DI PIENI E DI VUOTI

Mai e poi mai (ma mai dire MAI) avrei pensato di scrivere un post come quello che segue.pieno e vuoto

A mettermi in confusione è bastata una manciata di giorni passati ad occuparmi di un piccolo animale peloso che, in quattro e quattr’otto, ha smesso di essere quello che è sempre stato. Sto parlando della gatta di mia sorella che da ribelle e animale libero come l’aria, gran cacciatrice a cui non sfuggivano topi grandi o piccoli, terrore dei merli che l’avvistavano fischiando per avvisare del pericolo imminente. Lei, felino furbo e svelto nell’aggirare l’attenzione dei volatili per aggredire i poveri pettirossi confidenti presenti nel giardino, non ha potuto evitare l’imprevisto: un piccolo trombo ha otturato la sua arteria femorale esile come uno stelo di forasacco, occludendola e lasciandola paralizzata nelle zampe posteriori fino a che, gatta combattiva, deve aver pensato che era arrivato il momento che i pettirossi e i merli (purtroppo per noi, anche i topi) avessero via libera e si è lasciata andare via. Non sono valse le cure, il cuscino caldo, l’acqua data a gocce per non disidratarla. Niente, lei si è accoccolata sul tappetino, non ha più guardato nessuno e in pochi giorni se n’è andata.

Non sono molto indulgente con gli animali e non amo l’umanizzazione dei cani e dei gatti, per farla breve: mi piacciono gli animali tenendo con loro un certo distacco, insomma non sono un’animalista o una patita dei quattro zampe.

Ma…

La Micia mi piaceva perché riassumeva quello che penso degli animali domestici: mantenere un certo carattere senza farsi sopraffare dalla vita casalinga. Lei era così: indipendente, usciva di casa, non rientrava finché non fosse ora (questo lo decideva lei anche se ti sgolavi a chiamarla) di mangiare qualche boccone o i croccantini, o starsene al calduccio. Certe sera dormiva fuori casa, non si è mai capito dove. Se la squagliava se ti avvicinavi troppo mentre mangiava o mentre se ne stava sdraiata tranquilla al sole. Non voleva le coccole da gatto istupidito e poltrone, si avvicinava lei quando voleva e se lo desiderava. Solo allora ti permetteva di accarezzarla o di prenderla in braccio, altrimenti erano unghie in vista. Micia di carattere. Gatto da caccia e indipendente. Grande arrampicatrice e saltatrice, il giardino il suo regno, i giardini dei vicini regni conquistati nei suoi undici anni di permanenza tra noi.

Dicevo all’inizio, sono bastati pochi giorni in cui, vista l’assenza di mia sorella, mi sono occupata di lei, della sua distaccata presenza, ed infine del suo tracollo e della sua ostinazione a non cedere fino a non poterne più e lasciarsi andare.

Cosi, in un momento in cui sta succedendo di tutto, dove i vuoti si stanno susseguendo a gran ritmo, questa improvvisa mancanza di un piccolo essere che girava per il giardino più che per casa, mi ha lasciato un senso di solitudine. Ogni essere vivente con la sua presenza quotidiana ci regala qualcosa, fosse anche un gatto e la sicurezza di esserci, noi per lui e viceversa.

O forse sono io che non sono più la stessa, e questi momenti fatti di vuoti più che di pieni, ecco che la scomparsa della Micia ha solo acuito il senso di vuoto che da un po’ mi porto dentro. Sarà che mascherina, distanziamento e gel disinfettante sono complici di troppi vuoti, sarà che siamo vicini al Natale ma che mancherà il rito di festa, sarà che parlare in video con la mia famiglia che sta dall’altra parte del mondo non riesce a riempirmi come vorrei, sarà che si sta come quelli sospesi tra il giallo, il rosso o l’arancione con abbracci mancati, dei baci non parliamone, delle presenze amichevoli ridotte ai minimi termini non facciamo neppure menzione.

Cosi mi spendo tra una torta di mele e un disegno, un libro da leggere, una lezione di Storia on line e la cura di mia mamma. E, mentre cerco di riempirmi come posso, c’è un buco da qualche parte che non riesco a trovare, dove tutto il pieno che introduco esce piano piano. Come in una clessidra che si svuota sopra ma, per fortuna, si riempie sotto, forse devo solo aspettare che ogni granello si infili nello stretto passaggio e si ammucchi sotto uno sull’altro e capire che basta cambiare prospettiva, capovolgere le ampolle per ricominciare tutto daccapo, perchè tutto ritorni come era.

Vilma (in attesa del Grande Yang)

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PRESENTE!

bicchiere rotto con vino

Si fa presto a dire “ciò che conta è il presente: qui e ora”

Io, nonostante creda a questo assunto con tutto il mio essere, da qualche tempo fatico enormemente a prenderne atto. Quando sei stato protagonista di un passato recente che ti ha segnato profondamente il cuore e vedi ancora molto nebuloso il cammino davanti a te, diventa tremendamente difficile concentrarsi sul “qui e ora”. Difficile, dico, certo non impossibile.

Sostengo da sempre di essere (e lo sono!) una persona dalla mente positiva, dal pensiero che ogni cosa trova la sua collocazione giusta nel tempo, che non si piange sul latte versato e che “se da oggi la situazione è questa, si DEVE guardare avanti”. Un processo mentale che mi veniva normale, senza pensarci troppo e che ho adottato negli anni di lutto per la morte di mio padre, che ha segnato definitivamente il mio passaggio all’età adulta a 34 anni dopo averlo intrapreso a 32 con la nascita di un figlio.

Ora, dopo più di 30 anni in età adulta, sono diventata anziana e più fragile. Mi sento come un bicchiere di cristallo che si rompe con i suoni acuti, effetti dirompenti in un momento calmo, suoni frastornanti che ti confondono mentre tu stai pensando che “va tutto bene” e stai brindando alla vita col bicchiere di cristallo mezzo pieno fra le mani. I graffi sulle mani, sul viso, causati dal bicchiere che si rompe improvvisamente, impiegano un po’ di tempo a non sanguinare. A me poi, figuriamoci, che ogni piccolo taglio mi lascia gocce di sangue che non coagula per ore… mentre il cuore sobbalza continuamente al ricordo del rumore del cristallo rotto.

Così il mio bicchiere, nonostante rimanga sempre mezzo pieno, mostra la sua fragilità, dopo il colpo di un suono acuto barcolla, si infrange, ma non molla e resta in piedi. Certo, versa un po’ del suo liquido intorno e, come è per un bicchiere da vino che si rispetti, anche su una gamba sola sta su bello diritto.

Quel bicchiere fragile che sono diventata, tra scossoni, suoni acuti, scheggiature, sta comunque salvando il contenuto ancora buono, che può scaldare l’animo.

 Lo metterò da parte, nella credenza, insieme ai bicchieri “buoni” per il prossimo brindisi.

Vilma. (qui e ora)

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ANDRA’ TUTTO BENE, LEGGENDO.

LIBRI IN ITALIANO: i migliori da leggere - Italiano per Stranieri con Marco

Ma si, certo che andrà tutto bene.  Ma…però… boh…

Dopo essere rientrata dai sei mesi trascorsi in Cina e fatta la mia quarantena, mi sono chiesta più volte cosa deve succedere ancora in questo strano Paese perché uno non possa avere troppi dubbi sul fatto che “andrà tutto bene” frase che ho trovato scritto fuori da alcune case e che, credo, sia stato un mantra nei giorni di blocco (quello chiamato lockdown perché fa più non-so-che e in italiano non troviamo mai le parole che invece abbiamo per dire ciò che vogliamo) . A me (così tanto per dire, eh!), già questa frase risuona un po’ come “dopo questo periodo diventeremo tutti migliori”, e chi sa come la penso in proposito, saprebbe fare anche il sottotesto alle due virgolettate.

Nella mia solita visione generalmente ottimista della vita non riesco però a vedere, nelle persone che conosco, lo specchio dove si riflettano le due frasi. Parla-parla con questo o con quello, salta sempre fuori che non c’è fiducia nel futuro, non c’è fiducia nel prossimo tuo, anche se è come te stesso,e nel Paese in generale. Con questa premessa di un sentimento condiviso e cosi poco positivo, voi dite che “andrà tutto bene”? Ammetto che ci sono motivi oggettivi che confortano tali pensieri e che anche io comincio a nutrire più di qualche dubbio sulla riuscita dell’andar bene. Ammetto inoltre che le mie quattro conoscenze non siano il mondo intero e, quindi, io non faccio statistica, anche se la mia statistica personale dice quello che ho scritto sopra, poi del “diventemo tutti migliori” non spreco neanche la forza di pigiare sui tasti per scriverne.

Detto questo, vi dirò che in questi quasi quaranta giorni ho incontrato poche persone, il contatto e lo scambio di parole vere sono state scarse. Di baci e abbracci (promessi via messaggi con “quando ci incontreremo dal vero finalmente potremo…bla…bla…) quasi neanche l’ombra. Chi ho incontrato per salutarmi mi ha porto il gomito… vabbè, io no. Mi sembra il “diamoci il cinque” che proprio non mi va. comunque sorrido e lascio il mio abbraccio a metà e non alzo il gomito nel senso letterale del termine, anche se la voglia di farlo in modo reale, con quel che significa questo gesto nel parlato comune, mi assale dopo alcuni discorsi sentiti in giro, e cin, cin.

Mi era parso di capire che nessuno doveva andare in ferie ed invece tutti i miei conoscenti/amici/parenti il mese scorso non erano a casa. Certo molti di loro, dopo la forzata residenza nei mesi passati chiusi in casa a fare il pane e imbiancare le pareti, hanno finalmente potuto riaprire le case di campagna, al lago, al mare, cosi io, nella mia beata solitudine agostana, ho fatto quello che ho fatto in questi mesi lontano da casa: mi sono sfondata gli occhi nella lettura.

In Agosto e in questi pochi giorni di settembre mi sono esercitata con un’amica a colpi di Haiku cercando sempre il numero giusto di sillabe nel componimento e, soprattutto, ho letto molto.  Oltre a qualche sprazzo di notizie quotidiane, lette per non rimanere proprio al buio su tutto, mi sono buttata sui libri dai più svariati titoli e autori, mischiando un thriller di Jeffrery Deaver, alle investigazioni sempre uguali nel ritmo, ma gustose, di  Sherlock Holmes, passando dal divertente “Portami il diario” della Valentina Petri (ormai chi non la conosce?), al libro postumo del grande Andrea Camilleri (Riccardino), gustando un Simenon insolito ma sempre piacevole e un po’ triste e meditando sul delicato “Due Vite” di Emanuele Trevi che sto ultimando. Mi aspetta, sul tavolino del salotto, il Kindle per continuare con Sherlock (ho preso l’opera completa e non sono neppure arrivata a metà dopo 2 mesi), in successione incontrerò Steinbeck e la sua Valle dell’Eden, ed il Farmacista del Ghetto di Cracovia di Pankiewicz e Per le antiche strade di Mathijs Deen.

Centinaia di pagine mi hanno fatto compagnia e altre mi attendono. Quelle lette fino ad ora mi hanno fatto spesso dimenticare la lontananza di chi mi è caro tra i più cari, mi hanno fatto viaggiare dove non sono mai stata e ci sono state parole che mi hanno fatto riflettere (“non siamo nati per diventare saggi, ma per resistere”), ho anche rivalutato il bel modo di scrivere degli scrittori dei tempi passati, pagine senza infarciture di esclamazioni scurrili e banali, e mi sono ripetuta spesso che solo leggendo molto (forse) diventeremo un po’ migliori di come siamo, dando la possibilità alla nostra mente di allargarsi e arricchirsi quanto più possibile. E, sicuramente, andrà tutto bene se molti ignoranti dei social perdessero meno tempo a scrivere scemenze ripetendo le solite parole trite e ritrite e si mettessero a leggere un po’. Andrebbe sicuramente tutto meglio se si smettesse di mettere in prima pagina chi non lo merita e, anziché propinare ai giovani molto “panem et circenses” (leggasi discoteca e insulsi programmi tv ), si desse loro la possibilità di un serio rientro a scuola e un vero aiuto alla loro crescita con lo studio. Forse tutti perderebbero un po’ di paura e ricominceremmo, da qui, dai giovani che studiano e che leggono, a far andare meglio le nostre vite.

Ciao a tutti. Vi mando un saluto, no…non col gomito. Risparmiatemelo.

Per gli abbracci, ne riparliamo un’altra volta. – Vilma (leggendo)

https://www.sololibri.net/Italia-si-legge-poco-dati-istat.html

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EHILA’ BEPPE!…

ehila beppe

A tutti i Beppe, che riassumo con questo nome per sottintendere “amici” che spesso hanno dato una sbirciatina qui, volevo in quattro righe darvi un saluto.

Si, dai, lo sapete ormai tutti: Sono tornata a casa dopo mesi, sei per la precisione, solo perchè ormai dovevo.

Sono tornata qui sul blog dopo mesi, sette per la precisione, solo per rivedere i miei scritti, nient’altro.

Durante la mia assenza, sia qui che là, sono successe millela avvenimenti, italiani, europei, mondiali, personali, che raccontarli tutti non si puo’ ne’, per la verità, ho voglia di farlo.

Sono riemersa dal buco dell’assenza e della quarantena fiduciaria giusto due giorni fa e, come la talpa Enrico, quasi non ricordo nomi di alcune persone e le situazioni italiche viste qui da qui mi paioni distanti dal mio sentire molto più dei novemilachilometri, dei centoottantadue giorni, delle quattromilatrecentosessantotto ore della mia permaneza fuori dai patri confini.

In questi sei mesi posso però dirvi di aver letto molti libri, di aver cullato gli affetti più grandi che ho, di aver sperimentato la capacità di adattamento fisico e mentale che ho scoperto di avere in modalità smisurata.

Detto ciò, direi che non mi resta che invitarvi a bere un limoncello (il maraschino non ce l’ho!), una cocacola, un bicchiere di acqua fresca o un tè, che sarebbe poi un modo per riabbracciarvi e, non temete, ho fatto il tampone-negativo e nonostante ciò tengo la distanza di sicurezza, mi lavo sempre le mani, mi metto la mascherina , non sto vedendo nessuno che abbia il virus e, sioprattutto, non sono andata in discoteca,.

si, ve lo offro proprio volentieri da bere…Per tutto il resto, c’è tempo.

VILMA – (ritornata dal futuro)

 

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NODI e NODI

nodo savoia

Ci sono nodi e nodi: quelli da marinaio, da pesca, o da scalatori di montagna, quelli della sarta sul filo da cucito, quelli della cravatta, quelli da muratore, quelli bellissimi del legno, ci sono quelli che “vengono al pettine”… insomma ce ne sono una infinità.

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I nodi si possono fare con diversi materiali: corda, spago, seta, tessuto e molto altro materiale, purchè avvolgibile.Tutti li possiamo fare o imparare a fare, Tranne quelli del legno che sono già fatti dalla natura e quelli che “vengono al pettine”, ma per questi ultimi è una storia diversa.

Alcuni nodi li fai e li disfi, secondo necessità, come quelli delle stringhe delle scarpe, altri li fai perché devono durare nel tempo perché, forse, devono sorreggere qualcosa come ad esempio un tutore per un albero o come quelli fatti per fermare una cucitura e se si disfano son guai: un orlo pende, un pantalone casca e via dicendo.

Poi ci sono dei nodi tutti particolari e invisibili: quelli dell’animo. Si formano in momenti particolari della vita, si accumulano, sembra che si sciolgano, poi ritornano più aggrovigliati di prima. Sono nodi che legano la mente e finiscono per legare il corpo. Sono spesso dovuti al peso dei doveri che ci accompagnano giorno per giorno, a quello degli obblighi che ci imponiamo verso gli altri o che subiamo in famiglia da coloro i quali amiamo.

tagliare-il-nodo-Se per quelli fatti di corda e tessuto ci vuole pazienza ma, prima o poi, si possono sciogliere o, in casi estremi,  gli si dà una bella sforbiciata e si eliminano radicalmente, quelli che si formano dentro di noi richiedono un altro tipo di trattamento continuativo come formulare pensieri positivi, riposando la mente facendo una passeggiata o bevendo una tisana con un’amico/a, facendo uno sport, colorando un mandala (si, è vero, è un atto rilassante e meditativo che talvolta faccio), parlare con qualcuno che ci piace e che sentiamo amico/a, leggere  ascoltando musica rilassante o restare in silenzio.

Altrimenti non c’è via di scampo…non ci resta che farci uno sciampo (cit. di G.Gaber rivista e corretta.)

Vilma (“Scende l’acqua, scroscia l’acqua calda, fredda, calda…”)

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NATALE CON un po’ dei TUOI

Si, anche quest’anno il Natale si presenta, è scritto sul calendario.

Fino ai primi di dicembre le domande erano: Faccio gli addobbi? Non li faccio? Per chi li faccio che non c’è nessuno che arriva? Li faccio per me, per noi due? Conclusione: Lascio stare e chi s’è visto s’è visto…Poi ricevi un messaggio dall’oriente con la foto di una prenotazione aerea e allora non ci sono più scuse, ho capito che Natale davvero stava arrivando ed anche se non arriverà per intero, ma solo una fetta, cosi sia: si aprano le danze.

NATALE SPELACCHIO

il mio Ferracchio-Spelacchio

E allora, con una bella spinta, ehhhhh ooohp-là! abbiamo addobbato l’albero esterno con le lucine e fatto quello interno con fiocchetti rossi (quest’anno anche io mi sono adeguata ad un simil spelacchio-ferracchio) e così Siamo (quasi) tutti pronti. Abbiamo anche deciso i menù per le abbuffate con i consueti antipasti, le lasagne, gli arrosti, i panettoni e pandori col mascarpone, è stata spolverata la tombola e riesumate le carte, si stanno preparando i divani per le pennichelle digestive del dopo pranzo.

Ecco allora svelato il mistero: Quest’anno mi mancava l’idea del Rito. Il rito è necessario per entrare in un’atmosfera, definisce un momento, una prassi abituale, una consuetudine e, in senso non religioso, è l’usanza in genere tipo che il giorno di Natale tutta la famiglia si riunisca.

Ma io avevo solo un pensiero “quale famiglia se la mia è cosi lontano?”

Comunque, come dice il vocabolario Treccani, il rito e ”una operazione condotta con estrema serietà e impegno” e io mi ci sono messa dentro e impegnata fino al collo: i Regali sono pronti e infiocchettati, gli addobbi, se pur non fastosi, si illuminano tutte le sere, le provviste per il mio contributo per imbandire  la tavola della festa sono in dispensa e aspettano la giusta trasformazione.

In ogni caso il momento è particolare, l’animo non è del tutto rilassato, la festa sta arrivando ma fino al giorno 25, dove prevarrà lo stordimento provocato dagli effluvi culinari ed il dubbio se avrò tenuto conto di tutti con i miei regalini sperando di non aver dimenticato qualcuno… ecco, fino a quel momento mi chiederò se il Natale è tutto qui, se non sarebbe meglio pensare a qualche cosa di diverso, a qualcuno di diverso che con quello che ci sarà in tavola potrebbe far festa per un mese.

Ma mi ripeto anche che, forse, i Riti sono proprio questo, il Natale soprattutto è il ripetersi costante delle stesse cose: le luci e i regali, il cibo, il panettone, il vedere le stesse facce famigliari, farsi gli auguri, abbracciarsi una volta all’anno, pensare ai bambini che scartano le sorprese sotto l’albero sicuri di un Babbo Natale arrivato di notte, è vivere insieme gli stessi momenti almeno un giorno all’anno .

NATALE Sarà la piccola felicità che intorno alla tavola, nello stesso giorno, ci saremo ancora una volta tutti, o quasi.

ANGIOLETTI di tappi

Vilma (Natale quando arriva, arriva)

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Per puro caso…la crema di pere

sbirciare 2

Da tanto non sbirciavo qui dentro.

A mettermi voglia di sfogliare le pagine virtuali di questo mio diario e rileggere alcuni miei scritti è stata una cara persona che mi ha inviato una mail due giorni fa. L’ho ricevuta e letta che era quasi mezzanotte, orario incredibile per me che alle dieci e mezza al massimo sono solitamente già addormentata.

“  Carissima Vilma, per puro caso ho scoperto il tuo blog, ho iniziato a leggere e mi piace, sono partita dal basso, dal 2008, ho poco tempo da dedicare al computer ma se riesco lo leggo tutto, è bello come ti racconti e in questo modo conosco più cose di te”

Leggendo queste sue parole sulla mail mi sono ricordata del mio spazio con quella “voglia di un mondo all’altezza dei sogni che ho” e sono rientrata qui, per vedere che fine stessero facendo i miei tanti articoli scritti in più di dieci anni di attività di questo blog. Ed ecco che scopro che la quantità di visite giornaliere rimane la stessa di quando scrivevo assiduamente, anzi è un poco aumentata se considero che la media oggi si aggira a più di trenta. Mi sono meravigliata e credevo , dopo aver chiuso le finestre e serrata la porta, di trovare muffa e polvere , invece….

Questa cara amica ha così risvegliato in me un po’ di curiosità e, sempre leggendo la sua mail ho inteso che avrà sicuramente letto anche qualche mia ricetta perché, insieme alle parole dove dice di avermi scoperto, sulla stessa mail me ne ha mandata una sua,  semplice-semplice. Mi è talmente piaciuto questo pensiero che ha avuto nei miei confronti che ho pensato di dedicarle questo spazio e di pubblicare la sua ricetta. Io non l’ho ancora provata, ma si tratta dell’esecuzione di un dessert talmente accattivante e veloce che mi sento di consigliarla a tutti.

CREMA-DI-PERE-CIOCCOLATO

CREMA DI PERE (la foto è tratta dal web)

ingredienti per 4 persone :

7 pere Williams mature

30 gr di cacao amaro

70 gr di amaretti sbriciolati

100 gr di zucchero bianco

Sbucciare le pere, togliere il torsolo, tagliare a pezzetti e farle cuocere con mezzo bicchiere di acqua a fuoco dolce per 20 minuti-

Quando sono ben morbide aggiungere gli altri ingredienti e lasciare bollire piano per altri 20 minuti, mescolando di tanto in tanto- Spegnere, lasciare intiepidire e poi frullare- dividere la crema in coppette, mettere in frigorifero per circa 3 ore –

 

Cara Michela, grazie! Presto la proverò anche io.

Servirà ad addolcirmi la gola, il corpo ed anche la mente.

Vilma (ritornata per un’ora a dare aria al blog)

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LA MIA PICCOLA BATTAGLIA DELLA SETTIMANA “SENZA PLASTICA”

no-plasticaMi ero detta che sarebbe stato difficile, ma non impossibile raccogliere la richiesta lanciata da NO WASTE e raccolta da siti come Green me e Lifegate e molti altri.
Oggi è la quarta giornata di sfida per evitare di riempire di plastica il carrello della spesa e la battaglia si sta dimostrando difficilissima, certo non impossibile da combattere e, per quanto mi riguarda, il risultato non è comunque soddisfacente.

Avevo creduto di essere brava e virtuosa in questa settimana, di riuscire ad abolire tutta la plastica possibile, imparando quello che ancora non mi era chiaro, visto che cerco da tempo di non cadere troppo nelle grinfie delle scatolette plastificate per frutta, verdura, vaschette per il pesce e carne e invece….
Per quanto concerne la verdura sono fortunata ad avere un marito che coltiva l’orto, cosi che insalata, rucola, crauti, biete, cicoria, e prossimamente zucchine, piselli, fagioli, mi arrivano in casa a km zerissimo e con i sacchetti di recupero che tengo da parte per il riuso. Mi sono salvata comperando formaggio e uova nel fine settimana in campagna dove, nel negozietto, mi hanno confezionato i formaggi in carta non plastificata, le uova nel sacchetto di carta, idem le patate e le cipolle.
Per quanto riguarda le uova, per la verità, di solito anche al supermercato da tempo scelgo sempre la confezione di cartone, di solito sono le uova “bio” che adottano questo imballaggio.
La frutta non c’è verso, o la comperi al mercato col tuo bel sacchetto di carta come ortolano comanda o, in altri negozi, ad andare bene, hai il sacchetto compostabile (quello famoso che paghiamo € 0,01), non c’è supermercato nella mia cittadina che adotti il sacchetto riutilizzabile o di carta.

pane incartato

Il pane: va bene acquistato dal panettiere che ti dà ancora il bel sacchetto di carta col nome del negozio, ma anche al banco del pane al Conad me lo danno senza plastica, a differenza della maggior parte dei supermercati col banco pane self-service che ti obbligano al sacchetto con finestra in plastica.

Per tutto ciò che ho comperato nel supermercato ho fallito al 50%, non avendo tempo di andare nel mercato cittadino per vedere come sarebbe andata la mia spesa senza plastica, ho dovuto subire ob-torto-collo, ma non credo che anche lì sarebbe andata molto meglio, mi resta da sondare il mercato “bio” che fa capolino 3-4 volte l’anno (!!!!) nella mia città. Il problema grosso degli acquisti plastificati, quindi, è sicuramente quello di fare la spesa nei grandi o piccoli supermercati ma, ho constatato, che non siamo salvi neppure nel negozietto
Se compero ricotta e mozzarelle sfuse, anche al mercato o al banco dei freschi del supermercato, me li infilano nel sacchetto di plastica quindi, visto che non posso fare la spesa tutti i giorni il risultato in quantità di plastica, al momento, è lo stesso che se acquisto la mozzarella o la ricotta confezionata che mi dura qualche giorno in più in frigo. Visto inoltre le esigenze familiari (non mie che continuo con la dieta vegetariana con successo) di mangiare in questo periodo carni e pesci, sono andata benino ma non bene riguardo gli imballaggi relativi : al banco dei freschi hanno affettato e confezionato il roast-beef in carta plastificata ed un foglio separatore (sempre in plastica) per non far attaccare le fette (non ho fatto in tempo a dire di non metterlo e il pacchetto ed era già bell’e chiuso). In macelleria, la carne richiesta è stata avvolta in carta plastificata ma, mi sono detta, almeno non c’è la vaschetta in polistirolo, idem per il pesce: niente vaschetta ma carta plastificata.
Ho girato ultimamente come una matta per trovare la soluzione anche per miei pesciolini che avevano filtri “usa e getta” con parti in plastica nell’acquario e, per non mettere quelli che erano in dotazione, alla fine ho adottato un filtro lavabile e riutilizzabile (plastico, ahimè!) ma che durerà anni anzichè solo 30giorni come i precedenti.
Poi, girando negozi e supermercati per gli altri acquisti mi sono sentita comunque desolata:
Tubetto di dentifricio nel tubetto plasticato, sciampo nel flacone di plastica, yogurt nella plastica (alcuni hanno il vasetto in vetro ma non dove faccio io la spesa) – dovrò ricominciare a farmelo da sola come già facevo fino a prima dell’inverno scorso – al momento compero confezioni da 1kg, mi sembra di ridurre la quantità di plastica ma non so se sia vero. E ancora: gelato nella plastica o nel polistirolo, succhi di frutta nella bella bottigliona di plastica, pile nella plastica e cartone, pacchetti di biscotti, creachers e fette biscottate nella plastica, pasta, riso, cereali e legumi secchi nei “bei” sacchetti di plastica, olio di semi nella bottiglia di plastica e anche l’aceto, che fino a qualche mese fa trovavo in bottiglia di vetro adesso lo confezionano nella plastica, dovrò vedere di cambiare marca e se esiste ancora quello imbottigliato nel vetro da un litro (Aceto Ponti da mezzo litro è nel vetro, lo so, e anche l’aceto balsamico) . Detersivi e prodotti di pulizia tutti nel bel flacone di plastica (anche se posso decidere di comperarli sfusi col contenitore riutilizzato), sapone marsiglia da bucato avvolto nel bel plasticone.
Pensate che qui in queste poche righe ho preso in considerazione solo una parte della spesa di famiglia, praticamente solo quella delle pulizie e quella mangereccia ma, come possiamo ben capire, siamo veramente invasi dagli imballaggi in plastica non esclusi gli oggetti per la casa (ciotole, contenitori da frigo, sacchetti per il freezer etc…)
Ecco, davanti a questo, pur facendo scrupolosamente la raccolta differenziata, dove separo anche la plastica delle finestre delle buste della corrispondenza, mi sento che non faccio ancora abbastanza e vedo, nonostante la buona volontà, che la strada è ancora lunga e tortuosa.

vilma (la strada è lunga e lastricata di plastica)
P.S. dimenticavo! non uso acqua in bottiglia: solo acqua del rubinetto da tanti anni

PP.SS non è che mi è ritornata voglia di scrivere, ho solo fissato qui, per me, quanto ho fatto per questa mia battaglia in corso contro la plastica

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TRENTANNI

rose di maggio (2)

” ….morire di maggio

ci vuole tanto, troppo, coraggio….”

 

Visti da fuori, caro papà, oggi sono trent’anni.

Dentro, ti assicuro, è come se fosse successo ieri.

 

vilma (solo Vilma)

 

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BUON LUNEDI

0_voglio-un-mondo-allaltezza-dei-sogni-che-ho

Vista la perdita di documenti scritti e foto che, minuziosamente, preparo nel tempo libero e archivio nella cartella “blog” del PC per essere pubblicati a tempo debito, non ho alcuna ricetta del mese da proporre. Penso che ve farete subito una ragione, come del resto ho fatto io.

Dico questo sapendo perfettamente che il mio scrivere sulle pagine di questo blog serve più a me che a chi mi legge, e che la voglia di condivisione on line delle mie (piccolissime) esperienze quotidiane, sia nell’area ristretta di una cucina, come in quella più vasta delle mie giornate (perchè oltre la cucina c’è molto altro!), non suscita nei miei lettori particolari sensazioni tanto da interagire sui commenti, tranne rarissime volte.

Lo so e lo deduco dai resoconti del mio sito: mi leggono in media tra le 20 e le 30 persone al giorno, che arrivati qui sfogliano un numero di pagine di poco superiore all’articolo che ricevono o che cercavano o in cui si sono imbattuti per caso; i commenti agli articoli sono presso che assenti quindi, come vedete, i miei scritti sono soltanto una mia necessità.

Lo so e lo deduco anche da esperienze passate: Anni fa tenevo una raccolta di frasi e aforismi che ricavavo dalle letture di articoli di quotidiani, di libri e riviste e, per un paio d’anni, ogni lunedì, inviavo  ai miei amici veri o buoni conoscenti una mail con “il pensiero del lunedi”, nient’altro, appunto, che aforismi o frasette come spiegato sopra. Mi piaceva e da parte mia era un modo settimanale per dire a tutti “buon lunedì e buona settimana, vi penso”.

Insospettabilmente, quanto improvvisamente, ho troncato l’invio.

Non una persona (amici veri o buoni conoscenti) che dopo la decisione di non augurare più il “buon lunedi” mi abbia scritto “perché non mandi più la mail col pensiero del lunedi”? ho ritenuto, con l’esperimento dell’interruzione, che da quel momento avevo esaurito l’interesse ad augurare alcunchè ad alcuno e che a nessuno interessasse quel che inviavo. Ho pensato, non avendo un contraddittorio che, forse, i miei invii fossero una piccola intromissione nella quotidianità dei destinatari, ho realizzato che la spedizione settimanale fosse un bisogno solo mio o, forse, ho avuto finalmente la presa di coscienza che siamo tutti troppo indaffarati per sentire la mancanza di un’amica o conoscente che scrive il suo pensiero o ti rende partecipe del suo piccolo mondo.

Ecco, credo di aver capito che, probabilmente, anche col blog andrà così.

Sto esaurendo la voglia di raccontare, di condividere e di stare con la finestra aperta per far sbriciare a qualcuno (conoscenti, amici o perfetti estranei) l’interno delle mie stanze. Credo che a pochi o nessuno interessi se le pareti di queste stanze siano ben dipinte o se vi sono sprazzi di colore distribuiti a sorpresa su qualche parete che ancora non conoscono. Credo sinceramente che Nessuno sentirà la mancanza in questo  mio mondo che si affianca ad un mondo pieno di notizie inutili.

Per favore non scrivete commenti per convincermi del contrario, non ne avete scritti fino ad ora, non è il caso di dire la vostra che, tra l’altro, non mi farà cambiare idea se mai attuerò l’abbandono di queste pagine.

Non chiuderò il blog, semmai lo lascerò libero di vagare alla velocità dei 100 mega della fibra fino all’oblio.

Vilma (buon lunedi, buona settimana, vi penso)

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