IL NOME DELLA ROSA

https://vilmavla5555.wordpress.com/il-nome-della-rosa/

rose rampicanti

Ieri ho pubblicato un nuovo articolo e, per sbaglio, l’ho inserito sulla sezione “pagine” che si trova sulla barra alta del blog.

Pigramente non ho voglia di trasferirlo qui nella sezione corretta quindi, se avete voglia di leggermi, potete cliccare sul link in alto prima della foto o scorrere la pagina in alto  e cliccare direttamente sul nome di questo articolo che compare sulla barra nera-

fate vobis, buona giornata a tutti

Vilma – ciao

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Una ricetta (+1) al mese 2-18

Per la ricetta che segue si comincia il giorno prima.

In realtà non è così lunga da fare, anzi… è la classica ricetta fatta con gli avanzi, per questo è necessario prepararsi “il giorno prima”.

Quindi, quando un giorno qualsiasi cucinate un bel risotto (che sia alla zucca, ai funghi, allo zafferano o al pomodoro, poco importa) fatene in abbondanza in modo che ne avanzi una bella porzione abbondante per poter godere di una ricetta diversa, cioè:

Crocchette di riso

Le mie CROCCHETTE DI RISO

Ingredienti:

1 porzione di risotto avanzato

1 uovo – una spolverata di noce moscata –

Una cucchiaiata abbondante di parmigiano grattugiato – Pane grattugiato

Olio di semi di girasole per la cottura

  • In una ciotola versare il risotto, Aggiungere l’uovo ben sbattuto, il formaggio grattugiato, la noce moscata e impastare. Se vedete che è troppo morbido aggiungete un paio di cucchiai di pane grattugiato e lavorate.

Se il riso avanzato fosse molto più di una porzione consiglio di aggiungere 2 uova per aiutare a legare bene l’impasto.

  • Prendete una cucchiaiata di impasto, Formate la crocchetta di forma oblunga e passatela nel pane grattugiato. Procedete fino alla fine di tutto l’impasto.

AGGIUNTA facoltativa Per i Golosoni:

  • Prendete un formaggio tipo mozzarella dura o altri tipi un po’ più saporiti (io uso quelli che ho a disposizione e magari il classico pezzetto che gira in frigo da un po’…)
  • Tagliateli a dadini grossi come una nocciola e inseriteli nelle crocchette prima di procedere alla panatura e frittura

Nella solita padella non aderente versate un dito d’olio e scaldartelo bene. Quando è pronto friggere le crocchette tenendole girate. Sono pronte quando assumono il bel colore dorato (non importa se non galleggeranno nell’olio, generalmente non attaccano e vengono bene pur utilizzando una minima quantità di condimento)

Posarle su carta da cucina per assobire l’eccesso di olio e Mangiare caldissime… Obbligatorio usare le mani.

Vilma (riso avanzato , per niente sprecato)

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…e due!

Siccome è carnevale, si oggi qui è il giovedi grasso del Carnevale Ambrosiano, ho pensato di scrivere anche la ricetta delle chiacchiere che ho fatto ieri anche se forse, moooolto tempo fa, l’ho già scritta.

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4 CHIACCHIERE veloci a MODO MIO

Gr.150 farina 00 + 1 uovo  + 2 cucchiai di grappa + buccia grattugiata di mezzo limone + 30 gr di burro sciolto a bagno maria (in alternativa 40gr di olio di girasole) + 1 busta di vanillina.

La quantità degli ingredienti qui descritta ha prodotto le chiacchiere che vedete in foto, giusto un assaggio abbondante per 2-3 persone. Nel caso vogliate farne di più , raddoppiate gli ingredienti.

Impastare tutti gli ingredienti che avrete messo in una ciotola capiente e, non appena li avete riuniti lavorare sul piano molto bene fino a farne un impasto ben elastico e non appiccicoso. Quando l’impasto vi sembra pronto stendere col mattarello una sfoglia quadrata non troppo sottile

Tagliare a striscioline larghe non meno di 3-4 centimetri utilizzando la rotella, oppure dare la forma classica delle chiacchiere tagliando un rettangolo più grande e facendo un taglio centrale, come ho fatto io.

Per la cottura: friggere in olio bollente o cuocere al forno 180gradi per 10-15 minuti posandole su carta da forno. Io, per scelta, ho preferito la cottura al forno in cui vengono un po’ biscottate ed ammetto, senza ombra di dubbio, che fritte sono più golose.

Appena sfornate o appena tolte dalla frittura cospargere di zucchero a velo.

Vilma (4 chiacchiere fanno sempre bene)

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Una mattina qualunque

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Ingredienti:

  • una mattina + l’ora di pranzo
  • molto desiderio di cose belle
  • 10 km circa di voglia di camminare
  • Un pizzico di sorpresa
  • Un ingresso ad una galleria d’arte
  • Due passi in una via trafficata

Alla fine aggiungere

  • Due posti in una pizzeria famosa a Milano

Con questi ingredienti io e Sandro, in una mattina qualunque di questo inizio febbraio, abbiamo camminato da Cernusco a Milano Crescenzago, fermata del metrò linea2, diretti a Milano città con l’obiettivo di visitare la mostra dei Macchiaioli al GAM, Galleria d’Arte Moderna di via Manzoni 45, una piccola galleria che espone quadri di collezioni private a tema. Avevo espresso questo desiderio da un po’ di tempo, mi piace la pittura di Fattori, Lega, Signorini e, oltre a questi, nella Galleria vi erano altri autori ben noti di questo movimento pittorico e la data dell’esposizione stava per scadere: non potevo perderla.

La camminata si è svolta quasi interamente lungo il nostro Naviglio Martesana, passando per Vimodrone, Cologno e raggiungendo Milano-Via Padova dove abbiamo deviato per arrivare alla fermata del metrò. Passo dopo passo la bella camminata mattutina lungo il Naviglio ci ha regalato anche una inaspettata sorpresa. Quasi arrivati verso via Padova, nel tratto più desolato e trascurato del naviglio, vedo una “freccia” dai colori brillante volare sopra l’acqua. Lo dico a Sandro, lui mi dice che potrebbe trattarsi di un Martin Pescatore, uccellino che adoro e che non ho mai visto dal vero. Mentre mi dispiaccio di non aver osservato meglio, su un cespuglio spoglio sul lato del Naviglio vedo saltellare sui rami la freccia verde-turchese. Eccolo lì in tutto il suo splendore delle sue piume verdi-blu cangianti e arancio brillanti! ci fermiamo a fotografarlo col cellulare e con grande dispiacere constato che, vista la distanza, non riesco a cogliere una immagine sufficientemente grande e nitida che renda merito alla bellezza del piccolo volatile. Ci fermiamo qualche minuto poi l’uccellino vola via e, non appena proseguiamo, ci rendiamo conto che più in là ce n’è un altro:si tratta di una coppia. Quindi due Martin Pescatore, non uno!!! Che MERAVIGLIA! Pubblico ugualmente le foto scattate, anche se si fatica a capire cosa io abbia fotografato oltre all’evidente cespuglio.

uccello-blu-ed-arancio-del-martin-pescatore-

Martin Pescatore

Contenti proseguiamo il tragitto, attraversiamo via Padova e svoltiamo in una delle prime laterali. Ci ritroviamo in quell’angolo di Crescenzago che è via Berra, una vecchia via che sa di paese, che adoro e dove spicca la chiesa romanico-lombarda di Santa Maria Rossa con la bella facciata in cotto, decorata con piatti di ceramica verdi e gialli. Entriamo, leggiamo un poco di storia della chiesa, un’Abbazia per la verità, e diamo un’occhiata agli affreschi, alcuni originali del XIV secolo.

Proseguiamo verso la nostra meta, prendendo il metrò linea2 a Crescenzago, fino a Palestro per proseguire a piedi in Via Manzoni al GAM. L’esposizione è piccola, il posto lo conosciamo per aver già visto una mostra di Fattori nel 2013. Questa volta i 35 quadri esposti mi regalano ancora la possibilità di vedere uno dei quadri che amo di Fattori “ Silvestro Lega che dipinge sugli scogli” che già apprezzai in una esposizione a Viareggio e “Settignano” di Telemaco Signorini. Ma abbiamo potuto ammirare alcuni dipinti notevoli di altri autori che non conoscevo così bene come “l’Analfabeta” e “Carro Rosso a Castiglioncello” di Borrani.

Giovanni-Fattori- Lega dipinge sugli scogli

Giovanni Fattori – Silvestro Lega che dipinge sugli scogli –

Telemaco-Signorini SETTIGNANO

Telemaco Signorini – Settignano

carro rosso a castiglioncello-Borrani

Borrani – Carro rosso a Castiglioncello

Pensate. C’è chi ha in casa questi quadri che sono provenienti proprio da collezioni private. Ammetto di aver invidiato ardentemente “i privati” possessori che possono sedersi davanti e rimirarseli con passione. Non nego che 2-3 di questi non mi stancherei di guardarli. Poi, per consolarmi,  ho pensato che magari chi possiede questi dipinti, tanto è il loro valore, non li possono neppure godere e se li tengono in cassaforte o in caveaux bancari per paura di furti e in casa si tengono delle copie e forse neppure quelle.

Giardini Pubblici di Porta Venezia – I guerrieri dell’Apocalisse e il cavallo della Pace

Comunque, soddisfatti della visita, abbiamo deciso il ritorno dirigendoci a piedi verso piazzale Loreto attraversando i Giardini Pubblici di Porta Venezia e percorrendo interamente il Corso Buenos Ayres. Strada Facendo, avvicinandosi l’ora di pranzo, abbiamo deviato per concederci una pizza “da Spontini”  come ai vecchi tempi. Dopo almeno 5-6 anni che non mettevamo piede nella ben famosa pizzeria, la sorpresa è stata quella di ritrovare un posto leggermente rinnovato ma con la stessa atmosfera conosciuta e la “pizza Spontini” dal gusto non cambiato e buonissima come sempre.

 

Vilma (l’appetito di cose belle e buone, vien camminando)

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Una ricetta al mese 1-18

L’avevo promesso, perciò iniziamo l’anno con una ricettina facile-facile del Paese di Mezzo che di sicuro conoscono tutti.

WeChatImage635630021440634206Ovviamente la ricetta che segue ha subito degli adattamenti rispetto la ricetta originale e gli adeguamenti sono stati pensati al nostro modo di cucinare e ai prodotti che non sono esattamente quelli che trovereste in Cina (es.- il riso andrebbe cotto al vapore o al più nella macchina cuoci-riso anziché lessato, la varietà “arborio” o “Roma” non esistono in Cina e il prosciutto non è esattamente quello della ricetta originale)…

 

Quindi, a meno che non vogliate fare un salto a Milano in via Paolo Sarpi 20 – all’International Store dove trovereste tutti gli ingredienti “veri”, ecco la ricetta del

广东炒饭Guǎngdōng chǎofàn

RISO SALTATO alla (quasi) CANTONESE per 4 persone

Gr. 200 riso arborio o Roma

1 porro tritato

2 uova sbattute

5 cucchiai di olio di arachidi

60 gr di prosciutto cotto a dadini

150gr di piselli (anche surgelati)

Sale – salsa di soia – pepe bianco macinato

Per quelli, come me che : 我不吃肉 (tr: io non mangio carne) si può cucinare la versione senza prosciutto aggiungendo carote tagliate a cubetti e fatte lessare al dente

Cuocere il riso al dente in acqua salata scolarlo e lasciarlo raffreddare

Lessare i piselli lasciandoli un poco croccanti

Tagliare il Prosciutto a dadini (lo vendono anche già dadolato)

Far saltare un 1 minuto nel wok il porro con olio a fuoco alto, dopo di che aggiungere le uova sbattute tenendo mescolato continuamente.

Unire il riso freddo e per 3 minuti far saltare sempre continuando a mescolare

Aggiungere i piselli, il prosciutto (o le carote), sfumare con la salsa di soia, salare SOLO se necessario (la salsa di soia insaporisce già) pepare e cuocere a fuoco vivo per altri 3 minuti – Servire caldo –

Nota Bene il riso deve essere bene sgranato e la cottura di tutto va fatta a fuoco molto vivace.

Nota bene 2 : va mangiato utilizzando le KuaiZi!!!! (Bacchette cinesi)  😉

Vilma (alla prossima)

 

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NATALE COI TUOI

Se avete letto il mio articolo precedente e come si potrà immaginare, il Natale2017 l’ho trascorso a Pechino. Giornata di festa strana lì dove il Natale non ci celebra, con quel un po’ di clima natalizio in casa quando alla mattina ci siamo scambiati i regalini e, sotto lo sguardo di un Babbo Natale che campeggia in casa tutto l’anno da 5 anni e la lucina intermittente di un alberello di Natale alto 25 centimetri, nonché al suono di alcune canzoncine di Natale scaricate sull’I-Phone, abbiamo scartato le bellissime tazze da tè, che Jacopo e Huanzi ci hanno regalato.

CASA BabboNatale2

Poi abbiamo dato il via alla preparazione del pranzo che ha visto in tavola: antipasto freddo “della nonna” (la famosa ricetta di mia suocera che ad ogni natale la pregavamo di preparare), lasagne con ragù bianco (senza sugo di pomodoro vista l’allergia di Jacopo), costine di maiale e salsiccia al forno (chieste a gran voce da Huanzi) e verdura grigliata. Per concludere: Panettone verace e solidale (acquistato come ogni anno per sostenere ColorEsperanza), portato da casa dopo aver viaggiato pressato in valigia tra indumenti e biancheria, servito con creme al mascarpone al liquore e al caffè (mascarpone italianissimo trovato al mercato di prodotti occidentali) accompagnato da un bel passito di Pantelleria doc. Se vi state chiedendo quale cibo avessi per me, non preoccupatevi… mi sono cucinata un piatto di pasta al sugo di funghi, la verdura grigliata e il panettone sono stati più che sufficienti a saziarmi. A parte il pranzo di Natale, e poi quello del Capodanno dove abbiamo replicato con una cena italianissima a base di cotechino (per gli altri) e lenticchie (per tutti, me compresa), Ovviamente la cosa più bella è stata passare il primo Natale di Primo essendo tutti riuniti, indipendentemente da quello che c’era in tavola.

Essere insieme è stato il leit-motiv del mese pur concedendoci qualche giorno fuori città, anche se questo ha significato diversi spostamenti in aereo. Quindi, arrivati il 6 dicembre a Pechino provenienti dall’Italia via Francoforte, il giorno 8 abbiamo preso un aereo per ChongQin con ritorno a Pechino il 10; il 12 aereo Pechino Xi’An fino il giorno 15 quando abbiamo volato verso Yinchuan e poi di nuovo Pechino il 17 dicembre. In poco più di una settimana abbiamo accumulato non poche ore di volo. Vi racconto a grandi linee il nostro giro e quello che più mi è rimasto in mente di questi giri in giro, come li chiamo io.

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CHONGQIN – circa 8 milioni di abitanti – Precedentemente annessa al Sichuan, dal 1997 è una Municipalità “speciale”, esattamente come lo sono Pechino, Shanghai e Tianjin.

Una città collinare, costruita sulle rive del fiume Yangze e dal traffico caotico, come spesso capita in molte grandi città cinesi. La mattina del sabato 9 abbiamo girato per la città e verso sera siamo stati presi in carico da YuXin, un’amica di Huanzi, che vive lì e che conoscevamo per essere stata a casa nostra in passato. Ci siamo affidati a lei che ci ha portato a cena in un ristorante incredibile che occupava mezza collina appena fuori città per mangiare la famosa hotpot (in cinese huoguo= brodo di fuoco). Si tratta di un brodo piccantissimo in cui si fanno cuocere, direttamente a tavola, la carne e le verdure tipiche per questo piatto. Questa pietanza, per cui la cucina di ChongQin è famosa, offre la possibilità che si utilizzi anche un brodo neutro. Io, che mangio mediamente piccante, e molto più piccante della mia cerchia di amicizie, non sono stata in grado di usare la versione con peperoncino, perciò mi sono mangiata insalata e qualche verdura “lessata” nel brodino neutro, mentre gli altri si sollazzavano tra carni e verdure piccantissime tirando su col naso, come si conviene, per il peperoncino che non dà tregua.  In tutto il Sichuan, e quindi anche a ChongQin, i peperoncini ed il cibo piccante all’ennesima potenza la fanno da padrone.

La domenica mattina e per tutto il giorno fino all’orario della nostra ripartenza per Pechino, abbiamo avuto delle accompagnatrici di tutto rispetto nelle persone di una cugina di Huanzi, LanLan, e della figlioletta CiCi di 9 anni, che ci hanno portato a Ciqikou, tra i mercatini della città vecchia e a vedere uno spettacolo teatrale del teatro di ChongQin, famoso quanto quello di Pechino, con personaggi mascherati e in costume, con attori che propongono scenette abbastanza comprensibili. Per nostra fortuna parlavano un perfetto inglese ed abbiamo potuto comunicare e godere appieno della giornata e delle notizie che ci trasmettevano riguardo la città, il mercato, il teatro…Al termine giornata, prima di ritornare in aeroporto ci siamo fatti accompagnare a prendere il metro alla fermata di Liziba, dove la stazione è curiosamente situata proprio sotto ad un alto palazzo residenziale.

XI’AN – (Shaanxi) – città con più di 8 milioni di abitanti i caratteri che compongono il suo nome 西安si potrebbero tradurre come “pace occidentale” (西 ovest – 安pace)

Città molto interessante quanto inquinata. L’andata a Xi’An aveva per scopo principale la visita al sito del famoso Esercito di Terracotta, oggi più propriamente chiamato Esercito di Soldati e Cavalli in terracotta visto il gran numero di cavalli rinvenuto. Nei due giorni e mezzo di permanenza abbiamo visitato il sito archeologico dell’Esercito che si trova una quarantina di km fuori città, abbiamo camminato una lunga passeggiata sulle bellissime mura antiche della città nel cui interno abbiamo potuto apprezzare anche il frequentatissimo e pittoresco quartiere Musulmano. Xi’An, un tempo chiamata Chang’An (Lunga Pace) era punto di partenza e di arrivo dell’Antica Via della Seta, ha avuto un ruolo politico importante nel suo glorioso passato e si potrebbe azzardare che la città è stata all’Oriente come Roma è stata per l’Occidente.

Sull’Esercito di terracotta si è già detto e scritto molto, non potrei che ripetermi. Le più importanti informazioni le potete leggere qui, Mentre io devo ammettere che vederlo “dal vero”, dopo averlo visto e rivisto in molti articoli, ha tolto molto all’aspettativa che avevo. Lo stupore prende soprattutto nel guardare l’immensità di questa opera, visibile tutt’oggi solo parzialmente (dei 6000 guerrieri solo circa 2000 sono esposti, gli altri sono ancora in fase di escavazione) e concepita da un imperatore a difesa della sua tomba sono tutti rivolti verso est pronti per una battaglia.  Certamente ho ammirato la grandiosità dell’opera che lascia senza fiato, questo si e, naturalmente, essere andati durante il mese di dicembre, periodo escluso dal turismo mondiale e poco utilizzato da quello nazionale, ha reso la nostra visita insuperabile vista l’esiguità (STRANO ma VERO!!) delle persone presenti nel sito e la possibilità si soffermarsi con calma a guardare una delle testimonianze più grandiose dell’antica civiltà cinese. Meravigliose alcune statue che sono esposte nel Padiglione 2 e conservate sotto teca di vetro ed esposte “a tu per tu” col pubblico. In questo unico e possibile incontro ravvicinato, impossibile per tutto il resto dei ritrovamenti che si possono ammirare da una balconata, si ha veramente il senso della grandezza delle statue, della bellezza delle finiture e dei particolari meticolosi delle armature, delle acconciature dei capelli, delle espressioni del viso.

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una città in bianco e nero

La stessa sensazione di grandiosità, l’ho provata anche durante la passeggiata sulle antiche mura della città, risalenti al 580 circa e comprendono tutte quelle parti difensive quali torrette, postazioni per arcieri, smerlature e doppi cortili di ingresso. Sono rimaste praticamente intatte passando attraverso varie dinastie, sono lunghe 14 chilometri di cui noi ne abbiamo camminati 7, dalla porta sud a quella nord. Anche in questo caso eravamo tra i pochissimi che le percorrevano e dall’alto potevamo vedere con dispiacere quanto l’inquinamento rendesse oggi la città di un colore grigio uniforme tanto da sembrare di essere in una pellicola in bianco e nero.

Le mura di Xi’An e uno dei cortili interni

All’interno delle mura, che formano un rettangolo, vi è il quartiere Musulmano che, strano a dirsi, nonostante fosse frequentato da un gran numero di persone, pullulava di quantità di cinesi ben inferiore a quanto siamo abituati a vedere generalmente nelle escursioni in altri periodi dell’anno. Nel mercato Musulmano mi hanno incuriosito i banchetti di carne di pecora esposta in bella mostra e senza troppo badare alle condizioni igieniche a cui siamo abituati, come le frattaglie varie esposte su un banco sulla via pronte alla vendita e la possibilità dei clienti di manovrare carni e altri alimenti per scegliere la parte più gradita. Numerosi i banchi di dolci a base di melograno e di cachi secchi venduti a scatole intere o lavorati in frittelle calde buonissime.

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quartiere musulmano – dolcetti fritti a base di cachi

YINCHUAN – Ningxia – regione al nord, ai confini con la Mongolia Interna

La città, piccola per la Cina con il suo poco più di un milione e 200mila abitanti, si trova in un’area desertica e, in stagione invernale, molto fredda. Per questo motivo il nostro andare ad Yinchuan si è rivelato un buco nell’acqua in quanto la principale attrazione che avremmo dovuto visitare, Sha Pu Tou, un parco naturalistico con tanto di laghi,fiume Giallo e dune desertiche, era chiuso al pubblico per il freddo (-13 gradi in quei giorni). Quindi dopo esserci recati con autobus nel luogo sperato ed essendoci trovati nel deserto si, ma quello di un edificio chiuso e di strade in cui non passava anima viva, ci siamo fatti condurre da un’auto che si è fermata a raccoglierci per 15 yuan a testa (poco meno di 2euro) per riportarci in città-

Il “deserto” di Sha Pu Tou  e il freddo che fa…

Strada facendo ci siamo fatti lasciare ad un ristorante (si fa per dire), comunque era un posto dove poter mangiare gestito da una coppia di etnia Hui, una delle minoranze etniche la cui comparsa in Cina risale a circa mille anni fa. Gli Hui sono circa 10milioni e sono sparsi in diverse province cinesi, sono riconoscibili dagli zucchetti bianchi portati dagli uomini e dai copricapi azzurri delle donne ed è una delle minoranze più insolite della Cina in quanto, oltre alla fede islamica, sembra che niente altro le accomuni.  La nostra giornata si è perciò srotolata diversamente dal previsto facendo conoscenza con un altro autista che si era fermato a raccoglierci dopo il pranzo e che abbiamo “affittato” per l’intera giornata successiva per 400yuan (poco più di 50 €) per farci portare alle Tombe dei Xi-Xia (Xia Occidentali) altro sito archeologico di notevole importanza.  Sottolineo che le cifre che ho citato per i trasporti non sono frutto di un patteggiamento, ma è quanto direttamente richiesto da chi ci offriva il servizio e da noi accettato.

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Ristorante Hui

 

L’area archeologica dei Xi-Xia copre circa 50kmq e le tombe più importanti sono le nove imperiali. La più grande alta 23 metri, un tempo pagoda in legno con l’interno in argilla, oggi ridotta al solo mucchio di argilla collassata a forma di cono, cosi come le altre , sia piccole che un po’ più grandi. quindi ciò che rimane sono, in apparenza dei gran mucchi di sabbia compatta. I Xia furono una dinastia molto importante all’epoca (1000 D.C.) ma che durò molto poco rispetto ad altre in quanto i Mongoli, comandati da Gengis Kan, decisero di annientare la popolazione che allora si estendeva nel Gansu, Ninxia e Shaanxi e solo casualmente, come solito, verso la fine del 1800 furono scoperte le tombe imperiali.

i coni di argilla – Tombe dei Xi-Xia

A Shui Dong Gou, altro sito archeologico una 20ina di km distante dal precedente, abbiamo visto anche un tratto della grande Muraglia, risalente all’epoca Ming, che inizia proprio qui ai confini con la Mongolia, oggi Inner Mongolia regione cinese. Questa sezione è ormai solo un “serpentone” di argilla che poco richiama altri tratti di Muraglia restaurata e riprodotta sulle foto che tutti conosciamo. Il sito comprende anche gallerie sotterranee con stanze di riunione, mensa, camere, cucine, in cui i soldati cinesi di stanza a difesa della grande Muraglia vivevano. Ho percorso a fatica quasi tutto questo tratto sotterraneo e solo verso la fine, quando mi sono sentita letteralmente sepolta, ho trovato scampo in una uscita “a botola” che dava all’aria aperta. La mia claustrofobia, anche se spesso voglio vincerla convintamente, si fa sentire nei luoghi stretti, bui, e sotterranei se li percorro per più di qualche minuto.

Ecco quel che resta della grande Muraglia e uno degli ingressi della zona sotterranea

 

 

Al rientro, e prima di farci accompagnare verso l’aeroporto, che concludeva la nostra settimana di turismo, ci siamo fermati ad una piantagione di goji, frutto di grande importanza per Yinchuan che produce i più rinomati in tutta la Cina e che crescono qui nella loro situazione ottimale per terreno e clima. Abbiamo parlato con uno degli addetti che ci ha accompagnato nel campo (di questa stagione gli arbusti sono spogli) e che ha risposto alle tante domande di Sandro, fortuna vuole che durante questo giro ci fosse Jacopo che ha fatto da traduttore. Abbiamo bevuto tè di foglie di goji, poi mangiate su consiglio del gentile signore, e acquistato qualche busta di frutti, che uso generalmente a casa cuocendoli con la mia immancabile frutta cotta

Tutto il resto del periodo l’abbiamo poi trascorso a Pechino in un clima meraviglioso di nonnitudine.

Vilma (nonna, ma non solo)

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ANNO NUOVO, VITA…DI SEMPRE

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Quatto, quatto è già passato un altro anno quasi senza che me ne accorgessi.

Ho interrotto la scrittura da un paio di mesi e poco più di un mese fa ho interrotto anche le mie abitudini quotidiane sempre per lo stesso motivo. L’intervallo trascorso dall’ultima volta che sono entrata qui ad oggi è dovuto all’appuntamento con mio figlio che si ripete senza una cadenza fissa e che quest’anno mi ha quindi visto in Cina per la seconda volta per tutto il mese di dicembre compreso il Capodanno. E’ stato un ritrovarsi atteso da qualche mese con la voglia di conoscere il nuovo membro della famiglia che ha cambiato il mio status di Mamma, promuovendomi al grado superiore di Nonna.

E’stato un mese di grandi emozioni sotto l’aspetto della conoscenza di questo bambolotto di 5 mesi che avevo visto solo a distanza su foto o filmatini e che ho finalmente potuto toccare, annusare e anche mordere e con il quale ho potuto esercitare il mio nuovo ruolo.

Come ho scritto proprio oggi ad una cara amica “Come si faccia a fare la nonna non lo so, comunque l’ho tenuto in braccio, l’ho coccolato, gli ho parlato molto, ridevamo insieme, lo facevo dormire in braccio, l’ho accompagnato due volte in piscina e sono andata io in acqua con lui, abbiamo fatto tante foto, gli cantavo la ninna nanna e ballavamo insieme il Despacito… Ho un nipotino fantastico che vedrò “a puntate”.
L’ho visto per la prima volta a 4 mesi, lo rivedrò quando forse comincerà a camminare…
Sarò una nonna così, a fase alterne.”

4 mesi (14)

L’anno nuovo con il rientro alla vita di sempre si è aperto con qualche novità; tra queste la ripresa delle giornate senza ospiti lungo-degenti nella nostra casa. Yafei, infatti, ha deciso di trasferirsi a Milano e, al nostro rientro dopo il mese trascorso da nostro figlio, ha completato il trasloco. Quindi abbiamo ripreso, senza troppi rimpianti, lo stile di vita tralasciato i primi novembre del 2016 quando in casa siamo passati da due a tre.

Ripercorrendo questo ultimo anno, mi accorgo di quanto sia stato veloce il trascorrere dei giorni, ciò nonostante, il recupero della mia vita privata non mi suona tanto male in questo momento.

Sarà che dopo il rientro dalla Cina, e dalla moltitudine di persone che bene o male ti ritrovi sempre intorno, un po’ di solitudine non guasta. Sarà che ho pensato tanto agli altri in questo ultimo mese, nipotino soprattutto, che l’idea di pensare solo a me e Sandro non mi dispiace affatto. Sono certa che poi un po’ di tran-tran e un po’ di trambusto dell’ultimo periodo mi mancheranno sicuramente, per intanto mi godo i miei spazi ritrovati.

Quindi anno nuovo e vita, semmai, da rinnovare.

Comunque a tutti auguro un BUON 2018.

Vilma (…di sempre)

P.S. Presto preparerò il resoconto dei giorni passati in alcune località cinesi e, magari, una ricetta del Paese che mi sta adottando.

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Una ricetta al mese (anzi due) – 8

DEDICATE a MARIUCCIA

Quelle che seguono non sono ricette importanti, per intenderci non sono quelle “da cena per le occasioni” o cose così ; sono ricette semplici , quelle “per tutti i giorni” , quelle che si fanno quando si è un po’ di fretta e non c’è davvero molto tempo per cucinare qualche cosa di impegnativo o quando, come capita talvolta a me, si è un po’ a corto di idee sul cosa mettere in tavola. In queste occasioni mi attacco alla dispensa guardando fissamente cosa potrei mettere insieme di semplice con quello che vedo sugli scaffali e facendo un rapido inventario di cosa sta bene insieme, invento lì-per-lì una ricetta e questa è stata la volta in cui in poco tempo ecco cosa ho messo in tavola:

Polpette di pane

POLPETTE di PANE – dosi per 2 persone

1 tazza di pangrattato + quello per impanare le polpette – raccomando pane grattato da pane raffermo NON quello industriale venduto impacchettato.

Latte per ammollare il pane

2 belle cucchiaiate di parmigiano o pecorino grattugiato

10 foglie di basilico

Sale + un po’ di sale aromatico

1 uovo bio

10 Fiori di zucca (oppure  1 zucchina grattugiata fin, o un pezzo di porro affettato sottile o….vedete voi secondo cosa contiene il vostro frigo)

1 carota (grattugiata fine)

Ammollare il pangrattato col latte, alla fine deve risultare completamente imbevuto e non lasciare residuo liquido, aggiungere tutti gli ingredienti e lavorare per ottenere un impasto lavorabile a mano senza che  vi resti attaccato alle dita.

Formare le polpette della grandezza e della forma desiderata e ripassarle nel pane prima di cuocerle con poco olio in padella antiaderente . Io le ho fatte a forma di hamburger e ne ho ricavati 4, due a testa accompagnati da una bella insalata sono stati più che sufficienti per un pasto

….. e visto che l’autunno, anche se a stento, si fa sentire con qualche serata un po’ freschina (ma ancora troppo poco!) ci vuole anche un fine pasto rapido da fare utilizzando prodotti di stagione. Ecco qui come fare la:

FRUTTA COTTA alla NONNO LUIGI

FRUTTA COTTA (1)

Quando si dice “frutta cotta” viene sempre in mente la solita pallida mela cotta da ospedale, vero?

Per farvi ricredere su questo concetto scrivo una ricetta in onore del Nonno Luigi, mio suocero scomparso ormai tanti anni fa, perchè la frutta cotta buona come quella che faceva lui io non l’avevo mai mangiata. “oret la fruta cota?” (vuoi la frutta cotta?) mi diceva in cremonese e, da allora, ho imparato a farla come faceva lui che usava semplicemente pere e mele, e in quattro e quattr’otto veniva pronta per fine pasto.

qui riporto una ricetta con aggiunta anche di altra frutta adattata a mio piacere, ma quel che conta sono gli aromi con i quali cuocere la frutta.

Prendete: 2 mele Gala (ma anche altro tipo) – 1 pera Abate – 5 prugne fresche e un po’ durette del tipo “santa rosa” (oppure 6-7 prugne secche california snocciolate) – 2 cucchiai di uva sultanina  e (facoltativo) 1 cucchiaiata di goji – 2 pezzi di buccia di limone bio –

Quindi aggiungete gli ingredienti magici:  mezzo bicchiere di vino bianco secco – un cucchiaino di zucchero – 3 chiodi di garofano – una spolverata di cannella in polvere (o un pezzetto di cannella in corteccia).

Tagliare a tocchetti la frutta fresca, aggiungere a freddo tutti gli altri ingredienti e mettere in una pentola di acciaio a cuocere a fuoco piuttosto vivace. Il tempo di cottura sarà i 10-15 minuti massimo. Il liquido che si formerà e il vino dovranno addensarsi e quasi evaporare completamente, la frutta non dovrà essere spappolata ma piuttosto “al dente”. Tenere controllata la cottura e rimestare con delicatezza. Attenzione a non far attaccare sul fondo…..ma se si brunisce appena-appena viene anche più buona!

A me piace mangiarla calda o tiepida; a chi, invece,  piace fredda potrebbe accompagnarla con della panna e servire questa frutta cotta come dessert.

Vilma (autunno alla porta)

P.S: Comunque volevo dirvi che anche la pallida mela cotta da ospedale a me piace!

 

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