Una nonna a Pechino

Pechino (4)

Pechino – maggio/giugno 2018.

Come d’obbligo (per me dico) racconto questa nuova andata dove, da sola e per tre settimane, mi sono recata nella megalopoli cinese per fare la nonna a tempo pieno al nipotino di 10mesi.

E per raccontare come ogni volta che ci vado, io viva un’esperienza diversa.

Per mio nipote, nato il primo agosto scorso, sarò una nonna “a distanza”, quella che verrà vissuta a tempi alterni e con intervalli lunghi tra un incontro e l’altro, colei che parla come il papà ma che si fa capire anche se gli si rivolge in una lingua così diversa da tutti quelli che gli parlano quotidianamente, una lingua che, inevitabilmente e spero, imparerà. Sono la nonna che lo ha salutato ai primi di gennaio piccolissimo poppante e l’ha ritrovato a fine maggio che gattona per casa.

Le giornate scandite con un piccolo da accudire sono state una assoluta novità per me. Chi mai si ricorda le stesse problematiche a 30anni di distanza, quando invece che nonna svolgevo il ruolo di neo-mamma? Non io. Ma non ci sono paragoni tra le due vicende di vita: innanzitutto oggi per me non ci sono le stesse energie fisiche di allora e poi ho sempre ritenuto che i nonni siano diseducativi e quindi ci si può divertire un po’ di più nel nuovo ruolo in compagnia dei piccoli tiranni. Lo dico con ironia, anche se con fermezza, per significare che abbiamo, da nonni, un ruolo diverso: più accogliente, più indulgente, più incline ad accettare le piccole tirannie dei nipotini, lasciando il mero compito educativo ai genitori. Solo così io ritengo possiamo goderci in pieno il ruolo nonnesco e comportarci in altro modo che “da mamma” (Da genitore in genere) con tutte le regole che il ruolo genitoriale dovrebbe imporre e che, da nonna, in molti casi non ritengo più così importanti.

Detto questo, cosa si fa a Pechino in un arco di tre settimane a cavallo tra maggio e giugno con un nipotino così piccolo?

Innanzitutto la città soffre ancora troppo spesso di alto inquinamento, quindi è d’obbligo ogni mattino verificare che le polveri sottili nell’aria non superino i valori di 120, che equivale esattamente ad un valore che a Milano fa suonare un campanello di allarme molto rilevante (più del doppio del consentito!!!) mentre a Pechino con una giornata così si aprono le finestre di casa perennemente chiuse, e si respira a pieni polmoni…beh, si fa per dire!

mmexport1529433744550

Inoltre a giugno cominciano le giornate calde, con valori che si sono attestati spesso nei giorni della mia permanenza sui 35-37°c. con picchi anche di 40°. Potete ben capire che, tra inquinamento, caldo, bimbo di 10mesi che durante la giornata crolla addormentato un po’ a tutti gli orari, la vita si è svolta praticamente nell’ambito casalingo. Niente da raccontare dunque? Certo non voglio soffermarmi a raccontare quanto bello, bravo, intelligente sia mio nipote, del resto penso capirete che se lo dico non sto mentendo essendo lui, tra le mie conoscenze e parenti, l’ultimo nato, e chi non lo sa che l’ultimo arrivato è sempre il migliore, il superdotato?

Restando a noi, cosa si fa quindi nei tempi in cui, tempo, pappe, nanne, inquinamento lo permettono? Ovviamente si esce dalle quattro mura e si fa un giro fuori, preferibilmente dove c’è poco traffico, meglio in mezzo ad altra gente e in mezzo al verde accessibile a pochi passi da casa per una camminatina a guardare il mondo che gira attorno a dove si vive

Caricato il mio 8kg e mezzo sulle spalle, uscivamo con allegria, battendo le mani e salutando tutti quelli che incontravamo, con destinazione il Parco Vicino Casa, dove si possono sempre vedere attività interessanti e molto spesso accompagnati da musica….che ci piace tanto!

Tutto comincia appena scesi in strada, con la musichetta che esce dal cortile della scuola materna dove i bambini cinesi praticano tutte le mattine uno sport con l’insegnante che impartisce i comandi e che li tiene in riga, nel caso, al solo suono di un fischietto.

20180608_083453

Poi, per continuare il nostro percorso, si passa dal giardinetto accanto dove ogni giorno le signore fanno danza collettiva e, siccome c’è la musica, il mio bimbo canta a modo suo.

Ma c’è anche da guardare in modo interessato tutta la gente che quotidianamente  esce di casa e si ferma qui per la ginnastica mattutina usando gli attrezzi del giardino.Infine, passo dopo passo, immergiamoci nel parco ad ammirare: chi suona tamburi e piatti e le signore che che danzano col ventaglio al suono dei tamburi e il parrucchiere da pochi yuan e dal servizio rapido e poco igienico (ma qui a pochi importa)

20180609_100739

ci fermimo a vedere chi gioca a calciare il piumino (vietato farlo cadere!) poi l’insegnante di TaiChi con l’allieva e le professioniste del Taichi che ogni giorno sono qui a perfezionare i loro passi il tutto condito da musichette cinesissime e molto rilassanti.

Naturalmente incontriamo le solite poltrone o sedie sparse per strada e nei parchetti (per la verità sempre meno in nome del decoro cittadino)

…e c’è sempre qualcuno che dorme da qualche parte in barba al decoro cittadino.

20180530_151422

Un po’ le solite cose, per me.  Novità assoluta e il mondo da scoprire per lui.

mmexport1529420979335

Ma anche le nonne amano un po’ di movimento. Quindi, alla fine di questa nuova avventura in cui mi sono dedicata anima e corpo ad un piccolo che ha fagocitato ogni momento libero, non voglio dimenticare il godimento dell’ultima sera della mia permanenza dove Jacopo e i ragazzi di AGIC (Associazione Giovani Italiani in Cina di cui Jacopo è membro), mi hanno invitato ad una camminata serale per le vie di Pechino, tra vecchi Hutong della zona di Gulou e il lago Beihai mettendo insieme un percorso di 10 km culminato in una bevuta di spritz accompagnati da arancini e chiacchiere multilingue.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Fantastici questi giovani, Mi hanno già iscritto alla prossima….quando?! non si sa, ma quando sarò di nuovo là, ci sarò!

Vilma (Pechino- Milano A/R )

Annunci
Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

Una ricetta al mese 4-18

In previsione che, FORSE, arriverà l’estate e il caldo, le cene fredde e gli aperitivi all’aperto, ecco un paio di salse da servire a tavola.

Salsa di cannellini

Pesto con zucchina

Pesto con zucchina 1

Vilma (previsione di tempo variabile)

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

YA BASTA…. Adesso Basta…

Sono stata al PAC (Padiglione di Arte Contemporanea – Milano) dopo aver letto di questa mostra temporanea  di Teresa Margolles, una delle artiste che più ha trattato il tema della brutalità del narcotraffico in Messico. Lo fa con questa esposizione di opere, installazioni e video dove “esplora morti violente, l’ingiustizia sociale, l’odio di genere, la marginalità” dove “ violenza e desolazione, sebbene si riferiscano ad una situazione locale, sono prodotti di forze diffuse su scala globale” come viene citato sul libricino che accompagna la mostra.

Il titolo esatto della mostra è YA BASTA HIJOS DE PUTAS (Ora basta figli di puttana), “frase rinvenuta sul corpo di una donna a Tijuana….messaggi incisi o scritti sui cadaveri abbandonati nello spazio pubblico sono tipici dei gruppi di narcotrafficanti, che usano questa modalità come avvertimento e intimidazione nei confronti di altre bande….”

Per l’artista questa frase diventa invece un grido da innalzare contro la violenza dei narcotrafficanti, un grido contro la continua violenza sulle donne e come denuncia all’omertà e alla mafia.

Non è stato facile guardare la crudezza delle immagini e sapere che talune opere sono state realizzate utilizzando materiali, anche biologici, raccolti sui luoghi dei delitti per entrare in contatto diretto tra chi guarda e chi ha subito atti di violenza.

E’ una mostra unica, imperdibile, che colpisce e ferisce profondamente.

Lascio parlare le foto che ho scattato, non di tutto quanto esposto, mentre consiglio a tutti la visione, Entro il 20 maggio  http://www.pacmilano.it/exhibitions/teresa-margolles/

 

Karla, Hilario Reyes Gallego
Karla-Hilario Reyes Gallegos
(prostituta Transessuale trucidata e lapidata brutalmente)

 

La Gran America

La Gran America 1

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 installazione “JoYas” : nel 2007 Teresa Margolles ha commissionato ad un orafo una produzione di gioielli in oro 10K chiedendo di ispirarsi ai modelli indossati dai signori della droga. Le pietre preziose che normalmente arricchiscono questi gioielli sono state sostituite da frammenti di vetri rotti (parabrezza di auto distrutte,finestre di case, etc,,)che l’artista ha prelevato dai cadaveri giunti in obitorio a seguito di regolamento di conti….
57 Cuerpos

57 Cuerpos

l’opera “57 Cuerpos” è una istallazione lunga circa 22 metri composta da 57 pezzi di filo annodato. si tratta di fili residui dalle autopsie per ricucire corpi non identificati – ogni filo rappresenta la reliquia di un corpo senza nome
 in PM10 sono esposte  copertine di un quotidiano che testimoniano la consuetudine alla violenza della citta messicana di Ciudad Juarez con i suoi giornalieri morti ammazzati
in Papeles la tragica visione di forme astratte su fogli di carta ottenute immergendo i fogli di carta in acqua recuperata in un obitorio del Messico, ci mette subito di fronte alla situazione violenta che l’opera stessa ci trasmette.
Vaporizaciòn (1)

Vaporizaciòn

Vaporizaciòn (2)

 

Vilma (adesso basta, adesso basta, adesso basta…)

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

STORIA DI UN ERRORE

Ho fatto un errore e voglio qui raccontarvi la storia, è un fatto che mi è accaduto da poco. Beh insomma, ecco com’è andata.

senza-dimora

E’ un giorno qualunque, per la precisione è un lunedì pomeriggio, io sono sulla metropolitana e viaggio verso Milano.

Alla fermata di Udine? Lambrate?… Non ricordo, sale un ragazzo e subito si mette accoccolato proprio a pochi centimetri dall’ingresso del vagone. Sto leggendo, mi accorgo che c‘è qualche cosa che mi disturba. Un odore un po’ stantìo mi fa alzare gli occhi e lo vedo, sempre lui, sempre lì accoccolato.

Lo osservo, orecchino al lobo, capelli neri ricciuti, vestito non bene, non male ma esattamente da ragazzo del giorno d’oggi, le mani un po’ sporche e in mano un fazzoletto. Piange? Mi pare di si…un po’ tira su col naso e mi pare proprio che stia piangendo. Non è pulito, si vede e si sente, eppure sembra un ragazzo come tanti, non troppo dissimili per età tra quelli che sono appena entrati alla stazione di Piola dopo aver finito le lezioni al Politecnico.

Il metrò ferma alla stazione seguente e poi ancora e ancora, la gente sale, scende, lo guarda, lo schiva. Lui sempre lì accoccolato, sguardo basso e occhi umidi.

Io comincio a pensare di alzarmi e andare a dirgli qualche cosa. Vado, non vado… diosanto è cosi giovane, non posso capire cosa gli stia succedendo e mi ribolle dentro qualche cosa nel vedere questa generale indifferenza indossata insieme al nostro bel vestitino e allo sguardo di commiserazione; indifferenza cronicizzata nella nostra mente insieme ai pensieri soliti: è un drogato, è un ladruncolo, chissà cosa ha fatto…

Io non ci sto, non sono io quella con quei pensieri. Vado.

Mi alzo, mi chino su di lui: “stai male? posso fare qualche cosa per te?” Alza gli occhi scuri mi guarda risponde che si, non sta proprio bene, ma non sa dirmi…non sta bene perché è completamente giù di morale. Gli dico di rimando “se scendi con me, andiamo a bere qualche cosa, ci stai?”….forse lo faccio così, giusto per dire che non siamo tutti indifferenti, ma sinceramente sento che lo DEVO fare, anche se adesso non so come farlo, cosa dire, ed in più io devo andare a prendere il treno: ho un appuntamento.

Ma, penso, al diavolo il treno, sono partita in anticipo, un po’ di tempo ce l’ho. Vediamo come va.

Il ragazzo si alza e sta vicino a me, devo scendere a Porta Garibaldi e nel frattempo che aspettiamo la fermata una signora sudamericana che ha osservato la scena si avvicina a noi, apre il portafoglio e gli dà 20euro, il ragazzo non vuole. La signora gli parla in spagnolo e gli dice di tenerli che gli servono, e glieli mette in tasca mentre gli dice che c’è sempre qualcuno lassù che vede e provvede “el señor jesus te ve y te protege” e che lui oggi ha trovato me e benedice anche me “Senora, dios te bendiga…” Io sono imbarazzata, le sorrido senza rispondere, sto solo rifuggendo l’indifferenza verso una persona umana (e non sono quella che piange per gli ultimi solo via internet), penso anche che forse la signora ha provato la situazione di emarginazione di questo ragazzo e lei lo può veramente capire.

Scendiamo.

Lui mi segue come una pecorella, mi dice che non ha il biglietto e deve scavalcare. “No” gli dico, “non voglio che ti facciano storie. Stammi vicino e quando passo il biglietto usciamo insieme dal tornello”. Così facciamo. Entriamo al bar, vuole un succo di frutta “alla pesca, se c’è”, ordino per due al banco e gli faccio qualche domanda.

Comincio a domandare da dove viene (Sardegna) quanti anni ha (23!!!) perché è in quelle condizioni (sono 5 anni che sto fuori casa, ho perso i  documenti e non ho più i genitori, sono venuto a milano e vivo per strada dopo che in Sardegna i servizi sociali mi hanno lasciato solo) Anche se mi pare evidente che non abbia niente per cui stare allegro, gli chiedo perché oggi è in queste condizioni di morale basso (perché so che devo cambiare vita, non ce la faccio più e non so come devo fare, sto andando dalla mia ragazza, anche lei come me vive in strada, ma mi capisce e ho bisogno di stare in compagnia)

Mi sento improvvisamente bloccata, impotente, cosa si dice ad un ragazzo che ha questa montagna di problemi? Cosa devo e posso fare?così sui due piedi non lo so…maledizione, non lo so…

Glielo dico. Non so cosa posso fare per te, dimmi cosa posso fare, non so come comportarmi, non ti conosco, non sono una che fa raccomandazioni o dà consigli (“perché a sbagliare sono bravissima da me”. Cit.), e poi non so la tua storia, cosa vuoi tu e cosa sia meglio per te.

tu mi hai già aiutato prima, quando mi hai rivolto la parola e mi hai chiesto come stavo

Io non sapevo davvero cosa aggiungere. Cosa dire? Ho aggiunto solo qualche spicciolo nelle sue mani, gli ho detto solo. “Scusami se ti dico una cosa: non spararti questi soldi in qualche cosa che non va…comunque sia io non sono il tuo custode, e dopo che sono nelle tue mani, diventi tu responsabile di quello che farai con i pochi spiccioli miei e della signora sudamericana. In ogni caso abbi cura di te

non preoccuparti” mi ha detto, “tu non sai neppure quello che tu hai fatto oggi

L’ho abbracciato stretto, e mica ho sentito se puzzava… “ciao, comunque io mi chiamo Luca”, “ciao, Luca ”. Lui a destra e io a sinistra.

Alla fine ho preso il treno in orario e, mentre viaggiavo, ho pensato che in tutto ciò ho fatto un grande errore: non so dove ritrovarlo, perché davvero l’aiuto potevo darglielo informandomi presso quelle organizzazioni dove forse lui non pensa di poter arrivare. Avrei potuto chiedere dove bazzica di solito per portargli qualche informazione. Perché non mi è venuto in mente subito tutto questo? Perché ho sbagliato così grossolanamente?

Oggi ho parlato con una amica, mi ha mandato un sito che si occupa di assistenza e possibili soluzioni per persone senza dimora, instaurando possibili relazioni di fiducia.

Ho deciso che lo tengo in tasca e la prossima volta che incontro Luca, perché avrei voglia di cercarlo e, chissà magari di trovarlo, per vedere se riesco a rimediare al mio errore.

Cristo Senza Dimora - Scultura di Tim Schmalz

Cristo senza dimora – scultura di Tim Schmalz – Roma

Vilma (sbagliando s’impara)

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

Una Ricetta al mese 3

Zuppa di cavolo nero (1)

ZUPPA DI CAVOLO NERO

Mettete che vostra sorella vi regali una borsata di cavolo nero del suo orto e  mettete che vi piacciono le zuppe in modo sconsiderato.

A questo punto si può solo procedere con controllare se in frigo e in dispensa ci sono questi ingredienti (se non li avete, andate subito a fare la spesa) :

  • 500 cavolo nero – gr.250 fagioli cannellini lessati – 2 patate – 2 carote
  • 2 gambi di sedano – 1 cipolla – mezzo porro – 2 spicchi di aglio – un bicchiere di passata di pomodoro
  • Olio – sale – pepe – 1 dado vegetale – salvia e rosmarino

E siccome io ce l’ho:

  • Aggiungo anche un pizzico di sale aromatico

Preparate in casa anche del pane casareccio che farete diventare raffermo, oppure passatelo in forno a seccare come faccio sempre io.

COME FACCIO LA ZUPPA: Nella pentola con olio metto a soffriggere per 5 minuti le carote, patate, sedano, cipolla, aglio e carote tagliate a tocchetti

Aggiungo la passata di pomodoro, aromi, il dado e qualche cucchiaio di acqua. Continuo per altri 5 minuti la cottura senza brodo.

Quindi taglio il cavolo nero a strisce di un paio di centimetri, lo aggiungo in pentola unitamente ai fagioli (ne tengo da parte 2 cucchiai) e copro tutti gli ingredienti con abbondante acqua continuando la cottura lenta.

Dopo mezz’ora di cottura controllo la sapidità e aggiungo sale quanto basta. Continuo la cottura lenta, lenta, lenta…

Dopo un paio d’ore se il livello dell’acqua si è abbassato troppo ne aggiungo un bicchiere, aggiungo anche i fagioli che avevo tenuto da parte preventivamente ridotti in poltiglia e continuo a cuocere.

La zuppa DEVE STRACUOCERE, tanto che il cavolo dovrà essere alla fine tenero-tenero, quasi sfatto. Io ho lasciato cuocere tutto un pomeriggio, deve rimanere brodosa ma non troppo.

Alla fine mettete in una zuppiera il pane raffermo (o secco) e versateci sopra la zuppa. Dovrete fare 2 o 3 strati di pane e zuppa. Coprire con un coperchio e anche con un panno per tenere al caldo e lasciate ammollare almeno 5 minuti.

Servire nei piatti con olio crudo sopra e una spolverata di pepe nero fresco.

Zuppa di cavolo nero (3)

Vilma (…e si, son cavoli neri!)

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento

NON TUTTE LE CIAMBELLE…..

PREMESSA

Eppure gli ingredienti erano corretti e l’impasto era da manuale ma, come talvolta accade, non avevo controllato se la mia tortiera avesse “il buco” ….

————————————————————————————————————————————–

I piedi erano morbidi e curati da mesi, la testa era tutta un proiettarsi alla meta ma, come talvolta succede, non avrei mai pensato che un ginocchio dolorante (che non è IL ginocchio dolorante che ho curato lo scorso anno) non mi avrebbe dato la possibilità di arrivare a Compostela lasciandomi quindi con in mano la mia ciambella senza buco e anche mezza cruda.

Inizio della Plata - Siviglia

Abbiamo iniziato a Siviglia ed è andata così: ho dovuto smettere di percorrere la Via de La Plata dopo aver camminato per circa 300km (+ una 60ina coi mezzi) da Siviglia a Grimaldo con grande entusiasmo, arrivando a sera stanca e soddisfatta ad ogni tappa del cammino, nonostante il tempo avverso e tutte le criticità che ho incontrato in questi 15 giorni. Mancavano troppi chilometri per non considerare il fatto di essere d’intralcio a Sandro e che, comunque, non avrei goduto di quello che ero andata a fare: Camminare.

 

Nei giorni in cui ero sulla Via ho già raccontato agli amici più stretti il mio percorso su sentieri fangosi e sotto la pioggia quotidiana, i sentimenti che provavo in quei momenti e le ultime tappe percorse con autobus per non aggravare la situazione del ginocchio, perciò qui vorrei solo dare voce ad alcuni pensieri sparsi che riguardano i ricordi di persone e luoghi conosciuti durante questa esperienza.

Sentieri (2)

L’Estremadura innanzitutto, regione che ho percorso quasi interamente con le visioni infinite della campagna coltivata a pascolo, a ulivi, a vigneti, dove non avrei mai immaginato di spaziare con lo sguardo l’orizzonte fino a non vederne la fine. Talvolta essere presa dallo sgomento di percorrere quasi 30 km e vedere durante il percorso, sia sul lato destro che sinistro del sentiero, solo terra arata e vigneti, oppure solo coltivazioni di alberi di ulivo a perdita d’occhio.

20180305_12451920180316_095717Sentieri (4)

Merida e Caceres le due città patrimonio dell’Umanità che andrebbero visitate aldilà del cammino che, con le loro origini romane, mostrano quanto la popolazione spagnola e quella italiana siano imparentate strettamente.

Le Cicogne dell’Estremadura: i loro nidi si trovano dappertutto dove vi sia una torre, un campanile, un palo alto. Le cicogne estremegne non migrano, trovando l’ambiente favorevole tutto l’anno e fanno parte delle città quanto della campagna.

Le Tre Amiche Francesi: Annika, Mireille e Kathi. Le prime due di circa 70anni, la terza una 50ina. Sono le persone che abbiamo incontrato in quasi tutti gli Albergue a fine tappa e che incrociavamo durante i guadi o su una roccia a consumare il pasto non appena la pioggia smetteva di scendere. Compagne di pranzi condivisi a tavola dove io do un po’ di minestra a te, tu dai un bicchiere di vino a me o quel che c’è. Annika Donna indomita nel cammino che, arrivava provata dopo i chilometri della giornata ma che mi dimostrava che non serve essere giovani per farcela, quanto una buona dose di adattamento alle situazioni di scomodità o di fronte agli imprevisti. Sempre allegra, disponibile e con la voglia di avere una sigaretta fra le labbra dopo la doccia dell’arrivo.

IMG-20180309-WA0004

Annika che ha attraversato il guado

Sentieri e fango3 (2)Pierre: il gran camminatore, professore liceale di geografia in pensione. Uomo di buon senso, dotato di grande ironia. Ha smesso con me il cammino e lo stesso giorno abbiamo preso l’autobus per due direzioni diverse. Lui tornava in Francia nella regione dell’Armagnac, per stare vicino alla compagna che, attraversando un periodo di leggera depressione, aveva manifestato un disagio di solitudine senza di lui. Tornava a casa con l’intento di riprendere un altro cammino con la compagna verso il mese di Aprile, confidando in un tempo meteorologico più clemente.

20180310_091227

l’Hospitalera dell’Albergue di Villafranca di los Barros: Manuela che ci ha accolti nella sua ospitalità dove io e Sandro eravamo soli in una casetta a nostra disposizione e che ci ha portato la colazione per il mattino successivo, arrivando verso le 20,30 sotto un’acqua torrenziale fermandosi a parlare con noi del nostro cammino e un po’ della sua vita. Manuela di 63 anni, vedova da 23, con un figlio 42enne deficiente dalla nascita, una madre ultra novantenne con Alzheimer da curare e l’Albergue da mandare avanti, augurandosi l’arrivo di molti pellegrini per i prossimi mesi perché è un sostentamento economico importante per la sua famiglia. La sua vita raccontata in poche parole e anche con spirito, con un solo commento alla fine: “non credo di essermi meritata tutto questo, ma la vita è così”. Il rammarico quindi di non arrivare a Santiago dove (pensate!) le avevo promesso di abbracciare il Santo per lei. Spero lo riesca a fare Sandro.

20180316_091355

Franz il viennese: uomo tra i 65 e i 70 anni dai passi lenti, che arrivava con una media di due-tre ore dopo tutti ma che arrivava dappertutto. Aveva iniziato da Vienna a piedi, migliaia di chilometri nelle sue scarpe e una capacità di russare in modo tremendo tutta la notte. Persona piacevole nell’eloquio, quanto da schivare nella postazione letto vicina a lui per non avere la sicurezza della notte in bianco.

IMG-20180311-WA0014

Ed infine ricorderò con gratitudine tutte quelle persone provvidenziali che alla fine del mio viaggio mi hanno aiutato con naturalezza. Dal momento in cui al mattino ho preso la decisione che avrei dovuto tornare a casa, ho trovato supporto fin dalla fermata del bus che mi avrebbe portato a Plasencia, la città più vicina, e dove non sapevo con quali modalità e orari avrei raggiunto Madrid e l’aeroporto. Invece eccole lì che esistono le persone che aiutano, in barba a tutta la sfiducia di chi se ne sta in poltrona ad ascoltare in Tv solo le brutte notizie che inondano la nostra vita.

 

20180309_125935

Non so il suo nome, ma un signore di 77 anni (questo ce lo siamo detto) al quale ho chiesto se sapeva se alla fermata avrei trovato anche un autobus per Madrid, mi ha risposto “non si preoccupi, io sono di Madrid e 5-6 volte al mese vengo qui e ritorno quindi, appena scenderemo dal bus, venga con me che andiamo subito su quello che ci porterà in città e in 4 ore saremo a Madrid”.

E’ andata che, senza perdere tempo, sono arrivata alle 13,30 a Madrid, dopo essere partita alle 9 da Grimaldo. E dopo è stato tutto un chiedere e sentire la risposta “venga con me che vado da quella parte” e così è stato che sono riuscita in un batter d’occhio a salire su un treno verso l’aeroporto, a prendere il bus per andare al Terminal giusto e, arrivata in aeroporto alle 14,30 , sedermi in un angolo e prenotare un volo Ryan Air on-line dal cellulare; non riuscire a fare il check–in on line e trovare la persona gentile del desk check-in disponibile a farmelo (e non pagare quindi i 45€ che Ryan air vuole se non hai il modulo elettronico). Prendere l’aereo delle 21 e che, pazienza, se è partito alle 22,30 …. Lo ridico, ce l’ho fatta anche grazie a queste persone, in barba a tutti quelli che sono capaci solo di indignarsi per le brutte notizie barricandosi dietro l’idea che la gente è tutta stronza e cattiva.

Non è tutto qui, ci sarebbe molto altro, ma non si possono mai veramente descrivere i sentimenti e i pensieri fatti durante un cammino.

 

 

Sono a casa da ieri notte, sto moralmente benone e il ginocchio va meglio, il riposo e un po’ di ghiaccio sono la vera cura. Tornare a casa in modo imprevisto lasciando tutti non è stato facile ma l’animo è leggero anche se, naturalmente, persiste un po’ di rammarico per la mia ciambella riuscita senza buco.

Vilma (….)

Pubblicato in pensieri in libertà, Viaggi e Cammini | Lascia un commento

IL NOME DELLA ROSA

https://vilmavla5555.wordpress.com/il-nome-della-rosa/

rose rampicanti

Ieri ho pubblicato un nuovo articolo e, per sbaglio, l’ho inserito sulla sezione “pagine” che si trova sulla barra alta del blog.

Pigramente non ho voglia di trasferirlo qui nella sezione corretta quindi, se avete voglia di leggermi, potete cliccare sul link in alto prima della foto o scorrere la pagina in alto  e cliccare direttamente sul nome di questo articolo che compare sulla barra nera-

fate vobis, buona giornata a tutti

Vilma – ciao

Pubblicato in pensieri in libertà | Lascia un commento