AGOSTO

Sprazzi di lucidità nel mezzo del torpore di questi giorni di caldo africano.  Io, che dovrei vivere mediamente tra la Svezia e la Norvegia, ma potrebbe anche andare bene la Val d’Aosta o la Val Venosta; io, che da giugno vivo periodi di gran caldo, che con i 40gradi di Pechino credevo di aver fatto già la mia parte di assorbimento del calore, mi sbagliavo di grosso.

Ma cosa fate voi quando ci sono 34-36 gradi di pomeriggio e in casa si deve vivere con l’aria condizionata o il ventilatore se va bene? Di guardare la televisione non se ne parla perché, come solito, mi stanco dopo 5 nanosecondi che la accendo. Per le parole crociate sono poco concentrata, leggere un po’ va bene, ma alla fine ho la nausea da lettura, che per la verità è nausea di starmene chiusa in casa ore e ore.

No, davvero… ditemi voi cosa fate in questi casi, quando la vicina di casa (che nella fattispecie è mia sorella) è in ferie, l’altra sorella si è trasferita a 250km da qui, le amiche sono alla loro casa al mare, al lago o in montagna, quando non mi piace andare per centri commerciali e non ho voglia di passare il tempo a cucinare aggiungendo il calore al calore e mi dà pure fastidio farmi un caffè.

Va be’, neanche scrivere mi disappanna la mente.

Boh…se trovate la soluzione, fatemelo sapere.

Vietato dire PARTI ANCHE TU PER LE FERIE, questa è una soluzione troppo facile, ed è già venuta in mente anche a me.

Magari ci risentiamo in settembre con la temperatura che scende e le idee che risalgono.

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….e , se non si fosse capito, ho scritto non certo per lamentarmi del tempo, quanto per augurare a tutti

BUONE FERIE !

 

 

 

 

Rilassatevi, divertitevi, leggete, oziate, fate un po’ quel che vi pare!

Vilma (agosto: blog mio non ti conosco)

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Una ricetta al mese 5-18

Causa di forza maggiore ho saltato la ricetta di “una ricetta al mese”…forse due. Chi lo sa? Non ho tenuto il conto e non credo sia così importante.

Oggi, però, mi è venuta voglia di scriverne una e siccome è da stamattina che mi muovo in cucina tra i fornelli per la trasformazione delle verdure dell’orto e la stagione si è dimostrata generosa con una super produzione di zucchine, ho pensato ad un’alternativa tra le tante modalità già utilizzate per questi ortaggi e, dopo averle fatte alla griglia, cucinate stufate, usate per pesto con basilico, fatte a spaghetti con la macchinetta infernale… cosa fare con quelle diventate un po’ grosse per via dell’assenza del passaggio di qualche giorno dall’orto?

mumble ….mumble…Pensa che ti pensa ecco che oggi ,in un giorno di pioggia senza il caldone soffocante dei giorni scorsi ho pensato di cucinare una bella

CREMA DI ZUCCHINE facile-facile

crema di zucchine (2)

INGREDIENTI: 700gr di zucchine – 1patata grossa – 1 cipolla bianca – 10foglie di basilico

Olio evo – Sale e mezzo dado vegetale

COME  FARE: Tagliare a tocchetti le zucchine e la patata – Affettare la cipolla – Mettere in pentola con acqua, olio, basilico

aggiungere il mezzo dado vegetale e aggiustare di sale se necessario – Coprire con acqua e cuocere lentamente

Quando le verdure saranno cotte ridurle in crema con il frullatore ad immersione.

crema di zucchine (1)

Servire calda o tiepida, con crostini.

A piacere aggiungere un filo di olio crudo nel piatto.

 

vilma (zucchine per tutti i gusti)

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Una nonna a Pechino

Pechino (4)

Pechino – maggio/giugno 2018.

Come d’obbligo (per me dico) racconto questa nuova andata dove, da sola e per tre settimane, mi sono recata nella megalopoli cinese per fare la nonna a tempo pieno al nipotino di 10mesi.

E per raccontare come ogni volta che ci vado, io viva un’esperienza diversa.

Per mio nipote, nato il primo agosto scorso, sarò una nonna “a distanza”, quella che verrà vissuta a tempi alterni e con intervalli lunghi tra un incontro e l’altro, colei che parla come il papà ma che si fa capire anche se gli si rivolge in una lingua così diversa da tutti quelli che gli parlano quotidianamente, una lingua che, inevitabilmente e spero, imparerà. Sono la nonna che lo ha salutato ai primi di gennaio piccolissimo poppante e l’ha ritrovato a fine maggio che gattona per casa.

Le giornate scandite con un piccolo da accudire sono state una assoluta novità per me. Chi mai si ricorda le stesse problematiche a 30anni di distanza, quando invece che nonna svolgevo il ruolo di neo-mamma? Non io. Ma non ci sono paragoni tra le due vicende di vita: innanzitutto oggi per me non ci sono le stesse energie fisiche di allora e poi ho sempre ritenuto che i nonni siano diseducativi e quindi ci si può divertire un po’ di più nel nuovo ruolo in compagnia dei piccoli tiranni. Lo dico con ironia, anche se con fermezza, per significare che abbiamo, da nonni, un ruolo diverso: più accogliente, più indulgente, più incline ad accettare le piccole tirannie dei nipotini, lasciando il mero compito educativo ai genitori. Solo così io ritengo possiamo goderci in pieno il ruolo nonnesco e comportarci in altro modo che “da mamma” (Da genitore in genere) con tutte le regole che il ruolo genitoriale dovrebbe imporre e che, da nonna, in molti casi non ritengo più così importanti.

Detto questo, cosa si fa a Pechino in un arco di tre settimane a cavallo tra maggio e giugno con un nipotino così piccolo?

Innanzitutto la città soffre ancora troppo spesso di alto inquinamento, quindi è d’obbligo ogni mattino verificare che le polveri sottili nell’aria non superino i valori di 120, che equivale esattamente ad un valore che a Milano fa suonare un campanello di allarme molto rilevante (più del doppio del consentito!!!) mentre a Pechino con una giornata così si aprono le finestre di casa perennemente chiuse, e si respira a pieni polmoni…beh, si fa per dire!

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Inoltre a giugno cominciano le giornate calde, con valori che si sono attestati spesso nei giorni della mia permanenza sui 35-37°c. con picchi anche di 40°. Potete ben capire che, tra inquinamento, caldo, bimbo di 10mesi che durante la giornata crolla addormentato un po’ a tutti gli orari, la vita si è svolta praticamente nell’ambito casalingo. Niente da raccontare dunque? Certo non voglio soffermarmi a raccontare quanto bello, bravo, intelligente sia mio nipote, del resto penso capirete che se lo dico non sto mentendo essendo lui, tra le mie conoscenze e parenti, l’ultimo nato, e chi non lo sa che l’ultimo arrivato è sempre il migliore, il superdotato?

Restando a noi, cosa si fa quindi nei tempi in cui, tempo, pappe, nanne, inquinamento lo permettono? Ovviamente si esce dalle quattro mura e si fa un giro fuori, preferibilmente dove c’è poco traffico, meglio in mezzo ad altra gente e in mezzo al verde accessibile a pochi passi da casa per una camminatina a guardare il mondo che gira attorno a dove si vive

Caricato il mio 8kg e mezzo sulle spalle, uscivamo con allegria, battendo le mani e salutando tutti quelli che incontravamo, con destinazione il Parco Vicino Casa, dove si possono sempre vedere attività interessanti e molto spesso accompagnati da musica….che ci piace tanto!

Tutto comincia appena scesi in strada, con la musichetta che esce dal cortile della scuola materna dove i bambini cinesi praticano tutte le mattine uno sport con l’insegnante che impartisce i comandi e che li tiene in riga, nel caso, al solo suono di un fischietto.

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Poi, per continuare il nostro percorso, si passa dal giardinetto accanto dove ogni giorno le signore fanno danza collettiva e, siccome c’è la musica, il mio bimbo canta a modo suo.

Ma c’è anche da guardare in modo interessato tutta la gente che quotidianamente  esce di casa e si ferma qui per la ginnastica mattutina usando gli attrezzi del giardino.Infine, passo dopo passo, immergiamoci nel parco ad ammirare: chi suona tamburi e piatti e le signore che che danzano col ventaglio al suono dei tamburi e il parrucchiere da pochi yuan e dal servizio rapido e poco igienico (ma qui a pochi importa)

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ci fermimo a vedere chi gioca a calciare il piumino (vietato farlo cadere!) poi l’insegnante di TaiChi con l’allieva e le professioniste del Taichi che ogni giorno sono qui a perfezionare i loro passi il tutto condito da musichette cinesissime e molto rilassanti.

Naturalmente incontriamo le solite poltrone o sedie sparse per strada e nei parchetti (per la verità sempre meno in nome del decoro cittadino)

…e c’è sempre qualcuno che dorme da qualche parte in barba al decoro cittadino.

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Un po’ le solite cose, per me.  Novità assoluta e il mondo da scoprire per lui.

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Ma anche le nonne amano un po’ di movimento. Quindi, alla fine di questa nuova avventura in cui mi sono dedicata anima e corpo ad un piccolo che ha fagocitato ogni momento libero, non voglio dimenticare il godimento dell’ultima sera della mia permanenza dove Jacopo e i ragazzi di AGIC (Associazione Giovani Italiani in Cina di cui Jacopo è membro), mi hanno invitato ad una camminata serale per le vie di Pechino, tra vecchi Hutong della zona di Gulou e il lago Beihai mettendo insieme un percorso di 10 km culminato in una bevuta di spritz accompagnati da arancini e chiacchiere multilingue.

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Fantastici questi giovani, Mi hanno già iscritto alla prossima….quando?! non si sa, ma quando sarò di nuovo là, ci sarò!

Vilma (Pechino- Milano A/R )

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Una ricetta al mese 4-18

In previsione che, FORSE, arriverà l’estate e il caldo, le cene fredde e gli aperitivi all’aperto, ecco un paio di salse da servire a tavola.

Salsa di cannellini

Pesto con zucchina

Pesto con zucchina 1

Vilma (previsione di tempo variabile)

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YA BASTA…. Adesso Basta…

Sono stata al PAC (Padiglione di Arte Contemporanea – Milano) dopo aver letto di questa mostra temporanea  di Teresa Margolles, una delle artiste che più ha trattato il tema della brutalità del narcotraffico in Messico. Lo fa con questa esposizione di opere, installazioni e video dove “esplora morti violente, l’ingiustizia sociale, l’odio di genere, la marginalità” dove “ violenza e desolazione, sebbene si riferiscano ad una situazione locale, sono prodotti di forze diffuse su scala globale” come viene citato sul libricino che accompagna la mostra.

Il titolo esatto della mostra è YA BASTA HIJOS DE PUTAS (Ora basta figli di puttana), “frase rinvenuta sul corpo di una donna a Tijuana….messaggi incisi o scritti sui cadaveri abbandonati nello spazio pubblico sono tipici dei gruppi di narcotrafficanti, che usano questa modalità come avvertimento e intimidazione nei confronti di altre bande….”

Per l’artista questa frase diventa invece un grido da innalzare contro la violenza dei narcotrafficanti, un grido contro la continua violenza sulle donne e come denuncia all’omertà e alla mafia.

Non è stato facile guardare la crudezza delle immagini e sapere che talune opere sono state realizzate utilizzando materiali, anche biologici, raccolti sui luoghi dei delitti per entrare in contatto diretto tra chi guarda e chi ha subito atti di violenza.

E’ una mostra unica, imperdibile, che colpisce e ferisce profondamente.

Lascio parlare le foto che ho scattato, non di tutto quanto esposto, mentre consiglio a tutti la visione, Entro il 20 maggio  http://www.pacmilano.it/exhibitions/teresa-margolles/

 

Karla, Hilario Reyes Gallego
Karla-Hilario Reyes Gallegos
(prostituta Transessuale trucidata e lapidata brutalmente)

 

La Gran America

La Gran America 1

 

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 installazione “JoYas” : nel 2007 Teresa Margolles ha commissionato ad un orafo una produzione di gioielli in oro 10K chiedendo di ispirarsi ai modelli indossati dai signori della droga. Le pietre preziose che normalmente arricchiscono questi gioielli sono state sostituite da frammenti di vetri rotti (parabrezza di auto distrutte,finestre di case, etc,,)che l’artista ha prelevato dai cadaveri giunti in obitorio a seguito di regolamento di conti….
57 Cuerpos

57 Cuerpos

l’opera “57 Cuerpos” è una istallazione lunga circa 22 metri composta da 57 pezzi di filo annodato. si tratta di fili residui dalle autopsie per ricucire corpi non identificati – ogni filo rappresenta la reliquia di un corpo senza nome
 in PM10 sono esposte  copertine di un quotidiano che testimoniano la consuetudine alla violenza della citta messicana di Ciudad Juarez con i suoi giornalieri morti ammazzati
in Papeles la tragica visione di forme astratte su fogli di carta ottenute immergendo i fogli di carta in acqua recuperata in un obitorio del Messico, ci mette subito di fronte alla situazione violenta che l’opera stessa ci trasmette.
Vaporizaciòn (1)

Vaporizaciòn

Vaporizaciòn (2)

 

Vilma (adesso basta, adesso basta, adesso basta…)

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STORIA DI UN ERRORE

Ho fatto un errore e voglio qui raccontarvi la storia, è un fatto che mi è accaduto da poco. Beh insomma, ecco com’è andata.

senza-dimora

E’ un giorno qualunque, per la precisione è un lunedì pomeriggio, io sono sulla metropolitana e viaggio verso Milano.

Alla fermata di Udine? Lambrate?… Non ricordo, sale un ragazzo e subito si mette accoccolato proprio a pochi centimetri dall’ingresso del vagone. Sto leggendo, mi accorgo che c‘è qualche cosa che mi disturba. Un odore un po’ stantìo mi fa alzare gli occhi e lo vedo, sempre lui, sempre lì accoccolato.

Lo osservo, orecchino al lobo, capelli neri ricciuti, vestito non bene, non male ma esattamente da ragazzo del giorno d’oggi, le mani un po’ sporche e in mano un fazzoletto. Piange? Mi pare di si…un po’ tira su col naso e mi pare proprio che stia piangendo. Non è pulito, si vede e si sente, eppure sembra un ragazzo come tanti, non troppo dissimili per età tra quelli che sono appena entrati alla stazione di Piola dopo aver finito le lezioni al Politecnico.

Il metrò ferma alla stazione seguente e poi ancora e ancora, la gente sale, scende, lo guarda, lo schiva. Lui sempre lì accoccolato, sguardo basso e occhi umidi.

Io comincio a pensare di alzarmi e andare a dirgli qualche cosa. Vado, non vado… diosanto è cosi giovane, non posso capire cosa gli stia succedendo e mi ribolle dentro qualche cosa nel vedere questa generale indifferenza indossata insieme al nostro bel vestitino e allo sguardo di commiserazione; indifferenza cronicizzata nella nostra mente insieme ai pensieri soliti: è un drogato, è un ladruncolo, chissà cosa ha fatto…

Io non ci sto, non sono io quella con quei pensieri. Vado.

Mi alzo, mi chino su di lui: “stai male? posso fare qualche cosa per te?” Alza gli occhi scuri mi guarda risponde che si, non sta proprio bene, ma non sa dirmi…non sta bene perché è completamente giù di morale. Gli dico di rimando “se scendi con me, andiamo a bere qualche cosa, ci stai?”….forse lo faccio così, giusto per dire che non siamo tutti indifferenti, ma sinceramente sento che lo DEVO fare, anche se adesso non so come farlo, cosa dire, ed in più io devo andare a prendere il treno: ho un appuntamento.

Ma, penso, al diavolo il treno, sono partita in anticipo, un po’ di tempo ce l’ho. Vediamo come va.

Il ragazzo si alza e sta vicino a me, devo scendere a Porta Garibaldi e nel frattempo che aspettiamo la fermata una signora sudamericana che ha osservato la scena si avvicina a noi, apre il portafoglio e gli dà 20euro, il ragazzo non vuole. La signora gli parla in spagnolo e gli dice di tenerli che gli servono, e glieli mette in tasca mentre gli dice che c’è sempre qualcuno lassù che vede e provvede “el señor jesus te ve y te protege” e che lui oggi ha trovato me e benedice anche me “Senora, dios te bendiga…” Io sono imbarazzata, le sorrido senza rispondere, sto solo rifuggendo l’indifferenza verso una persona umana (e non sono quella che piange per gli ultimi solo via internet), penso anche che forse la signora ha provato la situazione di emarginazione di questo ragazzo e lei lo può veramente capire.

Scendiamo.

Lui mi segue come una pecorella, mi dice che non ha il biglietto e deve scavalcare. “No” gli dico, “non voglio che ti facciano storie. Stammi vicino e quando passo il biglietto usciamo insieme dal tornello”. Così facciamo. Entriamo al bar, vuole un succo di frutta “alla pesca, se c’è”, ordino per due al banco e gli faccio qualche domanda.

Comincio a domandare da dove viene (Sardegna) quanti anni ha (23!!!) perché è in quelle condizioni (sono 5 anni che sto fuori casa, ho perso i  documenti e non ho più i genitori, sono venuto a milano e vivo per strada dopo che in Sardegna i servizi sociali mi hanno lasciato solo) Anche se mi pare evidente che non abbia niente per cui stare allegro, gli chiedo perché oggi è in queste condizioni di morale basso (perché so che devo cambiare vita, non ce la faccio più e non so come devo fare, sto andando dalla mia ragazza, anche lei come me vive in strada, ma mi capisce e ho bisogno di stare in compagnia)

Mi sento improvvisamente bloccata, impotente, cosa si dice ad un ragazzo che ha questa montagna di problemi? Cosa devo e posso fare?così sui due piedi non lo so…maledizione, non lo so…

Glielo dico. Non so cosa posso fare per te, dimmi cosa posso fare, non so come comportarmi, non ti conosco, non sono una che fa raccomandazioni o dà consigli (“perché a sbagliare sono bravissima da me”. Cit.), e poi non so la tua storia, cosa vuoi tu e cosa sia meglio per te.

tu mi hai già aiutato prima, quando mi hai rivolto la parola e mi hai chiesto come stavo

Io non sapevo davvero cosa aggiungere. Cosa dire? Ho aggiunto solo qualche spicciolo nelle sue mani, gli ho detto solo. “Scusami se ti dico una cosa: non spararti questi soldi in qualche cosa che non va…comunque sia io non sono il tuo custode, e dopo che sono nelle tue mani, diventi tu responsabile di quello che farai con i pochi spiccioli miei e della signora sudamericana. In ogni caso abbi cura di te

non preoccuparti” mi ha detto, “tu non sai neppure quello che tu hai fatto oggi

L’ho abbracciato stretto, e mica ho sentito se puzzava… “ciao, comunque io mi chiamo Luca”, “ciao, Luca ”. Lui a destra e io a sinistra.

Alla fine ho preso il treno in orario e, mentre viaggiavo, ho pensato che in tutto ciò ho fatto un grande errore: non so dove ritrovarlo, perché davvero l’aiuto potevo darglielo informandomi presso quelle organizzazioni dove forse lui non pensa di poter arrivare. Avrei potuto chiedere dove bazzica di solito per portargli qualche informazione. Perché non mi è venuto in mente subito tutto questo? Perché ho sbagliato così grossolanamente?

Oggi ho parlato con una amica, mi ha mandato un sito che si occupa di assistenza e possibili soluzioni per persone senza dimora, instaurando possibili relazioni di fiducia.

Ho deciso che lo tengo in tasca e la prossima volta che incontro Luca, perché avrei voglia di cercarlo e, chissà magari di trovarlo, per vedere se riesco a rimediare al mio errore.

Cristo Senza Dimora - Scultura di Tim Schmalz

Cristo senza dimora – scultura di Tim Schmalz – Roma

Vilma (sbagliando s’impara)

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Una Ricetta al mese 3

Zuppa di cavolo nero (1)

ZUPPA DI CAVOLO NERO

Mettete che vostra sorella vi regali una borsata di cavolo nero del suo orto e  mettete che vi piacciono le zuppe in modo sconsiderato.

A questo punto si può solo procedere con controllare se in frigo e in dispensa ci sono questi ingredienti (se non li avete, andate subito a fare la spesa) :

  • 500 cavolo nero – gr.250 fagioli cannellini lessati – 2 patate – 2 carote
  • 2 gambi di sedano – 1 cipolla – mezzo porro – 2 spicchi di aglio – un bicchiere di passata di pomodoro
  • Olio – sale – pepe – 1 dado vegetale – salvia e rosmarino

E siccome io ce l’ho:

  • Aggiungo anche un pizzico di sale aromatico

Preparate in casa anche del pane casareccio che farete diventare raffermo, oppure passatelo in forno a seccare come faccio sempre io.

COME FACCIO LA ZUPPA: Nella pentola con olio metto a soffriggere per 5 minuti le carote, patate, sedano, cipolla, aglio e carote tagliate a tocchetti

Aggiungo la passata di pomodoro, aromi, il dado e qualche cucchiaio di acqua. Continuo per altri 5 minuti la cottura senza brodo.

Quindi taglio il cavolo nero a strisce di un paio di centimetri, lo aggiungo in pentola unitamente ai fagioli (ne tengo da parte 2 cucchiai) e copro tutti gli ingredienti con abbondante acqua continuando la cottura lenta.

Dopo mezz’ora di cottura controllo la sapidità e aggiungo sale quanto basta. Continuo la cottura lenta, lenta, lenta…

Dopo un paio d’ore se il livello dell’acqua si è abbassato troppo ne aggiungo un bicchiere, aggiungo anche i fagioli che avevo tenuto da parte preventivamente ridotti in poltiglia e continuo a cuocere.

La zuppa DEVE STRACUOCERE, tanto che il cavolo dovrà essere alla fine tenero-tenero, quasi sfatto. Io ho lasciato cuocere tutto un pomeriggio, deve rimanere brodosa ma non troppo.

Alla fine mettete in una zuppiera il pane raffermo (o secco) e versateci sopra la zuppa. Dovrete fare 2 o 3 strati di pane e zuppa. Coprire con un coperchio e anche con un panno per tenere al caldo e lasciate ammollare almeno 5 minuti.

Servire nei piatti con olio crudo sopra e una spolverata di pepe nero fresco.

Zuppa di cavolo nero (3)

Vilma (…e si, son cavoli neri!)

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