NATALE COI TUOI

Se avete letto il mio articolo precedente e come si potrà immaginare, il Natale2017 l’ho trascorso a Pechino. Giornata di festa strana lì dove il Natale non ci celebra, con quel un po’ di clima natalizio in casa quando alla mattina ci siamo scambiati i regalini e, sotto lo sguardo di un Babbo Natale che campeggia in casa tutto l’anno da 5 anni e la lucina intermittente di un alberello di Natale alto 25 centimetri, nonché al suono di alcune canzoncine di Natale scaricate sull’I-Phone, abbiamo scartato le bellissime tazze da tè, che Jacopo e Huanzi ci hanno regalato.

CASA BabboNatale2

Poi abbiamo dato il via alla preparazione del pranzo che ha visto in tavola: antipasto freddo “della nonna” (la famosa ricetta di mia suocera che ad ogni natale la pregavamo di preparare), lasagne con ragù bianco (senza sugo di pomodoro vista l’allergia di Jacopo), costine di maiale e salsiccia al forno (chieste a gran voce da Huanzi) e verdura grigliata. Per concludere: Panettone verace e solidale (acquistato come ogni anno per sostenere ColorEsperanza), portato da casa dopo aver viaggiato pressato in valigia tra indumenti e biancheria, servito con creme al mascarpone al liquore e al caffè (mascarpone italianissimo trovato al mercato di prodotti occidentali) accompagnato da un bel passito di Pantelleria doc. Se vi state chiedendo quale cibo avessi per me, non preoccupatevi… mi sono cucinata un piatto di pasta al sugo di funghi, la verdura grigliata e il panettone sono stati più che sufficienti a saziarmi. A parte il pranzo di Natale, e poi quello del Capodanno dove abbiamo replicato con una cena italianissima a base di cotechino (per gli altri) e lenticchie (per tutti, me compresa), Ovviamente la cosa più bella è stata passare il primo Natale di Primo essendo tutti riuniti, indipendentemente da quello che c’era in tavola.

Essere insieme è stato il leit-motiv del mese pur concedendoci qualche giorno fuori città, anche se questo ha significato diversi spostamenti in aereo. Quindi, arrivati il 6 dicembre a Pechino provenienti dall’Italia via Francoforte, il giorno 8 abbiamo preso un aereo per ChongQin con ritorno a Pechino il 10; il 12 aereo Pechino Xi’An fino il giorno 15 quando abbiamo volato verso Yinchuan e poi di nuovo Pechino il 17 dicembre. In poco più di una settimana abbiamo accumulato non poche ore di volo. Vi racconto a grandi linee il nostro giro e quello che più mi è rimasto in mente di questi giri in giro, come li chiamo io.

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CHONGQIN – circa 8 milioni di abitanti – Precedentemente annessa al Sichuan, dal 1997 è una Municipalità “speciale”, esattamente come lo sono Pechino, Shanghai e Tianjin.

Una città collinare, costruita sulle rive del fiume Yangze e dal traffico caotico, come spesso capita in molte grandi città cinesi. La mattina del sabato 9 abbiamo girato per la città e verso sera siamo stati presi in carico da YuXin, un’amica di Huanzi, che vive lì e che conoscevamo per essere stata a casa nostra in passato. Ci siamo affidati a lei che ci ha portato a cena in un ristorante incredibile che occupava mezza collina appena fuori città per mangiare la famosa hotpot (in cinese huoguo= brodo di fuoco). Si tratta di un brodo piccantissimo in cui si fanno cuocere, direttamente a tavola, la carne e le verdure tipiche per questo piatto. Questa pietanza, per cui la cucina di ChongQin è famosa, offre la possibilità che si utilizzi anche un brodo neutro. Io, che mangio mediamente piccante, e molto più piccante della mia cerchia di amicizie, non sono stata in grado di usare la versione con peperoncino, perciò mi sono mangiata insalata e qualche verdura “lessata” nel brodino neutro, mentre gli altri si sollazzavano tra carni e verdure piccantissime tirando su col naso, come si conviene, per il peperoncino che non dà tregua.  In tutto il Sichuan, e quindi anche a ChongQin, i peperoncini ed il cibo piccante all’ennesima potenza la fanno da padrone.

La domenica mattina e per tutto il giorno fino all’orario della nostra ripartenza per Pechino, abbiamo avuto delle accompagnatrici di tutto rispetto nelle persone di una cugina di Huanzi, LanLan, e della figlioletta CiCi di 9 anni, che ci hanno portato a Ciqikou, tra i mercatini della città vecchia e a vedere uno spettacolo teatrale del teatro di ChongQin, famoso quanto quello di Pechino, con personaggi mascherati e in costume, con attori che propongono scenette abbastanza comprensibili. Per nostra fortuna parlavano un perfetto inglese ed abbiamo potuto comunicare e godere appieno della giornata e delle notizie che ci trasmettevano riguardo la città, il mercato, il teatro…Al termine giornata, prima di ritornare in aeroporto ci siamo fatti accompagnare a prendere il metro alla fermata di Liziba, dove la stazione è curiosamente situata proprio sotto ad un alto palazzo residenziale.

XI’AN – (Shaanxi) – città con più di 8 milioni di abitanti i caratteri che compongono il suo nome 西安si potrebbero tradurre come “pace occidentale” (西 ovest – 安pace)

Città molto interessante quanto inquinata. L’andata a Xi’An aveva per scopo principale la visita al sito del famoso Esercito di Terracotta, oggi più propriamente chiamato Esercito di Soldati e Cavalli in terracotta visto il gran numero di cavalli rinvenuto. Nei due giorni e mezzo di permanenza abbiamo visitato il sito archeologico dell’Esercito che si trova una quarantina di km fuori città, abbiamo camminato una lunga passeggiata sulle bellissime mura antiche della città nel cui interno abbiamo potuto apprezzare anche il frequentatissimo e pittoresco quartiere Musulmano. Xi’An, un tempo chiamata Chang’An (Lunga Pace) era punto di partenza e di arrivo dell’Antica Via della Seta, ha avuto un ruolo politico importante nel suo glorioso passato e si potrebbe azzardare che la città è stata all’Oriente come Roma è stata per l’Occidente.

Sull’Esercito di terracotta si è già detto e scritto molto, non potrei che ripetermi. Le più importanti informazioni le potete leggere qui, Mentre io devo ammettere che vederlo “dal vero”, dopo averlo visto e rivisto in molti articoli, ha tolto molto all’aspettativa che avevo. Lo stupore prende soprattutto nel guardare l’immensità di questa opera, visibile tutt’oggi solo parzialmente (dei 6000 guerrieri solo circa 2000 sono esposti, gli altri sono ancora in fase di escavazione) e concepita da un imperatore a difesa della sua tomba sono tutti rivolti verso est pronti per una battaglia.  Certamente ho ammirato la grandiosità dell’opera che lascia senza fiato, questo si e, naturalmente, essere andati durante il mese di dicembre, periodo escluso dal turismo mondiale e poco utilizzato da quello nazionale, ha reso la nostra visita insuperabile vista l’esiguità (STRANO ma VERO!!) delle persone presenti nel sito e la possibilità si soffermarsi con calma a guardare una delle testimonianze più grandiose dell’antica civiltà cinese. Meravigliose alcune statue che sono esposte nel Padiglione 2 e conservate sotto teca di vetro ed esposte “a tu per tu” col pubblico. In questo unico e possibile incontro ravvicinato, impossibile per tutto il resto dei ritrovamenti che si possono ammirare da una balconata, si ha veramente il senso della grandezza delle statue, della bellezza delle finiture e dei particolari meticolosi delle armature, delle acconciature dei capelli, delle espressioni del viso.

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Xi'An (74)

una città in bianco e nero

La stessa sensazione di grandiosità, l’ho provata anche durante la passeggiata sulle antiche mura della città, risalenti al 580 circa e comprendono tutte quelle parti difensive quali torrette, postazioni per arcieri, smerlature e doppi cortili di ingresso. Sono rimaste praticamente intatte passando attraverso varie dinastie, sono lunghe 14 chilometri di cui noi ne abbiamo camminati 7, dalla porta sud a quella nord. Anche in questo caso eravamo tra i pochissimi che le percorrevano e dall’alto potevamo vedere con dispiacere quanto l’inquinamento rendesse oggi la città di un colore grigio uniforme tanto da sembrare di essere in una pellicola in bianco e nero.

Le mura di Xi’An e uno dei cortili interni

All’interno delle mura, che formano un rettangolo, vi è il quartiere Musulmano che, strano a dirsi, nonostante fosse frequentato da un gran numero di persone, pullulava di quantità di cinesi ben inferiore a quanto siamo abituati a vedere generalmente nelle escursioni in altri periodi dell’anno. Nel mercato Musulmano mi hanno incuriosito i banchetti di carne di pecora esposta in bella mostra e senza troppo badare alle condizioni igieniche a cui siamo abituati, come le frattaglie varie esposte su un banco sulla via pronte alla vendita e la possibilità dei clienti di manovrare carni e altri alimenti per scegliere la parte più gradita. Numerosi i banchi di dolci a base di melograno e di cachi secchi venduti a scatole intere o lavorati in frittelle calde buonissime.

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quartiere musulmano – dolcetti fritti a base di cachi

YINCHUAN – Ningxia – regione al nord, ai confini con la Mongolia Interna

La città, piccola per la Cina con il suo poco più di un milione e 200mila abitanti, si trova in un’area desertica e, in stagione invernale, molto fredda. Per questo motivo il nostro andare ad Yinchuan si è rivelato un buco nell’acqua in quanto la principale attrazione che avremmo dovuto visitare, Sha Pu Tou, un parco naturalistico con tanto di laghi,fiume Giallo e dune desertiche, era chiuso al pubblico per il freddo (-13 gradi in quei giorni). Quindi dopo esserci recati con autobus nel luogo sperato ed essendoci trovati nel deserto si, ma quello di un edificio chiuso e di strade in cui non passava anima viva, ci siamo fatti condurre da un’auto che si è fermata a raccoglierci per 15 yuan a testa (poco meno di 2euro) per riportarci in città-

Il “deserto” di Sha Pu Tou  e il freddo che fa…

Strada facendo ci siamo fatti lasciare ad un ristorante (si fa per dire), comunque era un posto dove poter mangiare gestito da una coppia di etnia Hui, una delle minoranze etniche la cui comparsa in Cina risale a circa mille anni fa. Gli Hui sono circa 10milioni e sono sparsi in diverse province cinesi, sono riconoscibili dagli zucchetti bianchi portati dagli uomini e dai copricapi azzurri delle donne ed è una delle minoranze più insolite della Cina in quanto, oltre alla fede islamica, sembra che niente altro le accomuni.  La nostra giornata si è perciò srotolata diversamente dal previsto facendo conoscenza con un altro autista che si era fermato a raccoglierci dopo il pranzo e che abbiamo “affittato” per l’intera giornata successiva per 400yuan (poco più di 50 €) per farci portare alle Tombe dei Xi-Xia (Xia Occidentali) altro sito archeologico di notevole importanza.  Sottolineo che le cifre che ho citato per i trasporti non sono frutto di un patteggiamento, ma è quanto direttamente richiesto da chi ci offriva il servizio e da noi accettato.

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Ristorante Hui

 

L’area archeologica dei Xi-Xia copre circa 50kmq e le tombe più importanti sono le nove imperiali. La più grande alta 23 metri, un tempo pagoda in legno con l’interno in argilla, oggi ridotta al solo mucchio di argilla collassata a forma di cono, cosi come le altre , sia piccole che un po’ più grandi. quindi ciò che rimane sono, in apparenza dei gran mucchi di sabbia compatta. I Xia furono una dinastia molto importante all’epoca (1000 D.C.) ma che durò molto poco rispetto ad altre in quanto i Mongoli, comandati da Gengis Kan, decisero di annientare la popolazione che allora si estendeva nel Gansu, Ninxia e Shaanxi e solo casualmente, come solito, verso la fine del 1800 furono scoperte le tombe imperiali.

i coni di argilla – Tombe dei Xi-Xia

A Shui Dong Gou, altro sito archeologico una 20ina di km distante dal precedente, abbiamo visto anche un tratto della grande Muraglia, risalente all’epoca Ming, che inizia proprio qui ai confini con la Mongolia, oggi Inner Mongolia regione cinese. Questa sezione è ormai solo un “serpentone” di argilla che poco richiama altri tratti di Muraglia restaurata e riprodotta sulle foto che tutti conosciamo. Il sito comprende anche gallerie sotterranee con stanze di riunione, mensa, camere, cucine, in cui i soldati cinesi di stanza a difesa della grande Muraglia vivevano. Ho percorso a fatica quasi tutto questo tratto sotterraneo e solo verso la fine, quando mi sono sentita letteralmente sepolta, ho trovato scampo in una uscita “a botola” che dava all’aria aperta. La mia claustrofobia, anche se spesso voglio vincerla convintamente, si fa sentire nei luoghi stretti, bui, e sotterranei se li percorro per più di qualche minuto.

Ecco quel che resta della grande Muraglia e uno degli ingressi della zona sotterranea

 

 

Al rientro, e prima di farci accompagnare verso l’aeroporto, che concludeva la nostra settimana di turismo, ci siamo fermati ad una piantagione di goji, frutto di grande importanza per Yinchuan che produce i più rinomati in tutta la Cina e che crescono qui nella loro situazione ottimale per terreno e clima. Abbiamo parlato con uno degli addetti che ci ha accompagnato nel campo (di questa stagione gli arbusti sono spogli) e che ha risposto alle tante domande di Sandro, fortuna vuole che durante questo giro ci fosse Jacopo che ha fatto da traduttore. Abbiamo bevuto tè di foglie di goji, poi mangiate su consiglio del gentile signore, e acquistato qualche busta di frutti, che uso generalmente a casa cuocendoli con la mia immancabile frutta cotta

Tutto il resto del periodo l’abbiamo poi trascorso a Pechino in un clima meraviglioso di nonnitudine.

Vilma (nonna, ma non solo)

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ANNO NUOVO, VITA…DI SEMPRE

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Quatto, quatto è già passato un altro anno quasi senza che me ne accorgessi.

Ho interrotto la scrittura da un paio di mesi e poco più di un mese fa ho interrotto anche le mie abitudini quotidiane sempre per lo stesso motivo. L’intervallo trascorso dall’ultima volta che sono entrata qui ad oggi è dovuto all’appuntamento con mio figlio che si ripete senza una cadenza fissa e che quest’anno mi ha quindi visto in Cina per la seconda volta per tutto il mese di dicembre compreso il Capodanno. E’ stato un ritrovarsi atteso da qualche mese con la voglia di conoscere il nuovo membro della famiglia che ha cambiato il mio status di Mamma, promuovendomi al grado superiore di Nonna.

E’stato un mese di grandi emozioni sotto l’aspetto della conoscenza di questo bambolotto di 5 mesi che avevo visto solo a distanza su foto o filmatini e che ho finalmente potuto toccare, annusare e anche mordere e con il quale ho potuto esercitare il mio nuovo ruolo.

Come ho scritto proprio oggi ad una cara amica “Come si faccia a fare la nonna non lo so, comunque l’ho tenuto in braccio, l’ho coccolato, gli ho parlato molto, ridevamo insieme, lo facevo dormire in braccio, l’ho accompagnato due volte in piscina e sono andata io in acqua con lui, abbiamo fatto tante foto, gli cantavo la ninna nanna e ballavamo insieme il Despacito… Ho un nipotino fantastico che vedrò “a puntate”.
L’ho visto per la prima volta a 4 mesi, lo rivedrò quando forse comincerà a camminare…
Sarò una nonna così, a fase alterne.”

4 mesi (14)

L’anno nuovo con il rientro alla vita di sempre si è aperto con qualche novità; tra queste la ripresa delle giornate senza ospiti lungo-degenti nella nostra casa. Yafei, infatti, ha deciso di trasferirsi a Milano e, al nostro rientro dopo il mese trascorso da nostro figlio, ha completato il trasloco. Quindi abbiamo ripreso, senza troppi rimpianti, lo stile di vita tralasciato i primi novembre del 2016 quando in casa siamo passati da due a tre.

Ripercorrendo questo ultimo anno, mi accorgo di quanto sia stato veloce il trascorrere dei giorni, ciò nonostante, il recupero della mia vita privata non mi suona tanto male in questo momento.

Sarà che dopo il rientro dalla Cina, e dalla moltitudine di persone che bene o male ti ritrovi sempre intorno, un po’ di solitudine non guasta. Sarà che ho pensato tanto agli altri in questo ultimo mese, nipotino soprattutto, che l’idea di pensare solo a me e Sandro non mi dispiace affatto. Sono certa che poi un po’ di tran-tran e un po’ di trambusto dell’ultimo periodo mi mancheranno sicuramente, per intanto mi godo i miei spazi ritrovati.

Quindi anno nuovo e vita, semmai, da rinnovare.

Comunque a tutti auguro un BUON 2018.

Vilma (…di sempre)

P.S. Presto preparerò il resoconto dei giorni passati in alcune località cinesi e, magari, una ricetta del Paese che mi sta adottando.

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Una ricetta al mese (anzi due) – 8

DEDICATE a MARIUCCIA

Quelle che seguono non sono ricette importanti, per intenderci non sono quelle “da cena per le occasioni” o cose così ; sono ricette semplici , quelle “per tutti i giorni” , quelle che si fanno quando si è un po’ di fretta e non c’è davvero molto tempo per cucinare qualche cosa di impegnativo o quando, come capita talvolta a me, si è un po’ a corto di idee sul cosa mettere in tavola. In queste occasioni mi attacco alla dispensa guardando fissamente cosa potrei mettere insieme di semplice con quello che vedo sugli scaffali e facendo un rapido inventario di cosa sta bene insieme, invento lì-per-lì una ricetta e questa è stata la volta in cui in poco tempo ecco cosa ho messo in tavola:

Polpette di pane

POLPETTE di PANE – dosi per 2 persone

1 tazza di pangrattato + quello per impanare le polpette – raccomando pane grattato da pane raffermo NON quello industriale venduto impacchettato.

Latte per ammollare il pane

2 belle cucchiaiate di parmigiano o pecorino grattugiato

10 foglie di basilico

Sale + un po’ di sale aromatico

1 uovo bio

10 Fiori di zucca (oppure  1 zucchina grattugiata fin, o un pezzo di porro affettato sottile o….vedete voi secondo cosa contiene il vostro frigo)

1 carota (grattugiata fine)

Ammollare il pangrattato col latte, alla fine deve risultare completamente imbevuto e non lasciare residuo liquido, aggiungere tutti gli ingredienti e lavorare per ottenere un impasto lavorabile a mano senza che  vi resti attaccato alle dita.

Formare le polpette della grandezza e della forma desiderata e ripassarle nel pane prima di cuocerle con poco olio in padella antiaderente . Io le ho fatte a forma di hamburger e ne ho ricavati 4, due a testa accompagnati da una bella insalata sono stati più che sufficienti per un pasto

….. e visto che l’autunno, anche se a stento, si fa sentire con qualche serata un po’ freschina (ma ancora troppo poco!) ci vuole anche un fine pasto rapido da fare utilizzando prodotti di stagione. Ecco qui come fare la:

FRUTTA COTTA alla NONNO LUIGI

FRUTTA COTTA (1)

Quando si dice “frutta cotta” viene sempre in mente la solita pallida mela cotta da ospedale, vero?

Per farvi ricredere su questo concetto scrivo una ricetta in onore del Nonno Luigi, mio suocero scomparso ormai tanti anni fa, perchè la frutta cotta buona come quella che faceva lui io non l’avevo mai mangiata. “oret la fruta cota?” (vuoi la frutta cotta?) mi diceva in cremonese e, da allora, ho imparato a farla come faceva lui che usava semplicemente pere e mele, e in quattro e quattr’otto veniva pronta per fine pasto.

qui riporto una ricetta con aggiunta anche di altra frutta adattata a mio piacere, ma quel che conta sono gli aromi con i quali cuocere la frutta.

Prendete: 2 mele Gala (ma anche altro tipo) – 1 pera Abate – 5 prugne fresche e un po’ durette del tipo “santa rosa” (oppure 6-7 prugne secche california snocciolate) – 2 cucchiai di uva sultanina  e (facoltativo) 1 cucchiaiata di goji – 2 pezzi di buccia di limone bio –

Quindi aggiungete gli ingredienti magici:  mezzo bicchiere di vino bianco secco – un cucchiaino di zucchero – 3 chiodi di garofano – una spolverata di cannella in polvere (o un pezzetto di cannella in corteccia).

Tagliare a tocchetti la frutta fresca, aggiungere a freddo tutti gli altri ingredienti e mettere in una pentola di acciaio a cuocere a fuoco piuttosto vivace. Il tempo di cottura sarà i 10-15 minuti massimo. Il liquido che si formerà e il vino dovranno addensarsi e quasi evaporare completamente, la frutta non dovrà essere spappolata ma piuttosto “al dente”. Tenere controllata la cottura e rimestare con delicatezza. Attenzione a non far attaccare sul fondo…..ma se si brunisce appena-appena viene anche più buona!

A me piace mangiarla calda o tiepida; a chi, invece,  piace fredda potrebbe accompagnarla con della panna e servire questa frutta cotta come dessert.

Vilma (autunno alla porta)

P.S: Comunque volevo dirvi che anche la pallida mela cotta da ospedale a me piace!

 

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Diario di una settimana fra tante

giorni-della-settimana

Lunedi: Pensieri di solitudine tra la moltitudine e mi viene in mente “il Tappeto” di Giuseppe Ungaretti

Ogni colore si espande e si adagia
negli altri colori
Per essere più solo se lo guardi.

Martedi: Re-incontrarsi e abbracciarsi, baciarsi e sorridere mentre parlo tutte le parole non dette in tanti giorni. Come va, come stai, hai trovato traffico, ho bevuto un caffè, non ho mangiato, belle le foto, sono dimagrito, sono stato bene, anche io, non avevo voglia di tornare, avevo voglia di vederti.

Adesso pensiamo a noi.

Mercoledi: Forse non continuo a leggere Terra Matta. Di 400 pagine ne ho lette 80, procedendo a 7-8 pagine per volta e mi fa male quel che leggo, non riesco a leggere quel dialetto, quella lingua sgrammaticata che affatica la mente, non solo per capirci, ma per tutto quel che una povera anima (un Ragazzo del ’99) ha potuto scrivere per svuotare il sacco del suo dolore.

Forse in un altro momento.

Giovedi: Rincorrere la giornata per riuscire a vedere Quattro Amiche la sera almeno bevendo un caffè.

E parlare dei nipoti, scambiarsi le foto, sentire com’è stato essere in mezzo agli uragani caraibici e parlare della vita. Poi, tra un pezzetto di pizza e un caffè d’orzo, un progetto dichiarato: “tra due anni vorrei rientrare in italia, perché è qui che ho tutta la mia famiglia. Questa cosa non mi mette più ansia”

Non gliel’ho detto, ma sono anni che speravo che questo avvenisse: che non ci fosse più ansia e che ritornare fosse un progetto che la stimola.

Ti Aspettiamo.

Venerdi: Giornata calda di autunno. Non abbiamo le foto per il visto. Camminare dal fotografo, non sorrida che non accettano foto col sorriso. Ahime’!

….uscire e allungare di qualche chilometro la camminata giusto per capire se anche il mio ginocchio tiene.

Sembrerebbe che tenga e, quindi, sorrido.

Sabato: Perché non andare a Milano a vedere la “Klimt Experience” al Mudec? Ottima idea.

Invece di sabato, con la coda che dopo mezz’ora non si muove di un centimetro non è l’idea migliore. Allora perché non andare da qui a piazza Duomo a piedi? Si, la giornata è splendida, sembra estate. Allora prima ti porto a vedere la Darsena che non l’hai mai vista e anche Vicolo Lavandai e poi a piedi giù per Corso Ticinese, Le Colonne di San Lorenzo e Via Torino. Arriviamo al Duomo e vediamo se in piazza Scala c’è ancora l’istallazione che avevano fatto per la fashion-week? No, non c’è più…

Dai andiamo a San Babila e prendiamo il metrò, torniamo a casa a bere un tè. Ottima idea.

Domenica: Forse vado in piscina. E su questo, da un po’ di tempo, mi incastro sempre tra il pensiero e la realtà. No dai, faccio una pedalatina in bici e poi torno a casa a preparare il pranzo della domenica. Oggi in tavola a fine pranzo ci sarà anche la crostata con la marmellata. E’ domenica, no?

Poi, Tirar sera leggendo e leggendo. E la sera preparare le castagne arrosto.

Heie herbstliche Maronen in der gelochten Kastanienpfanne auf rustikalem Holztisch serviert

E domani è di nuovo lunedì….

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Vilma (in realtà domani è giovedì)

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YAFEI 10 MESI DOPO – sottotitolo: i suoi primi 饺子- jiaozi

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Oggi per questo articolo un articolo scriverò “un po’ e un po’”…  Di cosa?  Vi darò la ricetta del mese e parlerò un poco anche della giovane ospite che da dieci mesi convive a casa nostra, Yafei, che ha passato un anno impegnativo con le sue giornate scandite da orari stretti in cui molto poco è stato lasciato al tempo libero. Lo studio, per il raggiungimento degli obbiettivi che si era prefissata, è stato la sua costante principale nella distribuzione degli impegni. A parte i momenti dedicati alla cugina quando l’ha raggiunta l’inverno scorso e qualche estemporanea gita fuori porta con compagni di scuola, i suoi mesi italiani fino ad ora sono stati costituiti da giorni interi dedicati alla scuola di lingua a Milano e di tempi passati in casa china sui libri di grammatica italiana con lo spettro delle coniugazioni dei verbi sempre sul capo, alle prese con i verbi irregolari, le parole con le doppie, il maschile e femminile e le comprensioni dei testi, le verifiche mensili, le simulazioni delle prove d’esame e lo studio dei termini specifici per il teatro per consentirle l’entrata nel corso di studi prescelto.

Solo per un periodo Yafei ha dedicato ore a qualcosa di completamente diverso dallo studio ed è stato quando ha dato la sua adesione a prendere parte in uno spettacolo teatrale promosso dal Centro di Aggregazione Giovanile della nostra città e che ha come tema il Cyberbullismo. Ha avuto incontri settimanali con i registi e gli altri giovani attori per imparare la parte e le prove. Infine lo spettacolo, che ha avuto la sua ‘prima’ la scorsa primavera, la vedrà ancora in scena da ottobre in poi nelle scuole della zona. Brava.

A luglio ha superato brillantemente l’esame di italiano secondo livello (B2) e, con tutte le credenziali a posto, i primi di settembre ha potuto così accedere alla prova di ammissione all’iscrizione a Brera, corso di Scenografia a numero chiuso. Inutile dire che, per una ragazza che ha passato più tempo sui libri che all’aria aperta, ha superato anche questo esame con grande gioia di tutti, soprattutto dalla Cina dove i genitori stanno facendo sacrifici per mantenerla qui a studiare, ed ha potuto iscriversi ufficialmente all’Accademia o come dice lei : ”Pensa…ora sono una studentessa di Brera”, il suo sogno.

Yafei dalla scorsa settimana ha qualche giorno di pausa con la scuola, quindi questi sono giorni in cui, prima dell’inizio ufficiale dei corsi a metà ottobre, è particolarmente calma: ripassa un po’ le regole della lingua italiana, dà un occhio a quello che l’aspetta nel prossimo futuro, disegna un po’ e le è venuta anche voglia di cimentarsi nella produzione dei suoi primi Jiaozi, piatto di cui sua mamma è campione indiscusso.

Ecco qui, ci siamo arrivati! Insieme a quello che ha fatto Yafei da quando è arrivata da noi e che ho raccontato qui sopra, aggancio la ricetta di questo mese: i JIAOZI ovvero i ravioli cinesi di cui vado matta. Dirò di più, durante i miei soggiorni cinesi li vado cercando un giorno si e un giorno anche…non mi stanco mai di mangiarli e trovo sempre qualche ristorante che li offre. Molte sono le proposte nel paese di origine, soprattutto molte ricette sono vegetariane. In ogni caso possiamo trovare i ravioli sia ripieni con un misto di carni e verdure, oppure una scelta più assortita tra quelli con ripieni di una miscela di verdure quali cavolo, carote, funghi, erba cipollina, biete, zucchine, naturalmente il tutto con aggiunta di uova; beh,  non tutti gli ingredienti sono insieme nello stesso ripieno, spesso vi è un misto di 2-3 di quelli che ho descritto o una prevalenza di uno di loro.

Si mangiano bolliti e serviti al naturale con vicino una ciotola di salsa di soia o una di un intruglio piccantissimo chiamato “la” (辣)  in cui intingerli. Io, generalmente, li mangio piccanti. Quello che usiamo noi in casa lo fa mia nuora ed è a base di peperoncini tritati, pepe del Sichuan, arachidi, qualche seme di anice stellato, olio. Se non siete abituati al piccantissimo non provate a mangiarlo. Noi quando lo usiamo (e oggi lo abbiamo usato) ci teniamo vicino un fazzoletto perché il naso cola per la piccantezza, ma è una delizia unica con i alcuni piatti.

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Ma ecco come ha proceduto Yafei per questa sua prima volta nella produzione di jiaozi.

INGREDIENTI per circa 30 ravioli – dovranno risultare circa 350gr di pasta e 500gr di ripieno

per il ripieno ha usato: – 1 zucchina media– 7 funghi (del tipo cinese molto profumato) – 1 porro –una fetta di crauto bianco – 2 uova – un po’ di sale – un po’ di salsa di soia.

Per la pasta:- circa 300 gr di farina 00 – acqua q.b

Si inizia col fare la pasta che deve risultare lavorabile ma piuttosto dura ed elastica. Dopo aver lavorato farina e acqua l’impasto viene raccolto in un panettino, lo si avvolge nella pellicola trasparente e si lascia riposare.

Si procede quindi con il ripieno: si tagliano a tocchetti le verdure e si tritano molto fini e RIGOROSAMENTE a mano. In Cina usano per questa operazione un coltello molto simile ad una mannaia (forse è l’unico coltello che usano per cucinare!!), noi abbiamo usato la più tradizionale mezzaluna. Si aggiunge un poco di sale, le due uova e una spruzzata di salsa di soia. Si impasta il tutto.

Terminato con le verdure si ripassa a prendere il panetto di impasto, si rilavora un poco e si ricavano due rotolini. Si tagliano quindi dei tondi (ne sono stati fatti 15 per ogni rotolino (*) e si spianano fino a farli diventare dei dischi che si riempiranno con un cucchiaino di ripieno.

A questo punto il segreto sta nella chiusura del raviolo che non dovrà assolutamente aprirsi durante la cottura. E’ questa una operazione semplice ma bisogna saperla fare chiudendo i lembi partendo dal centro e poi arricciando prima un lato e poi l’altro. E’ più semplice di quanto brevemente descritto. Peccato non aver scattato foto passo-passo di questo processo. Alla fine ne sono risultati 27 più 2 di forma non convenzionale sia per mancanza di ripieno che per utilizzare tutta la pasta.

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Sicuramente il ripieno sarebbe stato sufficiente, la mancanza di esperienza ha fatto sì che la dimensione dei ravioli fosse un po’ troppo grande e che alcuni siano stati riempiti un po’ troppo abbondantemente col risultato che oltre alla diversa grandezza sia risultata un pochino di pasta di troppo. Posso affermare che questo è stato l’unico neo, se così possiamo chiamarlo, di tutto il procedimento, per tutto il resto mi sento di confermare le stesse parole della mamma di Yafei quando le abbiamo spedito le foto che avete visto qui allegate :  “真不错” (davvero bene!), che starebbe per “benfatto”!!!

Ce li siamo divorati di gran gusto, direi che ne abbiamo fatto una scorpacciata avanzandone solo 5. Ovviamente li abbiamo mangiati utilizzando i bastoncini e qui non ci sono deroghe: gli jiaozi NON vogliono la forchetta!

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(*)forse con la stessa pasta si potrebbero fare 3 rotolini e ravioli più piccoli, quindi numericamente maggiore, mentre il ripieno era di quantità giusta.

Vilma (con la mente a Est)

P.S. Curiosità: dovete sapere che in Sardegna, soprattutto in Ogliastra, si fanno dei ravioli ripieni di patate e di forma molto simile ai jiaozi, che però hanno una chiusura “a spiga”, sono i culurgiones  e anche di questi vado ghiotta, chi di voi li ha mai assaggiati?

culurgiones

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Una ricetta al mese – 7

fiori di zucchina ripieni (3)

FIORI DI ZUCCA RIPIENI -vegetariani

Arrivo un po’ in ritardo con questa ricetta…Eh, si!  Lo so lo so. Infatti avrei dovuto pubblicarla, come minimo, ai primi di agosto quando i fiori di zucca e zucchina erano in produzione continua . Questa ricetta della mia cucina estiva è annualmente utilizzata più volte con gran gusto dei commensali e  l’ho adottata da tempo. In particolare questi della foto li ho cucinati un mese fa quando un giorno si e uno no arrivavano fiori di zucca freschi dall’orto oltre che dall’orto del vicino che, come dice il proverbio, ha sempre i fiori più gialli (..o era un’altro il modo di dire?) .

Questa, se volete prendere nota anche se fuori tempo massimo, è  comunque una ricetta sempre valida.

Ingredienti:

fiori di zucchina ripieni (1)

PECORINO GRATTUGIATO – 1 UOVO – RICOTTA – SALE AROMATICO – UN CIUFFO DI BASILICO – PANGRATTATO – LATTE q.b. per ammorbidire il pane

UN PAIO DI CUCCHIAI DI FARINA 00 + ACQUA + SALE PER LA PASTELLA FINALE

COME SI FA: ammollo il pane con il latte senza che vi sia liquido residuo – aggiungo l’uovo, gli aromi e il pecorino , il basilico -miscelo il tutto

riempio i fiori, generalmente io li apro nel senso longitudinale, poi li richiudo sovrapponendo i lembi aperti

riempio i fiori, generalmente io li apro nel senso longitudinale, poi li richiudo sovrapponendo i lembi aperti

quando sono tutti riempiti, li passo nella pastella di acqua e farina e li cuocio in padella antiaderente con un filo d’olio tenendoli girati sottosopra durante la cottura: 4-5 minuti da un lato e 4-5 dall’altro, in modo che non siano fritti, ma risultino arrosto.

A noi piacciono così, e voi come li fate?

Vilma (…e siamo già a metà settembre)

 

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VOLERE è VOLARE

Innanzitutto:

Vorrei che fra poche ore iniziasse davvero a piovere e smettesse questo caldo allucinante che non sopporto, anche perché a mio parere sta facendo sragionare troppe persone;

pioggia

Vorrei che non si gioisse dell’estate soleggiata che dura a lungo, e delle ferie andate bene perché “non ha mai piovuto un giorno” e che tutti noi si prendesse coscienza di quale sia veramente il significato di questo pseudo “bel tempo”;

Vorrei che chi abusa dell’uso dell’acqua potabile e chi non cura la sua distribuzione in modo corretto, debba per un giorno, uno soltanto, dover percorrere i diversi chilometri che fanno quotidianamente donne e bambine dell’Africa Subsahariana per procurarne pochi litri alla famiglia.

Vorrei che chi accende un fuoco lo faccia solo per cuocere un piatto di pasta e non le foreste di una intera nazione;

Vorrei più educazione, l’uso di parole gentili tra persone, di un buon italiano parlato e scritto ed anche la reintroduzione dell’Educazione Civica a scuola;

Vorrei che, quando il signore che passa sotto casa mia e lascia che il suo cane defechi sul mio ingresso, o nell’aiuola di strada curata da me e mia mamma senza raccogliere il prodotto, nel momento in cui viene colto sul fatto si scusi in qualche modo, anche assurdo, e non imprechi invece con chi gli fa notare che sta sbagliando;

Vorrei, che il cane sia considerato un (buon?) animale e non una persona, e che i proprietari non esultino di gioia perché Fido “viene a portarmi le ciabatte” o che “ha ubbidito all’istruttore” quando lo si porta all’ora di addestramento settimanale e si deprechi al contempo l’ammaestramento degli animali da circo perché, a ben guardare, è la stessa cosa;

Vorrei che una volta al giorno tutti, me compresa, possano fare un passo indietro, per poter vedere meglio gli errori commessi e correggerli la volta successiva;

Vorrei che si ristabilisse in tutti il concetto profondo di SOLIDARIETA’, MISERICORDIA e COMPASSIONE (quest’ultima nella sua accezione positiva) e finalmente poter ribadire con orgoglio di far parte dell’Essere Umano;

Vorrei che si riconoscesse davvero il valore e il rispetto delle donne, che riparta da noi con tenacia l’insegnamento di questo ai nostri figli, sia maschi che femmine, e al diavolo le sole manifestazioni di scarpette rosse e di braccialettini colorati ai polsi;

Vorrei che i razzisti che scrivono articoli di giornali e che commentano con frasi obbrobriose sui social le loro convinzioni sull’esistenza di razze e quindi di uomini e donne di serie A e di serie Z, siano costretti a scrivere ogni giorno 1000volte su un quaderno l’Art. 3 della nostra Costituzione – fino ad imparare veramente che le loro originarie opinioni non hanno fondamento e imparino la pietas per le persone meno fortunate;.

Vorrei che non ci fosse più religione, ma solo buon senso.

Vorrei che chi ha fatto un torto lo riconoscesse e chieda scusa;

Vorrei che tutti abbiano il tempo di soffermarsi a guardare il volo delle rondini, un’ape su un fiore, le stelle in cielo, la bellezza straordinaria di un frutto sull’albero o di una zucchina, un pomodoro o la meraviglia del profumo di una semplice foglia di basilico, un fiore di lavanda, un ramo di rosmarino, una rosa,….

…e va bene, dài, adesso smetto. Lo so che siete tutti d’accordo e avete capito dove vorrei arrivare con questo discorso.

Però c’è un’ultima cosa:

Vorrei conoscere il Re nel cui giardino cresce l’Erba Voglio.

erba voglio

Vilma (e adesso vorrei volare VIA…)

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