14 luglio

DSCN3266

Succede una volta all’anno e, generalmente, si pensa che debba essere una data speciale, che si debba fare qualcosa di diverso e svegliarsi contenti convinti che possa succedere un imprevisto così piacevole e così particolare che quel giorno, quella cadenza annuale, te la dovrai ricordare proprio come unica.

Poi arriva il giorno e…

… tutto potrebbe essere più piacevole o più speciale, più unico e imprevisto, diverso o particolare.

Ed eccolo qui questo 14 luglio, proprio come se fosse un 13 giugno o un 2 febbraio e l’importanza di questa data non è quello che di grande o piccolo farò oggi ma tutto quello che ho fatto nei miei 62 anni.

Vilma  (Buon compleanno a me)

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

Una ricetta al mese 5

spaghetti di zucchine (3)

SPAGHETTI DI ZUCCHINA

PREMESSA IMPORTANTE : se non avete “la macchinetta infernale” e uno wok per fare questa ricetta  non so come potrete fare, forse il consiglio principale è : comprateli 😉 !

spaghetti di zucchine (2)

macchinetta  in funzione

Ingredienti per 2-3 persone (oltre alla macchinetta e al wok)

4 zucchine grosse

15 pomodorini ciliegino

1 scalogno – 2 spicchi aglio – 1 peperoncino

Olio evo – Sale aromatico – origano

Passare le zucchine nella macchinetta utilizzando l’attrezzo che li taglierà a forma di spaghetti,

raccoglierli in una ciotola e salare con sale aromatico.

Lasciarli riposare almeno un’ora, tempo nel quale si formerà dell’acqua.

Dopo un’ora circa sminuzzare l’aglio, lo scalogno, il peperoncino e far soffriggere nello wok – Aggiungere i pomodorini sminuzzati, l’origano e far saltare a fuoco vivo per un paio di minuti.

Strizzare gli spaghetti di zucchina e Buttare l’acqua in eccesso che si sarà formata

Aggiungerli al sugo nello wok, mantenendo il fuoco alto.

Cuocere a fuoco vivo per 3-4 minuti – aggiustando di sale, se necessario.

Servire

spaghetti di zucchine (1)

Pronti

N.B. Gli spaghetti di zucchina dovranno essere ben caldi, asciutti e molto al dente.

BUOOOOONI!

Vilma (accaldata)

 

Pubblicato in Cibo e bevande | 1 commento

NON SOLO PECHINO – parte 2

Suzhous

Come vi dicevo nel post precedente, i luoghi che ho visitato quest’anno in Cina non rimangono slegati dall’osservazione delle persone e dei costumi di un popolo tanto diverso da noi e soprattutto, come sempre, sono interessata a cogliere le variazioni di abitudini che noto anno per anno o che improvvisamente si focalizzano ai miei occhi, senza perciò avere la pretesa di conoscere questa cultura nei minimi particolari. Tutto quel che segue è unicamente frutto delle situazioni incontrate che hanno dato luogo ad un mio sentimento personale sul vissuto di un mese.

Quando ritorno a Pechino dopo un anno, infatti, trovo sempre qualche cosa di cambiato, la città sembra, ed è, sempre in evoluzione. Quello che, purtroppo, anno per anno incontro stabilmente è l’alto tasso d’inquinamento dell’aria che ingrigisce il cielo e annebbia tutto l’orizzonte. I giorni di vento, durante la nostra permanenza di quest’anno, hanno abbassato spesso la quantità di particelle inquinanti, tanto da scommettere che in alcune giornate i milanesi avrebbero fatto i salti per respirare un’aria così buona ma, purtroppo, questo avviene ben raramente. Portare la mascherina non è comodo per niente, dimenticarla in certi giorni potrebbe essere davvero dannoso anche se ho notato che l’uso da parte dei pechinesi è molto blando. Lo smog, soprattutto derivato dal tipo di riscaldamento fatto, fino all’inverno scorso, da centrali a carbone e dall’enorme traffico di auto, sta facendo cambiare rotta al Governo cinese considerando in un prossimo futuro l’utilizzo di mobilità con auto elettriche (si vedono per strada già diversi “distributori” di energia elettrica) e pannelli solari termici e fotovoltaici installati sui tetti e già ampiamente utilizzati. Ma molto c’è ancora da fare.

Quindi quali sono i cambiamenti o le mie personali osservazioni di quest’anno?

Beh, Vi potrei raccontare dell’aumento dell’uso della bicicletta in bike-sharing che ho notato molto sviluppato a Pechino; ho visto molte persone usare la bicicletta ed ho visto soprattutto una notevole quantità di giovani su due ruote. Nessuna difficoltà per l’utente che ha a disposizione, tra l’altro, una rete di piste ciclabili invidiabile, quindi basta trovare una bicicletta (non ci sono rastrelliere, la prendi e la lasci dove vuoi) e con l’utilizzo di una App sullo smartphone si fa tutto, dallo sblocco del lucchetto al pagamento, come spiega bene Jacopo in questo articolo .

Vi potrei parlare, ad esempio, di quanta pulizia c’è nelle città e in tutti gli spazi pubblici. Non un pezzetto di carta a terra, non un mozzicone di sigaretta gettata da un popolo grande fumatore come quello cinese, non un residuo di qualsiasi genere imbratta strade, marciapiedi, stazioni della metropolitana o dei treni ed anche dove vi sia un grande passaggio di persone, gli addetti alla pulizia fanno il loro gran lavoro e non puoi dire certo che non si trovino i cestini per i rifiuti, che sono presenti per strada in una quantità considerevole. Una vera nettezza urbana.

Sui treni, che siano i super moderni ad alta velocità o quelli che marciano a 50km/h, gli addetti alla carrozza subito dopo ogni fermata, dove decine e decine di persone salgono e scendono, si attrezzano di spazzolone e puliscono il corridoio del vagone, puliscono i gabinetti (forse fanno anche il contrario con lo stesso straccio, ma vabbè…) e passano diverse volte a svuotare i portarifiuti in dotazione sui tavolini di ogni scomparto fatto di 2/5 posti. Dovete pensare che è un lavoro senza fine quello della raccolta rifiuti su un treno in quanto i cinesi, anche per un viaggio di un paio d’ore, mangiano o mangiucchiano di tutto: dai semi di girasole che sanno aprire con un’abile mordicchiata all’involucro duro per far saltare in bocca il seme (Io ci ho provato con nessun risultato), frutta, zuppe istantanee disidratate dove buttar dentro acqua calda e lasciar rinvenire il contenuto compreso di spaghetti e mangiati col classico risucchio, pezzetti di carne e legumi in lattina dotata di tappo di plastica con annesso cucchiaino ripieghevole, carne o pesce secco ma non troppo da mangiucchiare come fossero le patatine nel sacchetto, pezzetti di pollo (arrosto?) confezionati in bustine tipo snack compreso ossi da sputare come uso e costume fare anche a tavola.

Zampe di gallinaA proposito di carne pronta al consumo, nei negozi si trovano anche confezioni di zampe di gallina cotte (una prelibatezza per i cinesi) che a Suzhou ho visto invece cucinate al momento in molti ristoranti a soli 5 RMB e, dal consumo che ho visto fare, credo che se vendano quintalate ogni giorno.

Ma, a dispetto della pulizia pubblica, vi posso garantire che nei luoghi “privati” è tutt’altra musica. Nei retri delle case si trovano accatastati materiali vari(vasi, assi, biciclette logore, scarpe smesse e vai con la fantasia) insomma di tutto e di più; sulle scale condominiali non si può appoggiare la mano per reggersi al corrimano perché nessuno pulisce nei secoli dei secoli, le stesse scale non vedono una scopa dal giorno in cui sono state costruite e capita anche che in alcuni ristoranti turistici di gran passaggio (parlo del tipo “trattoria del camionista” qui da noi) dopo la mangiata questo è quello che puoi trovare a terra lasciato dai commensali, ed è tutto normale:

Ristorante Rifiuti a terraOppure vi posso raccontare con disappunto che ho notato il permanere di una cattiva abitudine nel comportamento individuale: i cinesi sputano per terra. Non mi era parso che gli altri anni questa abitudine fosse così diffusa oppure non l’avevo mai notata ma, questa volta, l’ho vista fare molto frequentemente sia a Pechino che in altre città, soprattutto da persone da “una certa età” in su.  Avevo letto a suo tempo che nel decennio scorso, in previsione delle olimpiadi che si sono tenute nel 2008, ci fosse stata una “rieducazione” in tal senso, così come avevo letto che, in attesa delle invasioni di stranieri, si era provveduto all’insegnamento dell’inglese ai tassisti e al personale pubblico. Il risultato dopo dieci anni è che i cinesi di età anziana (ma anche non troppo) non hanno mai smesso di sputare a terra e il personale pubblico riesce a dirti due, ma proprio solo due, parole in inglese o simil tale: “Hello” e “Sankiu”. Del resto le abitudini, buone o cattive che siano, son dure a morire e una lingua straniera se non la pratichi con frequenza non si può certo parlare.

Ad onor del vero devo dire che, a dispetto delle vecchie generazioni che si comportano ancora come se  Pechino fosse la città della loro gioventù, il Governo invita i cittadini alle abitudine virtuose quali:  “non gettate i rifiuti per terra”, “aiutate gli anziani per strada”, “abbiate cura delle persone anziane ”, “fate la coda agli sportelli”, “curate il patrimonio culturale” e via di questo passo con una costante trasmissione di cartoni animati sugli schermi della metropolitana, sui treni, nelle stazioni ed ogni argomento è ben spiegato su singoli manifesti affissi permanentemente o dai cartoon della durata di una 15ina di secondi ognuno e sono, senza dubbio, utili e molto educativi, nella speranza che le nuove generazioni siano sensibili alla messa in pratica dei messaggi. Servirebbe anche da noi e si chiama insegnamento costante di Educazione Civica.

Vi racconto di un altro dei cambiamenti che ho colto con dispiacere: il riordino cittadino in fatto di baracchini che vendevano cibo per strada. E’ evidente che si stia facendo un lavoro di ripulitura totale dove il VERO cibo da strada, molto utilizzato in Asia, in una città come Pechino si voglia far scomparire. Questioni igieniche? Mah…Sta di fatto che sono spariti in molti dagli angoli dove si appostavano e i carrettini su due ruote attrezzati di piastra elettrica o fuochi che preparavano spaghetti o riso saltato fatti al momento, jiaozi o baozi cotti al vapore e le famose “jianbing”(crepes rivoltate e imbottite di uova e verdura o anche carne, spezie piccanti e mangiate fumanti e profumate per soli 5Rmb) basta….non ci sono più. Non si trovano a meno che, chi aveva questa attività, l’abbia regolarizzata mettendo sul posto un baracchino stabile, ma si sta cercando di eliminare i carrettini su ruote che inseguivano in vari orari l’affollamento ora in questo o in quel luogo. E, si, certo che si può mangiare per strada ma l’offerta quest’anno mi è sembrata limitata e, forse, non tutti avranno avuto la forza economica per permettersi il baracchino fisso. Rimangono invece i carrettini dei venditori di ananas e di frutta di stagione tagliata e pronta all’uso.  In alcuni angoli dello Xiaoqu non ho più visto alcuni dei fruttivendoli presenti negli scorsi anni, così come sono sparite molte sedie e poltrone scalcagnate e i fili con la biancheria stesa per strada, di cui ho parlato nel mio articolo passato.  A Pechino c’è ordine nell’aria.

…e vi ho mai parlato di quanta acqua calda si beva in Cina? Tutti hanno un thermos in mano che contiene foglie di tè verde costantemente in infusione o semplicemente acqua calda, da bere con regolarità e quando il liquido termina c’è sempre la possibilità di riempirlo di nuovo. Giovani, vecchi, impiegati, tassisti, operai, sul metrò, in bicicletta, sul treno, ovunque si vada, in qualsiasi ora della giornata ci si accompagna al proprio termos e della propria bevanda calda. Dobbiamo poi dire che l’acqua calda è un diritto acquisito per i cinesi che trovano distributori (segnalati) nelle stazioni, negli aeroporti, sui treni stessi dove il via vai a riempire i thermos è duplice di chi deve andare in bagno L’acqua calda viene sempre servita al ristorante quando si chiede “acqua” come bevanda di accompagnamento ai cibi.  Anche io ho imparato negli anni a berla ed a casa nostra il bollitore va in continuazione sia per l’acqua calda che per infondere uno dei qualsiasi mille tè di cui ormai ho la dispensa fornita. Nelle due foto sotto vedete il termos immancabile dell’autista di uno dei migliaia di taxi e, perchè no, uncontenitore per l’acqua calda può diventare il cuscino provvisorio per un pisolino per strada.

Per ultimo, anche se di “curiosità” ce ne sarebbero altre, vi descrivo la mia grande sorpresa nell’aver visto dai finestrini dei treni, e successivamente più da vicino, i cimiteri cinesi che spesso non sono cimiteri come li intendiamo noi.  Ebbene sì, anche i cinesi muoiono e viaggiando in treno nei giorni appena successivi la QingMingJie, o Festa dei Morti (equivalente più o meno alla nostra di novembre) attraversando chilometri di campagna, vedevo dai finestrini delle montagnole di terra che stimavo ad occhio essere di una altezza di circa 70, con in cima una bandierina o un fiore, ma non sempre distinguevo bene. Ho cominciato a pensare che potessero essere delle sepolture, ma non ne ero sicura in quanto ne vedevo tre o quattro qui, passavano chilometri poi altre cinque/sei…poi più in là ancora qualcuna e via discorrendo. Ho avuto occasione, durante la gita nei pescheti di Pinggu, di vederne da vicino e ho chiesto ai genitori di Yafei, che ci hanno accompagnato nell’escursione, se fossero tombe. Si, lo erano. Il papà di Yafei mi ha così spiegato che chi conduce un pezzo di campagna utilizza un margine della stessa per seppellire i cari di famiglia e che non sempre si utilizza un posto comune (tipo cimiteri nostrani) dove si tumulano le ceneri delle persone decedute. Teniamo appunto presente che si seppelliscono le ceneri, non il corpo. Solo accanto ad alcuni di questi cumuli di terra-tombe che intravedevo dal finestrino durante il viaggio vi era una lapide posta verticalmente e ficcata nel terreno, altrimenti nulla segnalava un nome o una data, altre volte ho visto che i cumuli di terra in un paese molto prossimo a Shanghai, erano sostituite da pagode in miniatura sparse per la campagna e, in questo periodo appunto, decorate da fiori vivaci e ghirlande (anche e soprattutto finti). Durante la semina del riso, del mais o della coltivazione di qualsiasi altro ortaggio, questi cumuli che si trovano nei campi vengono mantenuti e la semina gira loro attorno. A me è sembrata una soluzione bellissima che una persona possa rimanere sepolta nella terra che lo ha visto al lavoro durante la vita, quella terra che lo ha sostenuto economicamente o gli ha spaccato la schiena, comunque in quel terreno che la persona sepolta ha curato e da cui ha tratto un sostentamento per lui e per la sua famiglia e trovo un che di giusto che le persone, che lavorano dopo di loro la stessa terra, sentano accanto la presenza di chi li ha preceduti. Ho trovato questa situazione molto intima.

Nelle città cinesi, come è stato già spiegato, durante la Festa dei Morti la gente si ritrova in piccoli gruppetti famigliari, si bruciano incensi ai margini delle strade o nei giardinetti pubblici dove fare anche dei piccoli falò in cui si bruciano oggetti in carta che riproducono beni terreni e soldi finti da mandare simbolicamente nell’aldilà al proprio caro. Si lasciano anche fiori, dolcetti e oggetti che il mattino dopo qualcuno pulirà via, disordine molto tollerato visto il significato intrinseco.

Ultimissimo…..Ecco al volo due piccole situazioni che ci capitano sempre:

  • sconosciuti, giovani e non, che ci richiedono di fare una foto con loro
  • comportamenti strani che a noi donne non verrebbe mai in mente di tenere in pubblico (soprattutto se non giovanissime) come aspettare che apra il gate del treno sedute a terra o sdraiarsi “svaccate” a telefonare, naturalmente a voce molto alta, durante un viaggio su un treno ad alta velocità (ma anche su una littorina!)

Vilma (fine)

Pubblicato in cineserie, Viaggi e Cammini | Lascia un commento

Una ricetta al mese – 4

schiacciatine di verdura (5)Schiacciatine di verdura

1 zucchina – 1 carota – 3 patate medie

2 cucchiai di farina di ceci – 1 cucchiaio di olio

Un pizzico di noce moscata + Sale aromatico q.b.

Fare così:

  • Sminuzzare le verdure con la grattugia a buchi grossi
  • Aggiungere farina di ceci, noce moscata, sale aromatico, il cucchiaio di olio e mescolare bene-bene
  • Scaldare una padella antiaderente con pochissimo olio e con un cucchiaio posarvi una quantità di miscela di verdure quanta una polpetta
  • Dopo un minuto schiacciare leggermente con una paletta e verificare con si attacchino al fondo della padella
  • Dopo un paio di minuti rivoltarli e cuocere il “lato B” per altri 2-3 minuti
  • Voilà, pronte!!!

schiacciatine di verdura (6)

La ricetta originale prevedeva infatti che si friggessero senza il passaggio in forno, ma amo i cibi leggeri……e vabbè, so che così sono un po’ meno gustose, quindi fate voi : cuoceteli come più vi aggrada

Vilma (-4-)

Pubblicato in Cibo e bevande | Lascia un commento

NON SOLO PECHINO – parte 1

Suzhou (15)

E’ sempre verso la fine di marzo, compreso le prime settimane di aprile, che programmiamo il nostro viaggio annuale in Cina con la stessa motivazione: raggiungere il figlio che vive così lontano. Anche il periodo che scegliamo è sempre uguale di anno in anno e la scelta viene effettuata alla stessa cadenza perché nei giorni appena successivi al nostro arrivo ricorre una delle festività più importanti per i cinesi, la Qing Ming Jie, così da poter usufruire di qualche giorno di vacanza con nostro figlio vista la chiusura dell’ufficio e poter programmare con lui qualche giorno di evasione dalla grande Pechino.

Quest’anno abbiamo fatto il pieno di fine settimana “fuori porta” e ci siamo regalati anche una settimana in giro soli io e Sandro. Le nostre mete, ovviamente caldeggiate dal nostro agente in loco, si sono rivelate molto interessanti passando un fine settimana a Chengde, uno a Datong ed un altro in una escursione su un monte nella zona di Pinggu – zona vocata alla coltura delle pesche – appena un’ora di auto fuori Pechino ed infine un’intera settimana spesa tra Shanghai, Suzhou e Hangzhou tra costruzioni avveniristiche e antiche mura. Il tutto con spostamenti anche lunghi per mezzo di treni, sia in alta velocità che locali.

Come ogni volta che ritorno in Cina non sono solo i luoghi visitati ad avere il primo posto nei miei ricordi, che vale la pena comunque descrivere anche sommariamente giusto per fissarli ancora più nella mente, bensì la parte più interessante dei miei viaggi annuali è quella di osservare e annotare le differenze culturali che riesco a cogliere o le abitudini quotidiane che sfioro ogni qual volta mi trovo tra la moltitudine cinese, ma di questa sensazioni di viaggio parlerò un’altra volta.

I luoghi che abbiamo scelto come mete quest’anno sono stati incantevoli, ognuno con le sue peculiarità, anche se la Cina ripropone la stessa architettura, gli stessi colori, le stesse disposizioni sia nei Palazzi che nei Templi risalenti a varie Dinastie, quindi nessuna differenza si coglie tra la costruzione di un edificio ed un altro avvenuta in epoche tanto diverse.  Tutto questo è molto strano per noi dove una chiesa o un palazzo della nostra vecchia Europa si differenziano moltissimo in base alle epoche storiche, dove un castello medievale si distingue da uno settecentesco o come, ad esempio a Milano, due luoghi simbolo dello stesso culto sono così diversi uno dall’altro come la Basilica di Sant’Ambrogio e il Duomo, risalenti appunto ad epoche diverse e connotati da stili molto differenti.

Ritorniamo in Cina.

A Chengde (Hebei) non si può che rimanere incantati alla vista del tempio buddhista PutuoZongCheng che riproduce più in piccolo (piccolo è un eufemismo) il Potala tibetano di Lhasa dove siamo arrivati in un sereno tardo pomeriggio quando i colori del Palazzo Rosso si sono mostrati in tutta la loro calda bellezza accompagnati dallo sventolio delle coloratissime bandierine votive. Incantevole è stato anche il lungo giro per i vastissimi giardini tra fiori e laghetti del Palazzo Estivo imperiale Bishu ShanZhuang, risalente all’epoca Qing – 1700 circa – e costellato da padiglioni dai bei nomi quali Il Padiglione della Semplicità e della Sincerità, lo Studio delle Quattro Conoscenze, il Padiglione delle Nebbie e quello delle Onde Rinfrescanti dove l’imperatore si soffermava a studiare e ad osservare la natura.

A Datong (Shanxi) Il Tempio Sospeso, dedicato al culto di Buddha, è arroccato da 1500 anni su una parete verticale e dà un senso di precario con le sue passerelle che collegano un edificio con un altro e le scale ripide per raggiungere i vari piani del Tempio, per non parlare di quei pali di legno che lo sorreggono nella posizione attaccata al dirupo che danno un senso di fragilità in barba alla stabilità della costruzione che si regge nella sua posizione da secoli. Nel mio immaginario credevo fosse grandissimo, invece è piccolo e veloce da visitare. La giornata fredda e piovosa che abbiamo trovato ha ulteriormente accelerato la nostra visita.

Sempre nei dintorni di Datong abbiamo visitato le Grotte di Yungang, templi scavati nella roccia, che contengono migliaia di statue del Buddha, prime testimonianze del culto del buddhismo arrivato in Cina attorno al 500 D.C. e considerate fra gli esempi più sublimi di arte legata a questa religione. Impressionante il lavoro di scavo nella roccia dove sono state ricavate statue enormi del Buddha circondato da migliaia di nicchie nelle pareti rocciose con inserite piccole statue in diverse posizioni.Datong, come gran parte delle città antiche della Cina, ha subito grandi perdite nel secolo scorso quando, durante la Rivoluzione Culturale, è stato pagato un pesante tributo in fatto di arte. Oggi questa città ha deciso di ricostruire fedelmente quella parte antica andata distrutta compreso le grandi mura che la circondano e sulle quali si può fare una passeggiata lunga circa 7km guardando la città da un’altra prospettiva. Ecco quindi quel che sta succedendo: Datong, come molte città, aveva un vecchio nucleo andato distrutto per motivi politici sulle cui rovine sono state costruite case e quartieri che hanno tolto ogni bellezza alla città ed oggi queste costruzioni vengono a loro volta distrutte per ricostruire quanto di storico andato perso rispettando le antiche planimetrie. Quindi, in sostanza, abbiamo vistato la nuova-città-vecchia ancora attorniata da numerose demolizioni e abbiamo camminato su una parte della ricostruzione delle nuove-vecchie mura ancora in ultimazione.

Nella zona di Pinggu, tra pescheti in fiore a perdita d’occhio e pesche sciroppate sulle bancarelle in attesa dei frutti freschi, abbiamo fatto una escursione che ci avrebbe portato sulla cima di un monte dove era stata da poco istallata una passerella sospesa in vetro dove poter camminare con la sensazione di essere nel vuoto. Peccato che il sentiero assolato, le migliaia di gradini faticosi per la loro altezza non regolare e talvolta di misura ristretta sia della pedata che della larghezza della rampa stessa, nonché la scalata dei gradini fatta tra migliaia di cinesi che salivano e scendevano  e dove questo essere inseriti in una coda infinita lasciava poco spazio al respiro, mi sono sentita in disagio fisico e, a soli (!!!) 800 gradini mancanti alla meta, ho ceduto e trovato un posto di dieci centimetri quadrati d’ombra sui gradini che mi hanno salvato tra il disappunto di chi saliva o scendeva perché in quella posizione facevo da tappo e l’incitazione di chi mi diceva “dai che ce la fai che manca poco”.  Non appena mi sono ripresa ho deciso comunque di girarmi sui tacchi prendendo la via della discesa e chissenefrega (eh sì, certo con un po’ di rammarico) della passerella sospesa. Discesa fatta con una cabinovia perché impossibile a piedi data la quantità di gente che intasava i gradini. La completa ripresa fisica mi è stata garantita da una breve camminata in campagna tra i peschi in fiore dove contadini stavano praticando la deflorazione manuale, cioè togliere da ogni ramo in fiore una considerevole quantità di corolle, lasciando solo un numero di fiori limitato pronto a diventare uno dei grossi frutti per i quali questa regione è famosa.

Shanghai, che significa letteralmente “sul mare”, con i sui 24milioni di abitanti è una delle più popolose città del mondo e la più popolata della Cina. Città quanto mai moderna, affascina per la sua aria internazionale, per la zona della Concessione Francese ricca di costruzioni di ispirazione europea con i viali alberati e dall’aria un po’ retrò, per il Bund, l’alto argine che un tempo era l’approdo delle chiatte per il commercio del riso e oggi diventata una bellissima passeggiata dove gli edifici Art Deco a lato strada si contrappongono all’altro lato del fiume dove campeggiano i grattacieli avveniristici della zona finanziaria di Pudong. Ed è proprio in questa zona super moderna che abbiamo camminato di giorno su passerelle pedonali sopraelevate lasciando il traffico sotto di noi, per recarci al famoso grattacielo “Cavatappi” e salire fino alla parte superiore del buco, al 100° piano a 474 metri di altezza per guardare dall’alto la città e stupirci come bambini senza voler venire via per restare incantati e beati il più possibile rimirando quella vista. Dal Bund, ritornando alla sera, abbiamo potuto stupirci delle luci sfavillanti dei grattacieli di Pudong facendoci immergere “dal vivo” nella classica immagine iconica di Shanghai e il suo famoso skyline.

Shanghai è anche il quartiere della Concessione Francese della fine 1800 quando la città, che si affermava per i traffici di seta, oppio e tè, richiamava, oltre a malfattori e prostitute, investitori finanziari che ponevano qui le sedi di rappresentanza per i loro commerci. Ho potuto vedere palazzi bellissimi o anche più modesti lasciati all’incuria e trasformati in residenze cinesi, dove la manutenzione lascia sempre a desiderare, ciò nonostante la zona richiama la nostra cultura architettonica e per un momento non puoi credere di essere in Cina. E’ nella Concessione Francese che siamo entrati nella residenza-museo con arredi originali di Sun Yatsen, fondatore della Cina Moderna e oggi chiamato Padre della Nazione, ed è sempre in un palazzo situato in questa zona che nel 1921 fu fondato il Partito Comunista Cinese dove abbiamo visitato la sala del Primo Congresso Nazionale del PCC tra i cui componenti sedeva Mao Zedong.

A Suzhou (Jangsu) – come ogni città cinese che ha sacrificato il suo patrimonio architettonico storico per lasciar spazio ad enormi impersonali grattacieli, è evidente il suo contributo in tal senso trasformandosi in una città sicuramente diversa dalla perla che vide e che fece dire a Marco Polo di trovarsi in una delle città più belle della Cina. Suzhou vanta 2500 anni di storia e con le sue case bianche con tetti neri costruiti su canali e ancora presenti nel centro città, fu uno dei crocevia più importanti per la produzione ed il commercio della famosa seta cinese ed è in questo spirito che molti signori dell’epoca decisero di costruire qui le loro ville e giardini per cui è diventata famosa oggi.  Il Giardino dell’Amministratore Umile del 1500 è il più grande di tutta la città e l’Amministratore sarà stato anche umile, ma lo spazio in cui si muoveva era grandioso tanto che ancora oggi si rimane a bocca aperta sia per le fioriture spettacolari che per i ponticelli che collegano i canali a laghetti e per padiglioni dedicati “all’ascolto della pioggia” o per “tenere lo sguardo assente” durante la meditazione.  Anche la quantità di visitatori presente nel giardino era impressionante ed anche questa da lasciare a bocca aperta.

Tra le più importanti testimonianze di Suzhou rimaste in città c’è la vecchia strada Pingjiang Lù, alberata e fiancheggiante uno dei tanti canali, che oggi è diventata un bazaar con le antiche case divenute negozi di foulard di seta e altre mille paccottaglie tutte uguali e ristorantini che propongono innumerevoli offerte di cibo senza mai far mancare nel proprio menu le zampe di gallina di cui i cinesi vanno ghiotti. Suzhou è spesso chiamata “la Venezia Cinese” per i canali e per le case sull’acqua. Ebbene, se volessimo trovare una similitudine con la città italiana credo la potremmo trovare solo in questi negozietti attira-turisti, con la merce tutta uguale negozio per negozio e, senza nulla togliere alla bellezza sia della nostra città che questa, senza tutto questo contorno si potrebbe respirare il clima decadente e pieno di fascino che invece viene annullato dal bailamme di merci. Ecco che noi, nel nostro girovagare cittadino, come abbiamo spesso fatto a Venezia, abbiamo deciso di uscire dal tracciato più turistico per vedere la vita vera che si snoda nelle piccole vie laterali, con la biancheria stesa per strada, i bassi tavolini dove lavare le stoviglie di lato al canale o di lato al pozzo dell’acqua o consumare il pasto all’aperto per strada nella bella stagione, dove abbiamo visto seminato insalate e cavoli in scatole di polistirolo messe in strada (altro che orto-balcone!) e dove le porte aperte sulle case lasciavano intravedere cucine che non oseremmo mai chiamare tali. Come sempre la vita vera è dietro i risvolti delle zone turistiche, è nelle pieghe che spesso non vogliamo vedere lasciandoci attirare dal circo delle vacuità.

Il Museo di Suzhou, è molto interessante oltre che per i reperti custoditi, per la sua architettura che riproduce in chiave moderna il concetto dei giardini storici. Per ovviare alle migliaia di presenze quotidiane di questo  museo ci siamo messi in coda molto prima dell’apertura mattutina per evitare così la lunga attesa che è d’obbligo in qualsiasi orario della giornata, mentre la visita al Museo della Seta ci ha stupito per la storia di questo tessuto che in Cina risale nientemeno a 4000 anni fa e la città di Suzhou ne era la principale produttrice,  venendo a conoscenza che al giorno d’oggi il ricamo e la tessitura del filo di seta, sia nelle forme tradizionali che artistiche moderne, ha ancora un seguito vastissimo.

A Hangzhou ((Zhejiang), in occasione di una bella escursione lungo il Lago Occidentale, più che nelle altre città abbiamo potuto constatare come in Cina l’ultimo dei problemi sia quello di rimanere soli per strada. Sarà stato che la nostra visita ha coinciso con un fine settimana, sarà stato che Hangzhou è una delle mete turistiche ambite dai cinesi e il suo lago è molto usufruito dagli abitanti del luogo come parco di relax (!), sarà quel che sarà che ad un certo punto mi sono sentita come la formichina in fila nel formicaio. Decidiamo per questo di deviare sul monte con vista lago dall’alto e qui ci siamo trovati immersi nel verde di un bosco in città, circondati da una tranquillità inaspettata se pensiamo che Hanzhou conta più di 6milioni di abitanti e che appena sotto camminavano migliaia di persone. Sui sentieri ben curati e con salite fatte dai soliti gradini (i cinesi probabilmente non amano i sentieri naturali) abbiamo incontrato persone che portavano in giro le gabbiette contenente i loro uccellini dopo averli appesi per qualche tempo su rami di alberi lasciandoli gorgheggiare e respirare aria buona e gente che passeggiava a passo deciso per esercitare un po’ di moto. Alla discesa dal colle abbiamo dapprima visitato il Mausoleo del Generale Yue Fei vittorioso comandante del XII secolo contro truppe di invasori che viene oggi considerato un eroe per la sua integrità morale, il suo spirito di sacrificio, onestà e fedeltà alla Patria e portato ad esempio alle nuove generazioni.   Terminata questa visita abbiamo deciso a metà pomeriggio di immergerci nella folla e far ritorno al punto di partenza dopo aver circumnavigato il lago per un totale di più di 10km e definire indimenticabile l’esperienza tra la folla e viverla con occhi diversi. Negli spiazzi dei giardini gruppi di gente cantava diretti dalla maestra di canto, altri recitavano vecchie trame di teatro con applausi del pubblico circostante, altri ancora ballavano valzer lenti su basi musicali cinesi adattate al ritmo, e gruppi di donne in costume tipo majorettes esibivano i loro passi di ginnastica-danza di gruppo al suono di musichette ritmate, le stesse che spesso si vedono impegnate in questi esercizi  in tutti i parchi cittadini in vari orari della giornata . Non mancavano i vecchi calligrafi che scrivono a terra con il pennellone d’acqua con una abilità sorprendente né i soliti giocatori di carte, majiang e scacchi.

Il ritorno a Pechino e rivedere la parte cinese della nostra famiglia è stata oscurata solamente dalla consapevolezza che il momento di pensare al viaggio di ritorno in Italia era ormai (troppo) vicino.

Vilma (parte 1)

Pubblicato in pensieri in libertà, Viaggi e Cammini | Lascia un commento

Una ricetta al mese – 3

sale aromatico (4)

Sto preparando le valigie, sono nel bel mezzo della preparazione della mia trasferta annuale nel continente asiatico e volevo lasciare una ricetta facile facile. Visto questa assenza e data la  fretta ho pensato ad una ricetta rapida, dovrà però valere anche per il mese di Aprile quando avrò ancora meno tempo per un articolo di cucina o di qualsiasi altro argomento e wordpress non è disponibile là dove sarò.

Insomma, come diceva il Bianconiglio : “presto che è tardi!!” e passiamo al concreto.

Chi ha un orto o un giardino con un po’ di aromatiche può sperimentare la ricetta del SALE AROMATICO per usarlo per cucinare tutti i piatti di pesce, carne, verdure che porterete in tavola.

Potete farne delle varianti aggiungendo (timo? Maggiorana? Origano?) o togliendo qualche ingrediente che non vi piace (il pepe, ad esempio, so che a non tutti garba)

sale aromatico (2)

 

La foto riporta la ricetta che Sorella1 mi ha dato tempo fa e che ho appena prodotto dopo che Sorella3 mi ha portato alloro, rosmarino e salvia, frutto delle potature delle piante della sua casa di campagna. Sottolineo che le aromatiche sono fresche, non essicate, il sale, il pepe, l’aglio nelle proporzioni indicate faranno da conservante. Fidatevi.

E’ ancora tempo di potature delle aromatiche, dateci sotto e Buon lavoro!

Vilma (Sorella2)

P.S. magari la prossima volta una ricetta del sol levante, eh!?

Pubblicato in Cibo e bevande | 1 commento

MOMENTI POETICI

Soltanto la poesia
– l’ho imparato terribilmente, lo so –
la poesia sola può recuperare l’uomo.

Giuseppe Ungaretti

Oggi è la giornata mondiale della poesia

La poesia, in senso ampio, mi interessa, mi incuriosisce, mi piace. In alcuni casi la trovo difficile, eppure nessuna delle difficoltà di lettura e interpretazione mi ferma dal leggerla. Trovo le poesie un’alta espressione artistica ed una altissima espressione dell’animo.

Al pari delle pennellate di colore che ogni autore come Leonardo, Caravaggio, Modigliani, Van Gogh, Basquiat, Haring o Klee ha posto su una tela utilizzando, oltre a colori e pennelli, la sua sensibilità per raggiungere risultati molto differenti tra loro o come sette note a disposizione di musicisti si sono tramutate nella Sesta di Beethoven o hanno dato luogo all’Aria sulla Quarta corda di Bach, alla Traviata di Verdi o a Sally di Vasco Rossi, così le lettere dell’alfabeto, unite alle emozioni della mente e del cuore dell’autore sono diventate le Poesie che ci hanno lasciato in eredità i poeti di tutti i tempi.

E’ questa semplicità di ragionamento che mi affascina. Tutti gli artisti hanno avuto a disposizione uguale tipo di materiale: colori, pennelli, tele, sette note, carta, penna, inchiostro e ventuno lettere dell’alfabeto e diverso era solo il loro vissuto, la loro mente con le proprie emozioni, per tramutare tutto il materiale in opere spesso sbalorditive e indimenticabili qualunque fosse il genere.

Questo è tutto quello che mi sorprende e mi attrae della poesia, dell’arte in genere, senza per forza scervellarmi davanti ad un quadro o ad una poesia per sapere cosa volesse esprimere l’artista con la tal opera.

Una volta mentre ero davanti ad un quadro di una mia amica pittrice, che si dedica soprattutto all’arte astratta, le chiesi: “cosa volevi comunicare con questi colori”? lei mi rispose semplicemente: “TU cosa senti, guardando questi colori?” ecco, forse questa è la risposta che non mi ero mai data: guardando un’opera d’arte dovrei guardarmi dentro e capire quale emozione mi muove. La poesia, come un quadro, qualunque sentimento volesse esprimere l’autore nel comporlo, spesso comunica a noi una emozione diversa e non per forza la sua stessa che ci disperiamo a comprendere, forse senza riuscirci davvero.

Trovo infatti piuttosto curioso che davanti ad un dipinto una persona noti alcuni particolari, altri non li vedano affatto o ne vedano altri oppure che un’opera artistica, che sia un libro, una poesia o un quadro famoso piaccia a molti e ad altri così-così. Dirò di più, ad esempio, a me tra due dipinti classici e famosissimi quali La Gioconda e La Dama con l’ermellino di Leonardo, piace di più e di gran lunga la seconda e oserei dire che la Gioconda, a cui riconosco l’importanza per tutto quel che rappresenta, non piace poi granché come ritratto, sarà quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così (scusate la citazione canora) la qual cosa stupisce i molti ai quali esprimo questo mio gusto.

Tornando alla poesia e senza fare confronti con i massimi poeti, ci mancherebbe, mi sono resa conto che dopo aver approcciato il caviardage ho capito che può esserci un modo di comunicare emozioni, stati d’animo tramite la poesia o semplicemente ho compreso che ognuno può mettersi alla prova con diversi sistemi di composizioni poetiche oltre alla più classica forma conosciuta.

Ultimamente ho ricevuto l’invito alla produzione di poesie da parte una Biblioteca della mia zona. Tra le tecniche innovative che erano suggerite sull’invito c’era quella chiamata Poesia Dorsale, nella quale mi sono imbattuta così, senza sapere cosa  fosse. Anche in questo caso ad ognuno viene data la possibilità di avere del materiale uguale per procedere e, come per il caviardage, dove a chi si cimenta può essere data la stessa pagina di libro da cui trarre un pensiero, una poesia che risulterà diversa da uno o l’altro degli autori, per la Poesia Dorsale non si deve far altro che avere a disposizione i libri della nostra biblioteca casalinga, e formare coi titoli una composizione che viene definita appunto Poesia Dorsale anche per la foto che viene richiesta dei dorsi dei libri che si utilizzeranno per il proprio componimento. Dopo essere andata a visitare il sito, mi sono detta che La mia curiosità in proposito non poteva che farmi tentare anche questo esperimento.

POESIA DORSALE

Io e te (Niccolò Ammaniti – ed.Einaudi)
Noi che ci vogliamo così bene (Marcela Serrano – ed. Feltrinelli)
Giornate intere fra gli alberi ( Marguerite Duras – ed. Feltrinelli)
Il cielo rubato (Andrea Camilleri – ed.Skira)
Baci scagliati altrove (Sergio Veronesi – ed. Fandango Libri)
Esercizi d’amore (Alain de Botton – ed. Guanda)
Ti prendo e ti porto via ( Niccolò Ammaniti – ed. oscar Mondadori)

POESIA DORSALE 1

Per puro caso  (Ann Tyler – ed.Tea) Un indovino mi disse (Tiziano Terzani – ed.Tea)
Chiedi alla polvere (john Fante – ed.Mondadori) Come diventare buoni (Nick Hornby – ed. Guanda)

Ama il prossimo tuo, (Remarque ed. oscar Mondadori)
Basta così (Wislawa Szymborska – ed.Adelphi)

Non aspiro ad alcunché con questi miei facili componimenti, se non a lanciare fuori di me il pensiero che mi si affaccia non appena leggo un rigo e vengo colpita da alcune parole o da un titolo. Forse non sono poesie, ma sicuramente emozioni da scrivere e credo, come dice l’articolo riguardante la giornata della Poesia sulla Stampa di oggi, che

“ dare sfogo alla creatività potrebbe infondere ottimismo e migliorare la propria visione della vita

Tutto qui, e non mi sembra poco!

Vilma (cercando sfogo nella creatività)

Ps:Ivan , poeta da strada scrive poesie bellissime, lo conoscete?

Poeta sei tuUna_pagina_bianca___una_poesia_nascosta

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento