Mi alzo, mi chino su di lui: “stai male? posso fare qualche cosa per te?” Alza gli occhi scuri mi guarda risponde che si, non sta proprio bene, ma non sa dirmi…non sta bene perché è completamente giù di morale. Gli dico di rimando “se scendi con me, andiamo a bere qualche cosa, ci stai?”….forse lo faccio così, giusto per dire che non siamo tutti indifferenti, ma sinceramente sento che lo DEVO fare, anche se adesso non so come farlo, cosa dire, ed in più io devo andare a prendere il treno: ho un appuntamento.

Ma, penso, al diavolo il treno, sono partita in anticipo, un po’ di tempo ce l’ho. Vediamo come va.

Il ragazzo si alza e sta vicino a me, devo scendere a Porta Garibaldi e nel frattempo che aspettiamo la fermata una signora sudamericana che ha osservato la scena si avvicina a noi, apre il portafoglio e gli dà 20euro, il ragazzo non vuole. La signora gli parla in spagnolo e gli dice di tenerli che gli servono, e glieli mette in tasca mentre gli dice che c’è sempre qualcuno lassù che vede e provvede “el señor jesus te ve y te protege” e che lui oggi ha trovato me e benedice anche me “Senora, dios te bendiga…” Io sono imbarazzata, le sorrido senza rispondere, sto solo rifuggendo l’indifferenza verso una persona umana (e non sono quella che piange per gli ultimi solo via internet), penso anche che forse la signora ha provato la situazione di emarginazione di questo ragazzo e lei lo può veramente capire.

Scendiamo.

Lui mi segue come una pecorella, mi dice che non ha il biglietto e deve scavalcare. “No” gli dico, “non voglio che ti facciano storie. Stammi vicino e quando passo il biglietto usciamo insieme dal tornello”. Così facciamo. Entriamo al bar, vuole un succo di frutta “alla pesca, se c’è”, ordino per due al banco e gli faccio qualche domanda.

Comincio a domandare da dove viene (Sardegna) quanti anni ha (23!!!) perché è in quelle condizioni (sono 5 anni che sto fuori casa, ho perso i  documenti e non ho più i genitori, sono venuto a milano e vivo per strada dopo che in Sardegna i servizi sociali mi hanno lasciato solo) Anche se mi pare evidente che non abbia niente per cui stare allegro, gli chiedo perché oggi è in queste condizioni di morale basso (perché so che devo cambiare vita, non ce la faccio più e non so come devo fare, sto andando dalla mia ragazza, anche lei come me vive in strada, ma mi capisce e ho bisogno di stare in compagnia)

Mi sento improvvisamente bloccata, impotente, cosa si dice ad un ragazzo che ha questa montagna di problemi? Cosa devo e posso fare?così sui due piedi non lo so…maledizione, non lo so…

Glielo dico. Non so cosa posso fare per te, dimmi cosa posso fare, non so come comportarmi, non ti conosco, non sono una che fa raccomandazioni o dà consigli (“perché a sbagliare sono bravissima da me”. Cit.), e poi non so la tua storia, cosa vuoi tu e cosa sia meglio per te.

tu mi hai già aiutato prima, quando mi hai rivolto la parola e mi hai chiesto come stavo

Io non sapevo davvero cosa aggiungere. Cosa dire? Ho aggiunto solo qualche spicciolo nelle sue mani, gli ho detto solo. “Scusami se ti dico una cosa: non spararti questi soldi in qualche cosa che non va…comunque sia io non sono il tuo custode, e dopo che sono nelle tue mani, diventi tu responsabile di quello che farai con i pochi spiccioli miei e della signora sudamericana. In ogni caso abbi cura di te

non preoccuparti” mi ha detto, “tu non sai neppure quello che tu hai fatto oggi

L’ho abbracciato stretto, e mica ho sentito se puzzava… “ciao, comunque io mi chiamo Luca”, “ciao, Luca ”. Lui a destra e io a sinistra.

Alla fine ho preso il treno in orario e, mentre viaggiavo, ho pensato che in tutto ciò ho fatto un grande errore: non so dove ritrovarlo, perché davvero l’aiuto potevo darglielo informandomi presso quelle organizzazioni dove forse lui non pensa di poter arrivare. Avrei potuto chiedere dove bazzica di solito per portargli qualche informazione. Perché non mi è venuto in mente subito tutto questo? Perché ho sbagliato così grossolanamente?

Oggi ho parlato con una amica, mi ha mandato un sito che si occupa di assistenza e possibili soluzioni per persone senza dimora, instaurando possibili relazioni di fiducia.

Ho deciso che lo tengo in tasca e la prossima volta che incontro Luca, perché avrei voglia di cercarlo e, chissà magari di trovarlo, per vedere se riesco a rimediare al mio errore.

Cristo Senza Dimora - Scultura di Tim Schmalz

Cristo senza dimora – scultura di Tim Schmalz – Roma

Vilma (sbagliando s’impara)

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Una Ricetta al mese 3

Zuppa di cavolo nero (1)

ZUPPA DI CAVOLO NERO

Mettete che vostra sorella vi regali una borsata di cavolo nero del suo orto e  mettete che vi piacciono le zuppe in modo sconsiderato.

A questo punto si può solo procedere con controllare se in frigo e in dispensa ci sono questi ingredienti (se non li avete, andate subito a fare la spesa) :

  • 500 cavolo nero – gr.250 fagioli cannellini lessati – 2 patate – 2 carote
  • 2 gambi di sedano – 1 cipolla – mezzo porro – 2 spicchi di aglio – un bicchiere di passata di pomodoro
  • Olio – sale – pepe – 1 dado vegetale – salvia e rosmarino

E siccome io ce l’ho:

  • Aggiungo anche un pizzico di sale aromatico

Preparate in casa anche del pane casareccio che farete diventare raffermo, oppure passatelo in forno a seccare come faccio sempre io.

COME FACCIO LA ZUPPA: Nella pentola con olio metto a soffriggere per 5 minuti le carote, patate, sedano, cipolla, aglio e carote tagliate a tocchetti

Aggiungo la passata di pomodoro, aromi, il dado e qualche cucchiaio di acqua. Continuo per altri 5 minuti la cottura senza brodo.

Quindi taglio il cavolo nero a strisce di un paio di centimetri, lo aggiungo in pentola unitamente ai fagioli (ne tengo da parte 2 cucchiai) e copro tutti gli ingredienti con abbondante acqua continuando la cottura lenta.

Dopo mezz’ora di cottura controllo la sapidità e aggiungo sale quanto basta. Continuo la cottura lenta, lenta, lenta…

Dopo un paio d’ore se il livello dell’acqua si è abbassato troppo ne aggiungo un bicchiere, aggiungo anche i fagioli che avevo tenuto da parte preventivamente ridotti in poltiglia e continuo a cuocere.

La zuppa DEVE STRACUOCERE, tanto che il cavolo dovrà essere alla fine tenero-tenero, quasi sfatto. Io ho lasciato cuocere tutto un pomeriggio, deve rimanere brodosa ma non troppo.

Alla fine mettete in una zuppiera il pane raffermo (o secco) e versateci sopra la zuppa. Dovrete fare 2 o 3 strati di pane e zuppa. Coprire con un coperchio e anche con un panno per tenere al caldo e lasciate ammollare almeno 5 minuti.

Servire nei piatti con olio crudo sopra e una spolverata di pepe nero fresco.

Zuppa di cavolo nero (3)

Vilma (…e si, son cavoli neri!)

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NON TUTTE LE CIAMBELLE…..

PREMESSA

Eppure gli ingredienti erano corretti e l’impasto era da manuale ma, come talvolta accade, non avevo controllato se la mia tortiera avesse “il buco” ….

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I piedi erano morbidi e curati da mesi, la testa era tutta un proiettarsi alla meta ma, come talvolta succede, non avrei mai pensato che un ginocchio dolorante (che non è IL ginocchio dolorante che ho curato lo scorso anno) non mi avrebbe dato la possibilità di arrivare a Compostela lasciandomi quindi con in mano la mia ciambella senza buco e anche mezza cruda.

Inizio della Plata - Siviglia

Abbiamo iniziato a Siviglia ed è andata così: ho dovuto smettere di percorrere la Via de La Plata dopo aver camminato per circa 300km (+ una 60ina coi mezzi) da Siviglia a Grimaldo con grande entusiasmo, arrivando a sera stanca e soddisfatta ad ogni tappa del cammino, nonostante il tempo avverso e tutte le criticità che ho incontrato in questi 15 giorni. Mancavano troppi chilometri per non considerare il fatto di essere d’intralcio a Sandro e che, comunque, non avrei goduto di quello che ero andata a fare: Camminare.

 

Nei giorni in cui ero sulla Via ho già raccontato agli amici più stretti il mio percorso su sentieri fangosi e sotto la pioggia quotidiana, i sentimenti che provavo in quei momenti e le ultime tappe percorse con autobus per non aggravare la situazione del ginocchio, perciò qui vorrei solo dare voce ad alcuni pensieri sparsi che riguardano i ricordi di persone e luoghi conosciuti durante questa esperienza.

Sentieri (2)

L’Estremadura innanzitutto, regione che ho percorso quasi interamente con le visioni infinite della campagna coltivata a pascolo, a ulivi, a vigneti, dove non avrei mai immaginato di spaziare con lo sguardo l’orizzonte fino a non vederne la fine. Talvolta essere presa dallo sgomento di percorrere quasi 30 km e vedere durante il percorso, sia sul lato destro che sinistro del sentiero, solo terra arata e vigneti, oppure solo coltivazioni di alberi di ulivo a perdita d’occhio.

20180305_12451920180316_095717Sentieri (4)

Merida e Caceres le due città patrimonio dell’Umanità che andrebbero visitate aldilà del cammino che, con le loro origini romane, mostrano quanto la popolazione spagnola e quella italiana siano imparentate strettamente.

Le Cicogne dell’Estremadura: i loro nidi si trovano dappertutto dove vi sia una torre, un campanile, un palo alto. Le cicogne estremegne non migrano, trovando l’ambiente favorevole tutto l’anno e fanno parte delle città quanto della campagna.

Le Tre Amiche Francesi: Annika, Mireille e Kathi. Le prime due di circa 70anni, la terza una 50ina. Sono le persone che abbiamo incontrato in quasi tutti gli Albergue a fine tappa e che incrociavamo durante i guadi o su una roccia a consumare il pasto non appena la pioggia smetteva di scendere. Compagne di pranzi condivisi a tavola dove io do un po’ di minestra a te, tu dai un bicchiere di vino a me o quel che c’è. Annika Donna indomita nel cammino che, arrivava provata dopo i chilometri della giornata ma che mi dimostrava che non serve essere giovani per farcela, quanto una buona dose di adattamento alle situazioni di scomodità o di fronte agli imprevisti. Sempre allegra, disponibile e con la voglia di avere una sigaretta fra le labbra dopo la doccia dell’arrivo.

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Annika che ha attraversato il guado

Sentieri e fango3 (2)Pierre: il gran camminatore, professore liceale di geografia in pensione. Uomo di buon senso, dotato di grande ironia. Ha smesso con me il cammino e lo stesso giorno abbiamo preso l’autobus per due direzioni diverse. Lui tornava in Francia nella regione dell’Armagnac, per stare vicino alla compagna che, attraversando un periodo di leggera depressione, aveva manifestato un disagio di solitudine senza di lui. Tornava a casa con l’intento di riprendere un altro cammino con la compagna verso il mese di Aprile, confidando in un tempo meteorologico più clemente.

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l’Hospitalera dell’Albergue di Villafranca di los Barros: Manuela che ci ha accolti nella sua ospitalità dove io e Sandro eravamo soli in una casetta a nostra disposizione e che ci ha portato la colazione per il mattino successivo, arrivando verso le 20,30 sotto un’acqua torrenziale fermandosi a parlare con noi del nostro cammino e un po’ della sua vita. Manuela di 63 anni, vedova da 23, con un figlio 42enne deficiente dalla nascita, una madre ultra novantenne con Alzheimer da curare e l’Albergue da mandare avanti, augurandosi l’arrivo di molti pellegrini per i prossimi mesi perché è un sostentamento economico importante per la sua famiglia. La sua vita raccontata in poche parole e anche con spirito, con un solo commento alla fine: “non credo di essermi meritata tutto questo, ma la vita è così”. Il rammarico quindi di non arrivare a Santiago dove (pensate!) le avevo promesso di abbracciare il Santo per lei. Spero lo riesca a fare Sandro.

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Franz il viennese: uomo tra i 65 e i 70 anni dai passi lenti, che arrivava con una media di due-tre ore dopo tutti ma che arrivava dappertutto. Aveva iniziato da Vienna a piedi, migliaia di chilometri nelle sue scarpe e una capacità di russare in modo tremendo tutta la notte. Persona piacevole nell’eloquio, quanto da schivare nella postazione letto vicina a lui per non avere la sicurezza della notte in bianco.

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Ed infine ricorderò con gratitudine tutte quelle persone provvidenziali che alla fine del mio viaggio mi hanno aiutato con naturalezza. Dal momento in cui al mattino ho preso la decisione che avrei dovuto tornare a casa, ho trovato supporto fin dalla fermata del bus che mi avrebbe portato a Plasencia, la città più vicina, e dove non sapevo con quali modalità e orari avrei raggiunto Madrid e l’aeroporto. Invece eccole lì che esistono le persone che aiutano, in barba a tutta la sfiducia di chi se ne sta in poltrona ad ascoltare in Tv solo le brutte notizie che inondano la nostra vita.

 

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Non so il suo nome, ma un signore di 77 anni (questo ce lo siamo detto) al quale ho chiesto se sapeva se alla fermata avrei trovato anche un autobus per Madrid, mi ha risposto “non si preoccupi, io sono di Madrid e 5-6 volte al mese vengo qui e ritorno quindi, appena scenderemo dal bus, venga con me che andiamo subito su quello che ci porterà in città e in 4 ore saremo a Madrid”.

E’ andata che, senza perdere tempo, sono arrivata alle 13,30 a Madrid, dopo essere partita alle 9 da Grimaldo. E dopo è stato tutto un chiedere e sentire la risposta “venga con me che vado da quella parte” e così è stato che sono riuscita in un batter d’occhio a salire su un treno verso l’aeroporto, a prendere il bus per andare al Terminal giusto e, arrivata in aeroporto alle 14,30 , sedermi in un angolo e prenotare un volo Ryan Air on-line dal cellulare; non riuscire a fare il check–in on line e trovare la persona gentile del desk check-in disponibile a farmelo (e non pagare quindi i 45€ che Ryan air vuole se non hai il modulo elettronico). Prendere l’aereo delle 21 e che, pazienza, se è partito alle 22,30 …. Lo ridico, ce l’ho fatta anche grazie a queste persone, in barba a tutti quelli che sono capaci solo di indignarsi per le brutte notizie barricandosi dietro l’idea che la gente è tutta stronza e cattiva.

Non è tutto qui, ci sarebbe molto altro, ma non si possono mai veramente descrivere i sentimenti e i pensieri fatti durante un cammino.

 

 

Sono a casa da ieri notte, sto moralmente benone e il ginocchio va meglio, il riposo e un po’ di ghiaccio sono la vera cura. Tornare a casa in modo imprevisto lasciando tutti non è stato facile ma l’animo è leggero anche se, naturalmente, persiste un po’ di rammarico per la mia ciambella riuscita senza buco.

Vilma (….)

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IL NOME DELLA ROSA

https://vilmavla5555.wordpress.com/il-nome-della-rosa/

rose rampicanti

Ieri ho pubblicato un nuovo articolo e, per sbaglio, l’ho inserito sulla sezione “pagine” che si trova sulla barra alta del blog.

Pigramente non ho voglia di trasferirlo qui nella sezione corretta quindi, se avete voglia di leggermi, potete cliccare sul link in alto prima della foto o scorrere la pagina in alto  e cliccare direttamente sul nome di questo articolo che compare sulla barra nera-

fate vobis, buona giornata a tutti

Vilma – ciao

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Una ricetta (+1) al mese 2-18

Per la ricetta che segue si comincia il giorno prima.

In realtà non è così lunga da fare, anzi… è la classica ricetta fatta con gli avanzi, per questo è necessario prepararsi “il giorno prima”.

Quindi, quando un giorno qualsiasi cucinate un bel risotto (che sia alla zucca, ai funghi, allo zafferano o al pomodoro, poco importa) fatene in abbondanza in modo che ne avanzi una bella porzione abbondante per poter godere di una ricetta diversa, cioè:

Crocchette di riso

Le mie CROCCHETTE DI RISO

Ingredienti:

1 porzione di risotto avanzato

1 uovo – una spolverata di noce moscata –

Una cucchiaiata abbondante di parmigiano grattugiato – Pane grattugiato

Olio di semi di girasole per la cottura

  • In una ciotola versare il risotto, Aggiungere l’uovo ben sbattuto, il formaggio grattugiato, la noce moscata e impastare. Se vedete che è troppo morbido aggiungete un paio di cucchiai di pane grattugiato e lavorate.

Se il riso avanzato fosse molto più di una porzione consiglio di aggiungere 2 uova per aiutare a legare bene l’impasto.

  • Prendete una cucchiaiata di impasto, Formate la crocchetta di forma oblunga e passatela nel pane grattugiato. Procedete fino alla fine di tutto l’impasto.

AGGIUNTA facoltativa Per i Golosoni:

  • Prendete un formaggio tipo mozzarella dura o altri tipi un po’ più saporiti (io uso quelli che ho a disposizione e magari il classico pezzetto che gira in frigo da un po’…)
  • Tagliateli a dadini grossi come una nocciola e inseriteli nelle crocchette prima di procedere alla panatura e frittura

Nella solita padella non aderente versate un dito d’olio e scaldartelo bene. Quando è pronto friggere le crocchette tenendole girate. Sono pronte quando assumono il bel colore dorato (non importa se non galleggeranno nell’olio, generalmente non attaccano e vengono bene pur utilizzando una minima quantità di condimento)

Posarle su carta da cucina per assobire l’eccesso di olio e Mangiare caldissime… Obbligatorio usare le mani.

Vilma (riso avanzato , per niente sprecato)

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…e due!

Siccome è carnevale, si oggi qui è il giovedi grasso del Carnevale Ambrosiano, ho pensato di scrivere anche la ricetta delle chiacchiere che ho fatto ieri anche se forse, moooolto tempo fa, l’ho già scritta.

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4 CHIACCHIERE veloci a MODO MIO

Gr.150 farina 00 + 1 uovo  + 2 cucchiai di grappa + buccia grattugiata di mezzo limone + 30 gr di burro sciolto a bagno maria (in alternativa 40gr di olio di girasole) + 1 busta di vanillina.

La quantità degli ingredienti qui descritta ha prodotto le chiacchiere che vedete in foto, giusto un assaggio abbondante per 2-3 persone. Nel caso vogliate farne di più , raddoppiate gli ingredienti.

Impastare tutti gli ingredienti che avrete messo in una ciotola capiente e, non appena li avete riuniti lavorare sul piano molto bene fino a farne un impasto ben elastico e non appiccicoso. Quando l’impasto vi sembra pronto stendere col mattarello una sfoglia quadrata non troppo sottile

Tagliare a striscioline larghe non meno di 3-4 centimetri utilizzando la rotella, oppure dare la forma classica delle chiacchiere tagliando un rettangolo più grande e facendo un taglio centrale, come ho fatto io.

Per la cottura: friggere in olio bollente o cuocere al forno 180gradi per 10-15 minuti posandole su carta da forno. Io, per scelta, ho preferito la cottura al forno in cui vengono un po’ biscottate ed ammetto, senza ombra di dubbio, che fritte sono più golose.

Appena sfornate o appena tolte dalla frittura cospargere di zucchero a velo.

Vilma (4 chiacchiere fanno sempre bene)

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Una mattina qualunque

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Ingredienti:

  • una mattina + l’ora di pranzo
  • molto desiderio di cose belle
  • 10 km circa di voglia di camminare
  • Un pizzico di sorpresa
  • Un ingresso ad una galleria d’arte
  • Due passi in una via trafficata

Alla fine aggiungere

  • Due posti in una pizzeria famosa a Milano

Con questi ingredienti io e Sandro, in una mattina qualunque di questo inizio febbraio, abbiamo camminato da Cernusco a Milano Crescenzago, fermata del metrò linea2, diretti a Milano città con l’obiettivo di visitare la mostra dei Macchiaioli al GAM, Galleria d’Arte Moderna di via Manzoni 45, una piccola galleria che espone quadri di collezioni private a tema. Avevo espresso questo desiderio da un po’ di tempo, mi piace la pittura di Fattori, Lega, Signorini e, oltre a questi, nella Galleria vi erano altri autori ben noti di questo movimento pittorico e la data dell’esposizione stava per scadere: non potevo perderla.

La camminata si è svolta quasi interamente lungo il nostro Naviglio Martesana, passando per Vimodrone, Cologno e raggiungendo Milano-Via Padova dove abbiamo deviato per arrivare alla fermata del metrò. Passo dopo passo la bella camminata mattutina lungo il Naviglio ci ha regalato anche una inaspettata sorpresa. Quasi arrivati verso via Padova, nel tratto più desolato e trascurato del naviglio, vedo una “freccia” dai colori brillante volare sopra l’acqua. Lo dico a Sandro, lui mi dice che potrebbe trattarsi di un Martin Pescatore, uccellino che adoro e che non ho mai visto dal vero. Mentre mi dispiaccio di non aver osservato meglio, su un cespuglio spoglio sul lato del Naviglio vedo saltellare sui rami la freccia verde-turchese. Eccolo lì in tutto il suo splendore delle sue piume verdi-blu cangianti e arancio brillanti! ci fermiamo a fotografarlo col cellulare e con grande dispiacere constato che, vista la distanza, non riesco a cogliere una immagine sufficientemente grande e nitida che renda merito alla bellezza del piccolo volatile. Ci fermiamo qualche minuto poi l’uccellino vola via e, non appena proseguiamo, ci rendiamo conto che più in là ce n’è un altro:si tratta di una coppia. Quindi due Martin Pescatore, non uno!!! Che MERAVIGLIA! Pubblico ugualmente le foto scattate, anche se si fatica a capire cosa io abbia fotografato oltre all’evidente cespuglio.

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Martin Pescatore

Contenti proseguiamo il tragitto, attraversiamo via Padova e svoltiamo in una delle prime laterali. Ci ritroviamo in quell’angolo di Crescenzago che è via Berra, una vecchia via che sa di paese, che adoro e dove spicca la chiesa romanico-lombarda di Santa Maria Rossa con la bella facciata in cotto, decorata con piatti di ceramica verdi e gialli. Entriamo, leggiamo un poco di storia della chiesa, un’Abbazia per la verità, e diamo un’occhiata agli affreschi, alcuni originali del XIV secolo.

Proseguiamo verso la nostra meta, prendendo il metrò linea2 a Crescenzago, fino a Palestro per proseguire a piedi in Via Manzoni al GAM. L’esposizione è piccola, il posto lo conosciamo per aver già visto una mostra di Fattori nel 2013. Questa volta i 35 quadri esposti mi regalano ancora la possibilità di vedere uno dei quadri che amo di Fattori “ Silvestro Lega che dipinge sugli scogli” che già apprezzai in una esposizione a Viareggio e “Settignano” di Telemaco Signorini. Ma abbiamo potuto ammirare alcuni dipinti notevoli di altri autori che non conoscevo così bene come “l’Analfabeta” e “Carro Rosso a Castiglioncello” di Borrani.

Giovanni-Fattori- Lega dipinge sugli scogli

Giovanni Fattori – Silvestro Lega che dipinge sugli scogli –

Telemaco-Signorini SETTIGNANO

Telemaco Signorini – Settignano

carro rosso a castiglioncello-Borrani

Borrani – Carro rosso a Castiglioncello

Pensate. C’è chi ha in casa questi quadri che sono provenienti proprio da collezioni private. Ammetto di aver invidiato ardentemente “i privati” possessori che possono sedersi davanti e rimirarseli con passione. Non nego che 2-3 di questi non mi stancherei di guardarli. Poi, per consolarmi,  ho pensato che magari chi possiede questi dipinti, tanto è il loro valore, non li possono neppure godere e se li tengono in cassaforte o in caveaux bancari per paura di furti e in casa si tengono delle copie e forse neppure quelle.

Giardini Pubblici di Porta Venezia – I guerrieri dell’Apocalisse e il cavallo della Pace

Comunque, soddisfatti della visita, abbiamo deciso il ritorno dirigendoci a piedi verso piazzale Loreto attraversando i Giardini Pubblici di Porta Venezia e percorrendo interamente il Corso Buenos Ayres. Strada Facendo, avvicinandosi l’ora di pranzo, abbiamo deviato per concederci una pizza “da Spontini”  come ai vecchi tempi. Dopo almeno 5-6 anni che non mettevamo piede nella ben famosa pizzeria, la sorpresa è stata quella di ritrovare un posto leggermente rinnovato ma con la stessa atmosfera conosciuta e la “pizza Spontini” dal gusto non cambiato e buonissima come sempre.

 

Vilma (l’appetito di cose belle e buone, vien camminando)

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Una ricetta al mese 1-18

L’avevo promesso, perciò iniziamo l’anno con una ricettina facile-facile del Paese di Mezzo che di sicuro conoscono tutti.

WeChatImage635630021440634206Ovviamente la ricetta che segue ha subito degli adattamenti rispetto la ricetta originale e gli adeguamenti sono stati pensati al nostro modo di cucinare e ai prodotti che non sono esattamente quelli che trovereste in Cina (es.- il riso andrebbe cotto al vapore o al più nella macchina cuoci-riso anziché lessato, la varietà “arborio” o “Roma” non esistono in Cina e il prosciutto non è esattamente quello della ricetta originale)…

 

Quindi, a meno che non vogliate fare un salto a Milano in via Paolo Sarpi 20 – all’International Store dove trovereste tutti gli ingredienti “veri”, ecco la ricetta del

广东炒饭Guǎngdōng chǎofàn

RISO SALTATO alla (quasi) CANTONESE per 4 persone

Gr. 200 riso arborio o Roma

1 porro tritato

2 uova sbattute

5 cucchiai di olio di arachidi

60 gr di prosciutto cotto a dadini

150gr di piselli (anche surgelati)

Sale – salsa di soia – pepe bianco macinato

Per quelli, come me che : 我不吃肉 (tr: io non mangio carne) si può cucinare la versione senza prosciutto aggiungendo carote tagliate a cubetti e fatte lessare al dente

Cuocere il riso al dente in acqua salata scolarlo e lasciarlo raffreddare

Lessare i piselli lasciandoli un poco croccanti

Tagliare il Prosciutto a dadini (lo vendono anche già dadolato)

Far saltare un 1 minuto nel wok il porro con olio a fuoco alto, dopo di che aggiungere le uova sbattute tenendo mescolato continuamente.

Unire il riso freddo e per 3 minuti far saltare sempre continuando a mescolare

Aggiungere i piselli, il prosciutto (o le carote), sfumare con la salsa di soia, salare SOLO se necessario (la salsa di soia insaporisce già) pepare e cuocere a fuoco vivo per altri 3 minuti – Servire caldo –

Nota Bene il riso deve essere bene sgranato e la cottura di tutto va fatta a fuoco molto vivace.

Nota bene 2 : va mangiato utilizzando le KuaiZi!!!! (Bacchette cinesi)  😉

Vilma (alla prossima)

 

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