STORIA DI UN ERRORE

Ho fatto un errore e voglio qui raccontarvi la storia, è un fatto che mi è accaduto da poco. Beh insomma, ecco com’è andata.

senza-dimora

E’ un giorno qualunque, per la precisione è un lunedì pomeriggio, io sono sulla metropolitana e viaggio verso Milano.

Alla fermata di Udine? Lambrate?… Non ricordo, sale un ragazzo e subito si mette accoccolato proprio a pochi centimetri dall’ingresso del vagone. Sto leggendo, mi accorgo che c‘è qualche cosa che mi disturba. Un odore un po’ stantìo mi fa alzare gli occhi e lo vedo, sempre lui, sempre lì accoccolato.

Lo osservo, orecchino al lobo, capelli neri ricciuti, vestito non bene, non male ma esattamente da ragazzo del giorno d’oggi, le mani un po’ sporche e in mano un fazzoletto. Piange? Mi pare di si…un po’ tira su col naso e mi pare proprio che stia piangendo. Non è pulito, si vede e si sente, eppure sembra un ragazzo come tanti, non troppo dissimili per età tra quelli che sono appena entrati alla stazione di Piola dopo aver finito le lezioni al Politecnico.

Il metrò ferma alla stazione seguente e poi ancora e ancora, la gente sale, scende, lo guarda, lo schiva. Lui sempre lì accoccolato, sguardo basso e occhi umidi.

Io comincio a pensare di alzarmi e andare a dirgli qualche cosa. Vado, non vado… diosanto è cosi giovane, non posso capire cosa gli stia succedendo e mi ribolle dentro qualche cosa nel vedere questa generale indifferenza indossata insieme al nostro bel vestitino e allo sguardo di commiserazione; indifferenza cronicizzata nella nostra mente insieme ai pensieri soliti: è un drogato, è un ladruncolo, chissà cosa ha fatto…

Io non ci sto, non sono io quella con quei pensieri. Vado.

Mi alzo, mi chino su di lui: “stai male? posso fare qualche cosa per te?” Alza gli occhi scuri mi guarda risponde che si, non sta proprio bene, ma non sa dirmi…non sta bene perché è completamente giù di morale. Gli dico di rimando “se scendi con me, andiamo a bere qualche cosa, ci stai?”….forse lo faccio così, giusto per dire che non siamo tutti indifferenti, ma sinceramente sento che lo DEVO fare, anche se adesso non so come farlo, cosa dire, ed in più io devo andare a prendere il treno: ho un appuntamento.

Ma, penso, al diavolo il treno, sono partita in anticipo, un po’ di tempo ce l’ho. Vediamo come va.

Il ragazzo si alza e sta vicino a me, devo scendere a Porta Garibaldi e nel frattempo che aspettiamo la fermata una signora sudamericana che ha osservato la scena si avvicina a noi, apre il portafoglio e gli dà 20euro, il ragazzo non vuole. La signora gli parla in spagnolo e gli dice di tenerli che gli servono, e glieli mette in tasca mentre gli dice che c’è sempre qualcuno lassù che vede e provvede “el señor jesus te ve y te protege” e che lui oggi ha trovato me e benedice anche me “Senora, dios te bendiga…” Io sono imbarazzata, le sorrido senza rispondere, sto solo rifuggendo l’indifferenza verso una persona umana (e non sono quella che piange per gli ultimi solo via internet), penso anche che forse la signora ha provato la situazione di emarginazione di questo ragazzo e lei lo può veramente capire.

Scendiamo.

Lui mi segue come una pecorella, mi dice che non ha il biglietto e deve scavalcare. “No” gli dico, “non voglio che ti facciano storie. Stammi vicino e quando passo il biglietto usciamo insieme dal tornello”. Così facciamo. Entriamo al bar, vuole un succo di frutta “alla pesca, se c’è”, ordino per due al banco e gli faccio qualche domanda.

Comincio a domandare da dove viene (Sardegna) quanti anni ha (23!!!) perché è in quelle condizioni (sono 5 anni che sto fuori casa, ho perso i  documenti e non ho più i genitori, sono venuto a milano e vivo per strada dopo che in Sardegna i servizi sociali mi hanno lasciato solo) Anche se mi pare evidente che non abbia niente per cui stare allegro, gli chiedo perché oggi è in queste condizioni di morale basso (perché so che devo cambiare vita, non ce la faccio più e non so come devo fare, sto andando dalla mia ragazza, anche lei come me vive in strada, ma mi capisce e ho bisogno di stare in compagnia)

Mi sento improvvisamente bloccata, impotente, cosa si dice ad un ragazzo che ha questa montagna di problemi? Cosa devo e posso fare?così sui due piedi non lo so…maledizione, non lo so…

Glielo dico. Non so cosa posso fare per te, dimmi cosa posso fare, non so come comportarmi, non ti conosco, non sono una che fa raccomandazioni o dà consigli (“perché a sbagliare sono bravissima da me”. Cit.), e poi non so la tua storia, cosa vuoi tu e cosa sia meglio per te.

tu mi hai già aiutato prima, quando mi hai rivolto la parola e mi hai chiesto come stavo

Io non sapevo davvero cosa aggiungere. Cosa dire? Ho aggiunto solo qualche spicciolo nelle sue mani, gli ho detto solo. “Scusami se ti dico una cosa: non spararti questi soldi in qualche cosa che non va…comunque sia io non sono il tuo custode, e dopo che sono nelle tue mani, diventi tu responsabile di quello che farai con i pochi spiccioli miei e della signora sudamericana. In ogni caso abbi cura di te

non preoccuparti” mi ha detto, “tu non sai neppure quello che tu hai fatto oggi

L’ho abbracciato stretto, e mica ho sentito se puzzava… “ciao, comunque io mi chiamo Luca”, “ciao, Luca ”. Lui a destra e io a sinistra.

Alla fine ho preso il treno in orario e, mentre viaggiavo, ho pensato che in tutto ciò ho fatto un grande errore: non so dove ritrovarlo, perché davvero l’aiuto potevo darglielo informandomi presso quelle organizzazioni dove forse lui non pensa di poter arrivare. Avrei potuto chiedere dove bazzica di solito per portargli qualche informazione. Perché non mi è venuto in mente subito tutto questo? Perché ho sbagliato così grossolanamente?

Oggi ho parlato con una amica, mi ha mandato un sito che si occupa di assistenza e possibili soluzioni per persone senza dimora, instaurando possibili relazioni di fiducia.

Ho deciso che lo tengo in tasca e la prossima volta che incontro Luca, perché avrei voglia di cercarlo e, chissà magari di trovarlo, per vedere se riesco a rimediare al mio errore.

Cristo Senza Dimora - Scultura di Tim Schmalz

Cristo senza dimora – scultura di Tim Schmalz – Roma

Vilma (sbagliando s’impara)

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