NON TUTTE LE CIAMBELLE…..

PREMESSA

Eppure gli ingredienti erano corretti e l’impasto era da manuale ma, come talvolta accade, non avevo controllato se la mia tortiera avesse “il buco” ….

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I piedi erano morbidi e curati da mesi, la testa era tutta un proiettarsi alla meta ma, come talvolta succede, non avrei mai pensato che un ginocchio dolorante (che non è IL ginocchio dolorante che ho curato lo scorso anno) non mi avrebbe dato la possibilità di arrivare a Compostela lasciandomi quindi con in mano la mia ciambella senza buco e anche mezza cruda.

Inizio della Plata - Siviglia

Abbiamo iniziato a Siviglia ed è andata così: ho dovuto smettere di percorrere la Via de La Plata dopo aver camminato per circa 300km (+ una 60ina coi mezzi) da Siviglia a Grimaldo con grande entusiasmo, arrivando a sera stanca e soddisfatta ad ogni tappa del cammino, nonostante il tempo avverso e tutte le criticità che ho incontrato in questi 15 giorni. Mancavano troppi chilometri per non considerare il fatto di essere d’intralcio a Sandro e che, comunque, non avrei goduto di quello che ero andata a fare: Camminare.

 

Nei giorni in cui ero sulla Via ho già raccontato agli amici più stretti il mio percorso su sentieri fangosi e sotto la pioggia quotidiana, i sentimenti che provavo in quei momenti e le ultime tappe percorse con autobus per non aggravare la situazione del ginocchio, perciò qui vorrei solo dare voce ad alcuni pensieri sparsi che riguardano i ricordi di persone e luoghi conosciuti durante questa esperienza.

Sentieri (2)

L’Estremadura innanzitutto, regione che ho percorso quasi interamente con le visioni infinite della campagna coltivata a pascolo, a ulivi, a vigneti, dove non avrei mai immaginato di spaziare con lo sguardo l’orizzonte fino a non vederne la fine. Talvolta essere presa dallo sgomento di percorrere quasi 30 km e vedere durante il percorso, sia sul lato destro che sinistro del sentiero, solo terra arata e vigneti, oppure solo coltivazioni di alberi di ulivo a perdita d’occhio.

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Merida e Caceres le due città patrimonio dell’Umanità che andrebbero visitate aldilà del cammino che, con le loro origini romane, mostrano quanto la popolazione spagnola e quella italiana siano imparentate strettamente.

Le Cicogne dell’Estremadura: i loro nidi si trovano dappertutto dove vi sia una torre, un campanile, un palo alto. Le cicogne estremegne non migrano, trovando l’ambiente favorevole tutto l’anno e fanno parte delle città quanto della campagna.

Le Tre Amiche Francesi: Annika, Mireille e Kathi. Le prime due di circa 70anni, la terza una 50ina. Sono le persone che abbiamo incontrato in quasi tutti gli Albergue a fine tappa e che incrociavamo durante i guadi o su una roccia a consumare il pasto non appena la pioggia smetteva di scendere. Compagne di pranzi condivisi a tavola dove io do un po’ di minestra a te, tu dai un bicchiere di vino a me o quel che c’è. Annika Donna indomita nel cammino che, arrivava provata dopo i chilometri della giornata ma che mi dimostrava che non serve essere giovani per farcela, quanto una buona dose di adattamento alle situazioni di scomodità o di fronte agli imprevisti. Sempre allegra, disponibile e con la voglia di avere una sigaretta fra le labbra dopo la doccia dell’arrivo.

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Annika che ha attraversato il guado

Sentieri e fango3 (2)Pierre: il gran camminatore, professore liceale di geografia in pensione. Uomo di buon senso, dotato di grande ironia. Ha smesso con me il cammino e lo stesso giorno abbiamo preso l’autobus per due direzioni diverse. Lui tornava in Francia nella regione dell’Armagnac, per stare vicino alla compagna che, attraversando un periodo di leggera depressione, aveva manifestato un disagio di solitudine senza di lui. Tornava a casa con l’intento di riprendere un altro cammino con la compagna verso il mese di Aprile, confidando in un tempo meteorologico più clemente.

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l’Hospitalera dell’Albergue di Villafranca di los Barros: Manuela che ci ha accolti nella sua ospitalità dove io e Sandro eravamo soli in una casetta a nostra disposizione e che ci ha portato la colazione per il mattino successivo, arrivando verso le 20,30 sotto un’acqua torrenziale fermandosi a parlare con noi del nostro cammino e un po’ della sua vita. Manuela di 63 anni, vedova da 23, con un figlio 42enne deficiente dalla nascita, una madre ultra novantenne con Alzheimer da curare e l’Albergue da mandare avanti, augurandosi l’arrivo di molti pellegrini per i prossimi mesi perché è un sostentamento economico importante per la sua famiglia. La sua vita raccontata in poche parole e anche con spirito, con un solo commento alla fine: “non credo di essermi meritata tutto questo, ma la vita è così”. Il rammarico quindi di non arrivare a Santiago dove (pensate!) le avevo promesso di abbracciare il Santo per lei. Spero lo riesca a fare Sandro.

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Franz il viennese: uomo tra i 65 e i 70 anni dai passi lenti, che arrivava con una media di due-tre ore dopo tutti ma che arrivava dappertutto. Aveva iniziato da Vienna a piedi, migliaia di chilometri nelle sue scarpe e una capacità di russare in modo tremendo tutta la notte. Persona piacevole nell’eloquio, quanto da schivare nella postazione letto vicina a lui per non avere la sicurezza della notte in bianco.

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Ed infine ricorderò con gratitudine tutte quelle persone provvidenziali che alla fine del mio viaggio mi hanno aiutato con naturalezza. Dal momento in cui al mattino ho preso la decisione che avrei dovuto tornare a casa, ho trovato supporto fin dalla fermata del bus che mi avrebbe portato a Plasencia, la città più vicina, e dove non sapevo con quali modalità e orari avrei raggiunto Madrid e l’aeroporto. Invece eccole lì che esistono le persone che aiutano, in barba a tutta la sfiducia di chi se ne sta in poltrona ad ascoltare in Tv solo le brutte notizie che inondano la nostra vita.

 

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Non so il suo nome, ma un signore di 77 anni (questo ce lo siamo detto) al quale ho chiesto se sapeva se alla fermata avrei trovato anche un autobus per Madrid, mi ha risposto “non si preoccupi, io sono di Madrid e 5-6 volte al mese vengo qui e ritorno quindi, appena scenderemo dal bus, venga con me che andiamo subito su quello che ci porterà in città e in 4 ore saremo a Madrid”.

E’ andata che, senza perdere tempo, sono arrivata alle 13,30 a Madrid, dopo essere partita alle 9 da Grimaldo. E dopo è stato tutto un chiedere e sentire la risposta “venga con me che vado da quella parte” e così è stato che sono riuscita in un batter d’occhio a salire su un treno verso l’aeroporto, a prendere il bus per andare al Terminal giusto e, arrivata in aeroporto alle 14,30 , sedermi in un angolo e prenotare un volo Ryan Air on-line dal cellulare; non riuscire a fare il check–in on line e trovare la persona gentile del desk check-in disponibile a farmelo (e non pagare quindi i 45€ che Ryan air vuole se non hai il modulo elettronico). Prendere l’aereo delle 21 e che, pazienza, se è partito alle 22,30 …. Lo ridico, ce l’ho fatta anche grazie a queste persone, in barba a tutti quelli che sono capaci solo di indignarsi per le brutte notizie barricandosi dietro l’idea che la gente è tutta stronza e cattiva.

Non è tutto qui, ci sarebbe molto altro, ma non si possono mai veramente descrivere i sentimenti e i pensieri fatti durante un cammino.

 

 

Sono a casa da ieri notte, sto moralmente benone e il ginocchio va meglio, il riposo e un po’ di ghiaccio sono la vera cura. Tornare a casa in modo imprevisto lasciando tutti non è stato facile ma l’animo è leggero anche se, naturalmente, persiste un po’ di rammarico per la mia ciambella riuscita senza buco.

Vilma (….)

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